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Autore: Massimiliano Bratti

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Professore Ordinario di Economia Politica presso il Dipartimento di Economia Management e Metodi Quantitativi (DEMM) dell’Università degli Studi di Milano. Si occupa prevalentemente di ricerca empirica su temi di economia del lavoro, economia dell’istruzione, economia della popolazione ed economia sanitaria, con particolare riguardo alla valutazione delle politiche. Nel 2016-2018 ha svolto funzioni di Grant Holder presso il Competence Centre on Microeconomic Evaluation (CC-ME) della Commissione Europea fornendo supporto alla valutazione delle politiche pubbliche. E’ attualmente research fellow dei network Institute of Labor Economics (IZA), Global Labor Organization (GLO) e Centro Studi Luca d’Agliano (LdA). Ha ottenuto un Ph.D. in Economics all'Università degli Studi di Ancona e un Ph.D. in Economics alla University of Warwick.

Classifiche dettate dal contesto

Il Quaderno bianco sulla Scuola, pubblicato a cura del ministero della Pubblica istruzione e del ministero dellÂ’Economia e delle Finanze, avanza una serie di proposte per il miglioramento della qualità della scuola italiana, definita come “il settore che farà la differenza fra ripresa o stagnazione della mobilità sociale e della produttività” nel nostro paese.

La mobilità sociale resta al palo

I dati mostrano che la cosiddetta riforma del “3+2” ha avuto un effetto di “democratizzazione” dell’entrata all’università, ma non dell’uscita. Nelle facoltà sono aumentati del 9 per cento gli iscritti i cui genitori non hanno una laurea, tuttavia non è cresciuto il numero di laureati che proviene da tali famiglie. Sale infatti il tasso di abbandono. Passato per gli studenti con padre e madre meno istruiti dal 10,5 del 1998 al 12,3 del 2001. E se non si riduce il differenziale nei tassi di abbandono, non può esserci crescita della mobilità sociale.

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