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Autore: Maurizio Maggini Pagina 4 di 5

LA VELTRONOMICS

Nell’eterno suo letargo
si rivolta John Maynardo
e con lui pure Pareto,
nell’udir che l’alfabeto.

della scienza economìca
lo declama, e non fatica,
il novello suo cultore,
Veltro assolo corridore.

Sul lavoro e il capitale
ne discorre senza eguale,
di sviluppo assai discetta,
ha pel debito ricetta.

Caro Tito e caro Ichino
ei vi mette all’angolino,
che a precari e inoccupati
ed a quei già pensionati,

oltre a tutti i dipendenti
ed ancora agli incapienti,
pure ai molti fannulloni,
saran dati dei soldoni.

Giù le tasse, su il salario,
di più in tasca il numerario,
ed i prezzi del fornaio,
come pur del macellaio,

scenderanno giù in picchiata,
con la frutta e l’insalata,
mentre canoni ed accise
presto assai verran recise!

Poi le case popolari
ed i treni ai pendolari
ed alfine andremo a Scilla:
guida rapida e tranquilla!

Da Milan s’alza una Voce,
chiede scusa se un po’ nuoce,
butta lì un sfumatura,
"e alle spese copertura??"

Mah!? Nella fretta di partenza,
con la verde diligenza,
le valigie delle entrate
qualcheduno le ha scordate.

 

IL DECLINO

Il governo, dal balcone,
guarda in alto lo stellone,
che non splende e giù declina
verso ormai una brutta china,

per cui pensa, qui non duro,
il domani è alquanto scuro,
non si solve alcun problema,
e depresso è pur D’Alema.

Anzi, aggiunge Bertinotti,
è fallito, ha gli ossi rotti,
il governo del buon Prodi
che promise un gran bengodi,

ma poi il conto ha presentato
che di tasse s’è impinguato.
Van crescendo le bollette,
sta la gente nelle strette,

nel provare, con gran lena,
di coprire pranzo e cena,
che se il mutuo caro è assai,
la benzina più che mai.

Sono i giovani delusi
e gli adulti han tristi i musi,
i precari penitenti
gli statali inefficienti.

I rifiuti dei Campani
han raggiunto i primi piani,
c’è la casta prepotente,
la ricerca inconcludente,

quanto a scuole, le italiane,
vengon dietro a quelle afgane.
Ospedali fatiscenti,
centri urbani più scadenti,

l’Alitalia dice oui
e il declin decolla qui.
Ma se mal stan gli Italiani
il rimedio lo ha Bersani:

vai alla Cooppe più vicina,
dove  scontan l’Aspirina.
Vuoi veder che lo stellone,
farà luce ….al Berluscone!?

LA DECLINA COMMEDIA (DANTE)

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai sotto l’Unione oscura
che del governo la via s’era smarrita.
Ah quanto a dir qual’era è cosa dura

di questo esausto e smorto ministero,
che nel pensier rinnova la paura,
sicché son sconfortato e mi dispero
e del mio mal il Prodi non si cura.

Ma della pena al cominciar dell’erta
m’apparve una lonza leggiera e presta molto,
che la crescita del Pil rendea deserta
e del Tomaso avea ridente il volto.

Poi alla vista si pose un lione
di bianca testa e con rabbiosa fame.
Visco ha per nome, non conosce ragione
e sbrana chi per lavoro si spella le mane.

Seguia una lupa che ha lauta calvizie,
copre un lenzuolo sua grigia magrezza,
speziali e tassisti  vuol del suo pasto primizie,
liberalizza, con  vuota scaltrezza.

Ora per me si va nella città dolente
per me si va ne l’etterna tassazione,
per me si va tra’l perduto contribuente:
lasciate ogni speranza o voi d’esta nazione.

Qui sospiri, pianti ed alti guai
suonan per l’aere senza più condoni
ond’io da tempo ognor ne lacrimai,
oh Prodi perché tu di me abbandoni?

Ma ecco verso noi venir per nave
un veltro roseo non di primo pelo,
gridando "Guai a voi anime prave
non isperate mai veder lo cielo,

i’ vengo per menarvi ad altro litorale,
anime che siete lasse e nude,
dove a seguir nuova tenzone elettorale
verrete a sottostar ben altre tasse crude.

Oh Beatrice dai rossi capelli
accorri, salvami… anche dal Rutelli!

L’AUMENTO DEI PREZZI

Il governo precedente
ebbe un serio mal di dente,
ché ai listini dell’aumento
non riuscì il contenimento

e i controlli fé mancare
a chi andava a comperare
e alla quarta settimana
si trovava senza  grana.

Ora qui l’ovvia questione
vado a porre a questa Unione,
che oramai da molti mesi
quei problemi se li è presi.

Se aumentata è la minestra
ancor colpa è della destra?
Come pur di pane e crusca
sta crescendoli il Berlusca?

Le tariffe vanno a stelle
sempre il torto è CidieLle?
Ci son strappi nel lenzuolo
del Bersani ragazzuolo,

ma se il super sfora i conti
non c’è dubbio, il reo è Tremonti.
Pure è colpa d’Alemanno
se il carciofo, dopo un anno,

sta sul  banco del mercato
sempre a un prezzo decuplato
sul spettante al zappatore?
Ma su fatemi il favore!

Questi aumenti, una foresta,
mi hanno indotto il mal di testa,
ho bisogno  di aspirina,
ma non è la Coop vicina
…e più spendo, di benzina!

Te la do io la Finanziaria!

Ecco qui la finanziaria
ben nutrita e alquanto varia.
E’ la strenna all’Italiana,
l’ha calata una befana

che ha il volto del Romano
e sedur la vuol Giordano.
Nella calza c’è il carbone
per il birbo Berluscone

e c’è pure qualche coccio
di Tommaso, pel bamboccio.
Il Bersani ragazzuolo
di dolciumi ne ha un lenzuolo,

ma però il consumatore
non ne assaggia alcun sapore.
E il regalo per Damiano?
Chi lavora, mai usurato,
sarà presto pensionato.

Quanto a Barbara e alla Rosi
non ci son doni costosi,
anzi nulla per davvero,
a che serve il Ministero?

Ma pei miti cittadini
degli omaggi o dei o-maggini?
Sì, l’aumento del biglietto
pel trasporto in vagon letto,

e pur anco al pendolare
che assai presto deve alzare,
che se poi apre la luce
e il caffè sul gas induce,

si ritrova le bollette
a salir tra il cinque e il sette,
mentre aumenta il tramezzino
e lo multa, il vigilino.

E per me contribuente
c’è un sollievo oppure niente?
Tu le tasse le hai pagate,
sono belle, l’ho aumentate,

dice Visco corrucciato
che va quindi ringraziato,
da chi scrive un po’ inc…..to.

La concorrenza

Il Bersan libertadore,
che "sviluppa" con furore,
si ritrova nel lenzuolo
un bel buco e non è il solo.

I lenzoli si son rotti
li ha strappati il sor Caprotti,
e spiegato lo ha pei calvi
un cotal Geminello Alvi.

Sul "vantaggio" delle Cooppe
no, non basta metter toppe,
che chi chiede concorrenza,
poi le rosse lascia senza

e per dargli una spintina
mette al banco l’Aspirina.
Tutti paghino le tasse:
ma perché le Coop più basse?

E se vuolsi aprir bottega,
la Sinistra l’Esse lega
e a Livorno ed in Romagna
fa poi posto alla Coompagna!

A me sembra, oh Pier Luigi,
che di notte non son bigi
tutti i gatti del mercato,
che qualcuno è più arrossato

ed agli altri concorrenti
mostra l’unghie e pure i denti,
e il suo scopo del sociale
è riempire lo scaffale.

Oh compagno de’ miei anni verdi
dove sei andato, dove ti perdi?
Ti preferivo con falce e martello;
or solo pensi a colmare il carrello!

Di doman non c’è certezza (Lorenzo de’ Medici)

Quanto fa l’Union tristezza,
il suo tempo fugge via,
se vuol essere lieta sia,
di doman non ha certezza.

Quest’è Veltro e questa è Rosi,
belli, l’un dell’altra ardenti,
nel PiDi staran focosi,
sorridendo, a stretti denti.

Ballan ninfe e satiretti,
Livie, Anne, Franceschetti,
Bersanbacco suona il zufolo alla Cooppe,
è vestito col lenzuolo tutto toppe:

chi vuol esser lieto sia,
di doman non han certezza.
Schiopa va presso a costoro,
ciò che fa crea lo sgomento

e che giova aver tesoro
s’Epifano è poi scontento?
Questa soma che vien drieto
sopra l’asino è Prodeno

così fiacco è spento e ameno,
pien d’acciacchi e d’anni pieno,
ride e gode tuttavia,
chi vuol essere lieto sia.

Questa Unione non risana,
il suo Pil a stento sale,
la ripresa s’allontana,
ma c’è tregua…per il deficit statale.

Han bruciato il tesoretto,
l’Alitala è un fallimento,
le riforme nel cassetto,
alla barca falla barra e manca vento.

Non dan scampo i prezzi cari,
le viscose tassazioni;
chi si affanna pei precari,
chi licenzia i fannulloni?

Ma l’Unione, che bellezza,
al più presto vola via,
di domani è la certezza,
chi vuol esser lieto sia.

Il consiglio (la politica paga, ma costa)

Caro babbo, disse il figlio,
io ti chiedo qui un consiglio
per le scelte del domani,
che finii di dare esami

e firmato m’ha il rettore
l’attestato di dottore:
ha la targa del Bocconi,
mi darà soddisfazioni!

Vorrei dunque con decoro
farmi strada nel lavoro:
forse quello del bancario,
buon stipendio e dolce orario,

oppur fare il fiscalista
o magari il marketista.
Anche c’è nei miei pensieri,
d’imitar Tito Boeri,

lui d’esempio non mi è solo,
che c’è anche il Miche Polo.
E se fossi consulente
o in carriera presso un ente!?

Ora il babbo inarcò il ciglio
e poi disse: caro figlio,
tu a parlar sei più che lesto
e sai già qual è il contesto.

Sempre pronto alla battuta
hai la mente aperta e acuta,
dunque scegli ciò che aggrada,
ma al mio dire adesso bada

e ritieniti avvertito
d’ adocchiare un buon partito.
Prima scala il comunale
o il consiglio provinciale,

di politica cultore
trova un posto d’assessore,
se poi, infin sei fortunato
tu puoi fare il deputato

e passato qualche mese
le pensioni son comprese.
Dammi retta, non tardare
vatti tosto a tesserare.

Via dei Malcontenti

A Firenze, in Santa Croce,
va spargendosi la voce
che là in via de’ Malcontenti,
sono pochi i residenti,

ma da giorni è radunata
molta gente assai imbronciata:
non ha freddo dell’inverno,
ma è gelata col governo.

Prima giunsero i tassisti
a seguire i farmacisti,
ed ancor gli odontoiatri,
pur gli agronomi e avvocati.

Dalla pompa, sopraggiunti,
i gestori un poco unti,
han le lacrime sul viso,
il lenzuolo è tutto intriso.

Giunse pure il pensionato,
cui fu il sangue prelevato:
quando il ticket gli fu noto
mai più – disse – avrete il voto!

Poi ci sono i dipendenti,
cui promisero gli aumenti,
ma che han visto il cedolino
non alzarsi di un ventino.

E c’é anche il clericale
perché il sacro coniugale
ora è tutto contraffatto
dacché i Dico hanno misfatto.

Il barbiere è assai adirato
col ministro che fa festa,
buon per lui ch’è un po’ pelato
sennò lavagli la testa!

Va la folla più ingrossando,
e la voce sta innalzando,
tutti in faccia sono bigi,
ma li sente il Pala Chigi??

Ora questi Malcontenti,
dei lor voti penitenti,
sono troppi e van spostati
…. al piazzal degli Arrabbiati!

Il conclave di Caserta

Nella reggia di Caserta
si è tenuto il gran conclave.
Ci son tutti lì in trasferta,
e ciascun, con la sua chiave,

auto blù, va in seminario,
non però come un gregario,
anzi alquanto mal disposto
che a officiar sia tal prevosto.

L’omelia di don Romano
ha promesso salvazione
al destin d’ogni italiano
se è Lui il papa, dell’Unione.

Mentre s’alza odor d’incenso,
“che l’imposta la si paghi!”,
don Tommaso dà l’assenso,
benedice pure Draghi.

Le pensioni (non adesso!) a frà Damiano,
prete Pietro, sarà burbero guardiano,
le indulgenze ed i perdoni
al prior di Ceppaloni.

Ai fideli è sempre aperto
il prelato Diliberto,
Pecoraro? Il pastore nell’ovile.
Mussi? Un master, della scienza vescovile.

Abbé Marco è in trasmissione,
Rosy in pacse fa orazione,
poi c’è Alem visitatore
e Giordano monsignore.

Madre Livia gran badessa,
pio Rutel seminarista,
pa’ Bersani dice messa,
per il clero riformista (… c’è davvero??).

Alla fine del concilio
vanno dritti, in visibilio,
senza svolta, all’oratorio,
mentre Silvio… è in Purgatorio!

Non si sfasa, c’è la manna:
sale al ciel laude ed osanna.
(se qualcuno fu scordato mi perdoni il buon curato!)

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