Il monitoraggio sui Lea rimanda risultati rassicuranti: quasi tutte le regioni garantiscono i livelli minimi di assistenza ai cittadini. Ma il sistema non le incentiva a migliorare progressivamente i propri standard. E i divari territoriali restano intatti.
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L’obesità, il fumo e la sedentarietà non sono solo un problema di salute pubblica. Sono una voce di bilancio, un aspetto che l’Italia continua a ignorare e che costa a ciascuno di noi più di quanto pensiamo. Una seria prevenzione è l’unica soluzione.
La riforma della sanità territoriale è tanto più urgente alla luce del contenzioso sul pagamento delle rette Rsa di pazienti gravemente non autosufficienti. Il rischio è creare un sistema diverso per ogni regione o comune. Quindi profondamente diseguale.
Fenomeni come il ghosting e l’ostracismo digitale richiedono risposte che vadano oltre il piano individuale. La scuola, le famiglie e le istituzioni hanno tutte un proprio ruolo da svolgere per promuovere un uso consapevole e regolato delle piattaforme.
Tra i lavoratori europei aumenta l’ansia, mentre è stabile il rischio di depressione. La salute mentale di chi lavora non riguarda solto il benessere individuale, ma ha ricadute economiche concrete. Tanto più con l’invecchiamento della popolazione.
Il ministro Schillaci ha fatto marcia indietro sulla riforma della medicina generale. Dietro l’alzata di scudi dei sindacati dei medici si intravede la difesa di uno status quo che mette a rischio non solo le Case della comunità, ma il futuro dello stesso Ssn.
Alla prevenzione è riservata solo una piccola parte della spesa sanitaria pubblica, mentre l’80 per cento è assorbito dalle malattie croniche, che in larga parte si possono prevenire. Ma la politica sanitaria continua a scegliere la spesa d’emergenza.
Se non si riesce ad aumentare significativamente il numero di infermieri, qualsiasi incremento di spesa per il Ssn rischia di essere inefficace. Perché la vera riforma della sanità italiana passa anche dalla formazione di professionisti qualificati
L’Ema ha autorizzato due anticorpi monoclonali contro l’Alzheimer. Ma i dati disponibili su efficacia e sicurezza destano perplessità. E aprono domande sull’introduzione nel Ssn, sull’eventuale prezzo e sulle informazioni da dare a pazienti e caregiver.