Eleggere più donne in Parlamento non è una garanzia automatica di leggi per l’uguaglianza di genere. C’è differenza tra le proposte delle parlamentari nate in contesti più conservatori e quelle delle colleghe cresciute in ambienti più progressisti.

Rappresentanza numerica e rappresentanza sostanziale

La presenza femminile in politica è aumentata in quasi tutti i paesi. Oggi le donne rappresentano circa il 27 per cento dei parlamentari nelle camere uniche o basse, contro l’11 per cento del 1995. La parità è però lontana: secondo il Global Gender Gap Report, al ritmo attuale serviranno oltre centocinquant’anni per colmare il divario nella rappresentanza politica globale.

In Italia, le deputate oggi superano di poco il 33 per cento, in lieve calo rispetto alla precedente legislatura (36,8 per cento).

La rappresentanza “numerica”, ossia la presenza delle donne nelle istituzioni, non coincide necessariamente con quella “sostanziale”, cioè la capacità di rappresentare, dar voce e portare all’attenzione politica le questioni che riguardano la loro posizione economica e sociale. Mentre alcuni studi mostrano che il genere dei rappresentanti influenza le priorità legislative, altri non rilevano effetti sistematici.

In un recente studio analizziamo le proposte di legge firmate alla Camera tra il 1987 e il 2022 (legislature X-XVIII). Le classifichiamo per area tematica tramite un algoritmo di analisi testuale. Nella categoria “temi di genere” rientrano proposte inerenti a diritti e condizione delle donne, come maternità e congedi parentali, parità di accesso alle cariche elettive, imprenditoria femminile, violenza di genere e diritti riproduttivi.

La figura 1 mostra che le deputate sono sovra-rappresentate tra i firmatari di queste proposte: pur essendo meno del 20 per cento dei deputati nel periodo considerato, appongono quasi il 40 per cento delle firme. Infatti, gli uomini presentano in media 2,4 proposte per legislatura su questi temi, contro 6,5 per le donne.

Figura 1 – Percentuale di firme di deputate alle proposte di legge, per area tematica

Nota: La figura riporta, per ciascuna area tematica, la percentuale di firme apposte da deputate sul totale delle firme apposte alle proposte di legge presentate nel periodo 1987-2022.

Tuttavia, tra le deputate l’impegno varia molto: alcune non firmano alcuna proposta su questi temi, altre più di cinquanta. Tra gli uomini, invece, sia il numero medio di firme sia il grado di variabilità sono nettamente inferiori. Una possibile spiegazione riguarda il contesto culturale di provenienza.

Misurare le norme di genere a livello locale

Per norme di genere intendiamo l’insieme di aspettative sociali sui ruoli considerati appropriati per uomini e donne, ad esempio rispetto a lavoro e famiglia. Tali norme influenzano opportunità economiche e scelte familiari delle donne. Ma incidono anche sulle priorità politiche?

Tramite la Marketing API di Facebook, costruiamo un indicatore comunale delle norme di genere (Gender Norms Index). Con una copertura in Italia di oltre il 75 per cento della popolazione (febbraio 2026), Facebook consente di osservare in forma aggregata la diffusione locale di interessi legati a temi di genere, come maternità, divorzio o aborto. I dati catturano non solo le interazioni degli utenti sulla piattaforma, ma anche la loro attività su siti esterni con link al social network.

Poiché il singolo interesse non basta a classificare un territorio come più tradizionale o egualitario, mettiamo in relazione la diffusione degli interessi con i risultati di sondaggi regionali sulle opinioni verso i ruoli di genere: stimiamo un modello che identifica quali combinazioni di interessi caratterizzano regioni con orientamenti più tradizionali o più egualitari, e lo usiamo poi per sintetizzare i dati sugli interessi a livello comunale.

La figura 2 riporta la distribuzione dell’indice nei comuni italiani: colori più scuri indicano norme di genere più tradizionali, colori più chiari norme più egualitarie. Oltre al divario tra Nord e Sud, emerge ampia eterogeneità anche tra comuni vicini.

Figura 2 – Mappa delle norme di genere nei comuni italiani

Nota: La figura mostra il Gender Norms Index nei comuni italiani, costruito su dati aggregati raccolti tramite la Marketing API di Facebook. I colori più scuri indicano comuni con norme di genere più tradizionali, quelli più chiari comuni con norme più egualitarie. Le linee nere delimitano le regioni italiane; le linee grigie i Sistemi locali del lavoro.

L’ambiente culturale di provenienza influenza cosa si propone

Grazie alla granularità del nostro indice, colleghiamo le norme di genere del comune di nascita dei deputati alla loro attività legislativa: confrontiamo parlamentari con caratteristiche simili ed eletti nello stesso partito e collegio ma nati in ambienti culturali diversi, così da isolare il ruolo delle norme da quello delle preferenze degli elettori o delle linee di partito.

Le deputate nate nei comuni più conservatori propongono in media circa una legge in meno per legislatura sui temi di genere rispetto alle colleghe nate in contesti più progressisti. Si tratta di una riduzione pari a circa il 15 per cento rispetto alla media delle donne. Per gli uomini, invece, le norme del luogo d’origine non spiegano in maniera sistematica il loro (inferiore) coinvolgimento su questi temi. Non emerge inoltre alcun impatto significativo delle norme di origine sull’attività legislativa delle deputate in altri ambiti (figura 3).

Figura 3 – Effetto delle norme di genere sulle proposte di legge firmate dalle deputate, per area tematica

Nota: Ciascun punto rappresenta il coefficiente standardizzato associato all’interazione tra essere donna e provenire da un comune con norme di genere relativamente conservatrici, stimato separatamente per ciascuna area tematica. Valori negativi indicano che le deputate nate in comuni con norme più tradizionali propongono meno leggi in quell’ambito rispetto alle colleghe nate in contesti più progressisti. I cerchi blu indicano effetti non statisticamente significativi (p-value≥10 per cento), mentre i triangoli arancioni indicano effetti significativi al 5 per cento (p-value<5 per cento). Il modello include le caratteristiche individuali e del comune di nascita, nonché effetti fissi del partito e del collegio elettorale all’interno di ciascuna legislatura.

Risultati analoghi emergono anche analizzando le votazioni sulle leggi in materia di parità, sebbene siano relativamente poche e influenzate dalla disciplina di partito.

L’evidenza suggerisce che cultura e norme di genere non influenzano solo la sfera privata. Entrano anche nelle istituzioni e orientano le priorità politiche. Aumentare la presenza femminile è fondamentale per ampliare lo spettro delle istanze rappresentate nelle istituzioni. Allo stesso tempo, se le norme di genere restano diseguali sul territorio, anche l’impegno per l’uguaglianza rischia di esserlo.

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