La Bce lavora all’introduzione dell’euro digitale. Seppure molto diversa, l’iniziativa richiama il Chicago Plan nato come risposta alla Grande Depressione. Non un progetto contro le banche, ma un nuovo equilibrio tra iniziativa privata e moneta pubblica.
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Le regole di bilancio europee si basano ora sui piani fiscali di medio periodo e sulle traiettorie della spesa netta dei paesi. Ma come si distingue la parte del disavanzo dovuta alle decisioni del governo da quella prodotta dalla congiuntura economica?
L’Unione europea ha fornito ingenti risorse all’Ucraina nella guerra con la Russia. Ma quel sostegno non si è tradotto in una politica e in un bilancio comune della difesa. Una speranza arriva dal gruppo dei “volenterosi”. L’Italia però non ne fa parte.
Gli eurobond sarebbero un vantaggio sotto diversi punti di vista, ma l’opposizione degli stati frugali ne ha finora limitato l’adozione. Mentre qualcosa si muove su quel fronte, arriva l’idea spagnola di coinvolgere solo i “paesi volenterosi”.
La Commissione europea ha aderito a Pax Silica, l’accordo voluto dagli Usa su chip e IA. Nessun media ha dato notizia della lunga discussione tra i governi della Ue. E l’opinione pubblica europea ha scoperto un’alleanza tecnologica strategica a cose fatte.
L’euro digitale fa un passo avanti decisivo al Parlamento europeo, ma il percorso della sua introduzione è ancora lungo, anche per le resistenze del settore bancario. Sarà disponibile se tutto va bene nel 2029. Intanto il mercato lavora alle alternative.
La proposta di Raffaele Fitto sui fondi di coesione ha suscitato proteste. Ma delinea un’opzione strategica di medio-lungo periodo, più che essere una misura emergenziale. Sembra infatti ridefinire le priorità verso cui orientare le risorse disponibili.