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SE I TRE GRANDI RISPARMIATORI DELL’ASIA SI PARLANO

Con molta discrezione, i primi ministri della Cina, del Giappone e della Corea del Sud si sono riuniti a Fukuoka a parlare della crisi.
E’ una notizia passata un po’ inosservata sui media europei. Ma è una notizia, dato che, fino a ieri, i tre paesi erano come il cane e il gatto, veri e propri nemici storici.
Oggi invece cinesi, giapponesi e coreani hanno scoperto di avere almeno una cosa in comune: un’alta propensione al risparmio. Qualcosa che li ha indotti a mettere da parte i loro litigi passati. Risparmiare una frazione elevata del proprio reddito è oggi una virtù rara, in un mondo in cui tutto il risparmio è stato bruciato dalla crisi dei mutui.
Cosa si saranno detti cinesi, coreani e giapponesi nel meeting?
Poche cose semplici, probabilmente.

  • Prima di tutto, che gli americani hanno bisogno di soldi per salvare il loro capitalismo
  • Secondo, che gli europei litigano e fanno pace ma alla fine non possono garantire un loro contributo alla stabilità economica mondiale
  • Terzo, che – messi insieme – i tre paesi asiatici producono il 22% del Pil mondiale, più degli Usa e più dell’Europa. E che quindi stavolta, saranno loro, gli asiatici risparmiatori, a salvare il mondo dalla crisi

Se sarà così, prepariamoci: non lo faranno certo gratuitamente.

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RISPARMI CHE MIGLIORANO LA GIUSTIZIA

  1. Giovanni, Spi Veneto

    Sappiamo che sia già in loro possesso una buona parte delle obbligazioni che Europa (certamente Italia) e Stati Uniti hanno emesso per finanziarsi (sia nelle esigenze interne che nelle politiche militari e non, di espansione) per cui il summit citato dei tre giganti asiatici non deve essere visto come un ipotetico domani ma un oggi al quale offrire e richiedere attenzione, rispetto, regole globali di collaborazione. Secondo me, lo si voglia o meno, è la "cartina di tornasole" per tutti d’ora in poi.

  2. Massimo GIANNINI

    Credo che se iniziano a parlarsi e cooperare son dolori. Se poi dovessero decidere di non investire più, o investire meno, sul dollaro c’è da aspettarsi qualche movimento tellurico sui mercati.

  3. Paolo Voltini

    Appunto "prepariamoci". Che si tamponi la falla, affinchè l’imbarcazione rimanga a galla. Contemporaneamente, e non c’è "coperta corta" che tenga, si modifichi opportunamente "la chiglia,l ‘albero maestro, le vele". Si "ripulisca la bussola" per definire limpidamente la meta, in un’inevitabile, ovvia, diversa navigazione. Fondamentale, appunto, è prepararsi ricordando che: "Nessun vento è favorevole per chi non sà dove vuole andare".

  4. vincesc

    Ne consegue che, da questa crisi economica, una cosa buona è nata: tre stati politicamente ed idealmente ostili si sono parlati.

  5. Bruno Cipolla

    I tre paesi asiatici hanno una enorme esposizione al dollaro (titoli di stato USA), dal quale inoltre dipendono per moltissime esportazioni. Il dollaro scenderà molto, per i bassi (zero) tassi di interesse, per l’interesse USA alla sua svalutazione, per potenziare le esportazioni e per un generale declino di immagine e di potenza economica degli USA. Quale via d’uscita per i tre paesi? Mi sembra doveroso che ne parlino.

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