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TELECOM ITALIA IN UN MERCATO CHE CAMBIA

In questi anni l’evoluzione delle tecnologie e del mercato è stata notevole e Telecom Italia si trova ora in una situazione non semplice. Auspicabile una separazione strutturale della rete, con quotazione della nuova società e partecipazione o sostegno finanziario anche di soggetti pubblici. E’ l’unica soluzione per garantire lo sviluppo di un mercato aperto e competitivo e il reperimento delle risorse finanziarie private e pubbliche in grado di sostenere gli investimenti infrastrutturali necessari allo sviluppo della rete. Serve però un forte impegno su regolazione e controllo.

IDENTIKIT DEL DEPUTATO

Qual è il profilo degli eletti della XVI legislatura? Alla Camera ci sono più donne: il 22 per cento contro il 17 per cento della precedente. Nel Pd arrivano al 30 per cento. L’età media scende a 50 anni, cresce in particolare la quota degli under 40, grazie soprattutto agli eletti della Lega. Relativamente stabile la composizione della Camera per titolo di studio grazie ad un effetto di composizione dei nuovi entranti.

TRE SFIDE PER LA NUOVA MAGGIORANZA

C’è un netto vincitore in queste elezioni. Ha saputo, meglio di altri, interpretare ansie diffuse sul territorio, soprattutto al di fuori dei grandi centri urbani. Per rispondere alle aspettative dei propri elettori dovrà per forza di cose rimuovere i vincoli che da ormai vent’anni rallentano la crescita del nostro paese. Auguriamoci tutti che ci riesca, completando anche l’opera di risanamento dei conti pubblici, indispensabile perché la turbolenza nei mercati finanziari non ci penalizzi. Ci vogliono circa due punti in meno nel rapporto fra spesa pubblica e Pil. Federalismo fiscale, legge elettorale e recupero dell’evasione fiscale sono le tre sfide più impegnative del primo anno.

COOPERAZIONE, PERCHÉ ROMA NON SI IMPEGNA

I dati della Finanziaria 2008 confermano lo scarso impegno del governo italiano nel campo della cooperazione allo sviluppo. Per capire le ragioni del mancato raggiungimento degli impegni presi a livello internazionale, è necessario andare oltre spiegazioni semplicistiche. Due studi usano analisi econometriche per analizzare i fattori che potrebbero influenzare lo scarso sforzo italiano. Fattori strutturali, istituzionali e macroeconomici non sembrano spiegare il gap che esiste tra Italia e altri paesi Ocse. Forse la risposta è legata alla debolezza relativa delle nostre istituzioni democratiche?

IL PAESE DEI MICRO-COMUNI

Siamo i soli in Europa ad aumentare organismi comunali e provinciali anziché ridurli di numero, e di costo. Le province, accusate da decenni di pratica inutilità, sono balzate da una novantina a oltre cento. I comuni, che nel 1951 erano 7.810, mezzo secolo più tardi risultano 8.101. Ma la riorganizzazione della rete comunale è un compito storico, sul quale le nostre Regioni dovrebbero cominciare a lavorare con la solerte attenzione, per esempio, dei Laender tedeschi. Ma chi avrà il coraggio di affrontare il radicatissimo municipalismo italiano?

VOTO DI PROTESTA E LEGGENDE METROPOLITANE

Circolano molte voci, soprattutto sul web, sull’espressione del voto di protesta e sulle sue conseguenze nella ripartizione dei seggi. Facciamo chiarezza. Il voto nullo, il “voto in bianco”, la mancata consegna della scheda o il suo mancato ritiro, nonché l’astensione hanno esattamente lo stesso peso nella determinazione dei seggi spettanti a ciascuna lista: nessuno. E nessun presidente o segretario di seggio potrà mai verbalizzare una espressione di voto, qualunque essa sia.

 

 

ENERGIA E AMBIENTE

Nel capitolo dell’energia e dell’ambiente i programmi elettorali di Popolo della libertà (Pdl), Partito democratico (Pd), Sinistra Arcobaleno (Sa), Unione di centro (Udc), Italia dei valori (Idv), La Destra-Fiamma tricolore non sembrano essere caratterizzati da differenze significative. Le indicazioni di Idv e de La Destra sono estremamente sintetiche, mentre il Parlamento del Nord non sembra prendere in considerazione queste problematiche.
Il novero delle proposte in tema di fonti energetiche, mercati dell’energia, salvaguardia del clima, rifiuti è più o meno lo stesso, anche se spesso una formazione politica su singoli punti si diparte dal gruppo delle altre.Èbene comunque ricordare che per tutti i partiti si tratta sempre e solo di promesse, le quali, in questo ambito , tendono più spesso che no a rimanere tali da una legislatura all’altra.
Tutti i partiti si dicono a favore del ricorso allo sviluppo delle fonti rinnovabili: il solare viene particolarmente enfatizzato. Promozione di efficienza e risparmio energetico sono un altro elemento cardine delle strategie che i vari partiti hanno in mente.

PARTITO DEMOCRATICO

Il Pd propone un piano per realizzare in dieci anni la trasformazione delle fonti principali di riscaldamento degli edifici privati e pubblici. Inoltre propone di rendere permanenti gli incentivi fiscali previsti dalla Finanziaria 2008. Favorevole allo sviluppo del nucleare di ultima generazione. Il carbone pulito è una fonte menzionata nell’ambito di un generale proposito di sviluppo di tecnologie energetiche che prevedano la cattura e il sequestro dell’anidride carbonica, nonché – interessante – dell’idrogeno.
Riconosce la necessità di procedere sulla strada dei rigassificatori. Più in generale, il Pd si sofferma molto sul gas naturale, sia per l’aspetto tecnologico (trasporto, stoccaggio) che di mercato (borsa del gas, Italia hub della rete europea del gas).
Ritiene desiderabile la microgenerazione.
Favorevole agli inceneritori, chiamati pudicamente termovalirizzatori. Anche ad essi il Pd sembra riferirsi quando parla di sviluppare impianti per il trattamento dei rifiuti.
Il Pd proclama l’obiettivo di minimizzare il consumo di suolo vergine – la green land – e di riqualificare le aree già costruite – le brown lands. Dichiara poi urgente un piano di riqualificazione delle periferie.
Il Pd elabora un’articolata proposta per battere l’“ambientalismo che cavalca ogni Nimby”, che passa per la presentazione pubblica – anche sul web – dei progetti infrastrutturali, per la discussione, l’ascolto e la rielaborazione per tenere conto delle osservazioni, ma alla fine arriva alla definitiva fase decisionale.
Propone una strategia generale nella scelta degli strumenti di politica energetico-ambientale nella direzione della “sperimentazione di particolari incentivi di mercato”: da tariffe variabili di smaltimento dei rifiuti in base alla partecipazione o meno alla raccolta differenziata, a tasse di possesso automobilistiche legate alle emissioni, fino alla “previsione di una carbon tax che penalizzi processi particolarmente energivori”. Insomma: “maggiore ricorso al mercato e ai prezzi, minore ricorso a concessioni, licenze e divieti”. L’economista in genere e l’economista ambientale in particolare gongola, anche se la formula della “sperimentazione di particolari incentivi di mercato” ha più il sapore della concessione che della convinzione, del sasso tirato e della mano nascosta.
C’è nel programma Pd una frase suggestiva: “il problema ecologico ci impone una gigantesca riallocazione delle risorse di lavoro, di terra e di capitale”. Si deve perciò “accelerare la transizione da settori, processi e prodotti energy-intensive a settori, processi e prodotti energy-saving, spostare risorse dal consumo immediato all’investimento, incoraggiare l’abbandono di stili di vita consumistici fino alla dissipazione, a favore di stili di vita attenti alla eco-compatibilità dei comportamenti individuali”.

POPOLO DELLA LIBERTÀ

Il Pdl si dice favorevole oltre che alle fonti di energia rinnovabili a un impegno per lo sviluppo del nucleare di ultima generazione, anche se la stampa sembrava anticipare mosse molto più ardite da parte del centrodestra in questo ambito. Propone la conversione delle centrali elettriche a olio combustibile a favore dell’utilizzo del carbone pulito.
Sul fronte delle infrastrutture energetiche si registra il consenso a procedere sulla strada dei rigassificatori
È d’accordo con i termovalorizzatori, ma sostiene che va comunque privilegiata e promossa la raccolta differenziata.
Il Pdl propone di introdurre non meglio specificati strumenti di tutela del suolo e delle acque anche per prevenire disastri idrogeologici. E una legge obiettivo per il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale e la tutela del paesaggio.
La formazione del centrodestra, con un occhio di riguardo per i propri alleati, è particolarmente attenta al ruolo delle autonomie territoriali e alle competenze delle regioni, le cui prerogative in queste materie vengono più volte richiamate.
L’idea più originale è forse quella di introdurre il “5 per mille” a favore dell’ambiente: non ci è dato però sapere esattamente a favore di chi e di che cosa e di che somma si potrebbe trattare.

SINISTRA ARCOBALENO

Solo il programma della Sa menziona il Protocollo di Kyoto, quasi che gli altri dimenticassero che da lì il futuro governo dovrà partire e dovrà indicare come fare fronte agli obblighi che sono già scattati per il nostro paese il primo gennaio scorso.
Sinistra Arcobaleno propone un grande investimento pubblico per l’installazione di pannelli solari su tutti i tetti di case e condomini italiani. Suggerisce poi di proseguire lÂ’esperienza del Conto energia. Ribadisce il suo no convinto e perentorio al nucleare.
Il gas è solo il combustibile di transizione, secondo la Sa, verso le fonti rinnovabili.
No agli inceneritori e al tentativo di finanziarli con il Cip/6, una truffa da eliminare definitivamente secondo la Sa.
In tema di governo del territorio e tutela del paesaggio, la Sa invoca una legge quadro che abbia come obiettivo quello di fermare il consumo del suolo anche attraverso il bando definitivo dei condoni edilizi.
L’acqua è una risorsa che deve restare pubblica, afferma, ed è anzi necessario ripubblicizzare i servizi idrici promuovendo adeguati investimenti nell’efficienza e manutenzione della rete al fine del risparmio e dell’uso compatibile con i rischi di desertificazione del Mezzogiorno.
La Sa considera prioritaria la lotta allÂ’inquinamento acustico e luminoso.

UDC

L’Udc è favorevole alle fonti di energia rinnovabile e al nucleare di ultima generazione.
D’accordo a procedere con i rigassificatori. lÂ’Udc propone di privilegiare la ristrutturazione di impianti esistenti di produzione di elettricità e di promuovere la cogenerazione.
È favorevole ai termovalorizzatori.
Sotto il profilo delle procedure, l’Udc invoca la semplificazione della normativa vigente e il riordino delle competenze in materia di energia. Il “federalismo energetico” non può essere diritto di veto, ma assunzione di responsabilità.

PARTITI MINORI

L’Italia dei valori è favorevole allo sviluppo del nucleare di ultima generazione e alla microgenerazione. Ritiene che vada privilegiata la raccolta differenziata. E propone di finanziare le auto elettriche.
Sulla questione dei rifiuti, La Destra, pur favorevole ai termovalorizzatori, ritiene particolarmente importante puntare sulla raccolta differenziata. 

FINANZA

PARTITO DEMOCRATICO

Il programma del Pd al punto 9 lancia lo slogan “concorrenza produce crescita” e dice che bisogna ridurre i costi dei servizi bancari, aumentare la trasparenza e la semplificazione dei contratti, la diffusione di strumenti di pagamento elettronici, le opportunità di finanziamento di famiglie e imprese “attraverso l’introduzione di forme di autoregolamentazione del settore e intese tra governo, associazioni di rappresentanza e parti interessate”.
Al punto 8 del programma si parla invece  di “imprese più forti per competere meglio”. Oltre alla opportuna revisione del diritto societario per eliminare le differenze di regolamentazione tra società quotate e società aperte e cioè quelle con capitale diffuso che non accedono ai mercati, si propone una disciplina stringente dei rapporti con parti correlate. È, questa, come da tempo denunciato anche dalle Autorità di vigilanza, una delle note dolenti del funzionamento degli italici sistemi di governo societario, dove i conflitti di interesse e i pericoli di condotte espropriative dei soci di maggioranza a danno degli azionisti di minoranza sono sempre in agguato.
Al punto 8f si chiede “più democrazia economica” e, per favorire la partecipazione dei lavoratori all’impresa, si propone, fra l’altro, di consentire la presenza dei loro rappresentanti nel consiglio di sorveglianza. Si torna (finalmente) alle originarie vocazioni del sistema dualistico, nato proprio per coinvolgere gli stakeholder nel governo societario. È una proposta destinata a suscitare contrasti, anche per la tradizionale ritrosia su questi temi delle parti sociali, compresa una larga fetta di sindacato; ma è sicuramente coraggiosa e forte.

POPOLO DELLA LIBERTÀ

Il Pdl proclama nel punto 2 della seconda missione, “una casa per tutti”, propone una “riduzione del costo dei mutui bancari delle famiglie rendendone conveniente la ristrutturazione da parte delle banche”, ma senza spiegare come, con quali strumenti e soprattutto per quali mutui.
Al punto 4 della prima missione, il Pdl propone di generalizzare il principio della portabilità a tutti i rapporti bancari. È una proposta importante, soprattutto con riferimento ai conti correnti: effettivamente può contribuire, come sostenuto anche dall’Autorità antitrust, ad “agevolare i consumatori e innescare la necessaria pressione competitiva” abbassando gli ostacoli alla mobilità.
Sempre nel punto 4, il Pdl sostiene di voler liberalizzare i servizi privati e pubblici per favorire il rapporto qualità prezzo per i consumatori, e soprattutto di voler liquidare le società pubbliche non essenziali. Impegno nobile. La curiosità, oltre a scoprire chi e come liberalizzare in un paese dove notoriamente tutti lo desiderano, ma fuori dalle mura di casa propria, è di leggere la lista delle società pubbliche pronte a buttarsi nella decrepita categoria degli ”inessenziali”.

PARTITI MINORI

Nei programmi elettorali di altri partiti la finanza non ha molto spazio se non per generiche proposte sui mutui.
La Sinistra Arcobaleno propone di istituire un fondo a sostegno della loro ricontrattazione, ma, e a prescindere dal fatto che l’ultima Finanziaria già prevede un fondo, non specifica attraverso quali modalità dovrebbe operare.
Ancora più fumosa la proposta de La Destra che fa riferimento a un mutuo sociale che consenta l’acquisto della casa senza l’intermediazione delle banche; una sorta, a quanto pare di capire, di finanziamento pubblico per tutte le famiglie che intendono acquistare una casa e nelle quali nessun membro risulti proprietario di immobili. Da sottolineare il fatto che il mutuo sociale sarebbe finanziato con una tassazione straordinaria di banche e assicurazioni.
Per quanto concerne le proposte sulle liberalizzazioni, merita una segnalazione il programma dell’Udc che prevede incentivazioni, anche se non specifica quali, agli enti locali che decidano di uscire dalle società che gestiscono i servizi pubblici locali.
Sul terreno del diritto dell’impresa, segnaliamo, infine, la  proposta dell’Italia dei valori della reintroduzione del reato di falso in bilancio, e cioè il ritorno alla disciplina anteriore alla riforma voluta dal governo di centrodestra che ha sostanzialmente depotenziato le sanzioni per le false comunicazioni sociali.

COMMENTO

Sulla finanza le proposte del Pd sono, a dir la verità, un po’ generiche, ma possono quantomeno essere di buon auspicio: negli ultimi due anni di travagliato governo, il centrosinistra si è effettivamente sforzato di adottare misure per rafforzare la competitività sul mercato dei servizi finanziari e bancari e quindi la speranza è legittima. Il messaggio della trasparenza coniugato con la semplificazione dei contratti, se si tradurrà in provvedimenti concreti, è importante perché l’informazione è utile se i destinatari ne possono usufruire in maniera chiara e semplice: costringere gli intermediari a fornire moduli su moduli che vengono firmati senza essere letti è costoso per loro e poco funzionale per una reale consapevolezza nelle scelte di finanziamento.
Servirebbe, accanto all’informazione, un grande progetto di educazione finanziaria e, perché no, la creazione di strutture di “indipendent face to face counselling”.
Sul terreno delle relazioni industriali si aprono nuove frontiere e soprattutto si mettono a disposizione utili strumenti di governance societaria in grado di aumentare la conoscibilità e il monitoraggio delle imprese nella loro dimensione operativa e finanziaria.
Sui mutui, lo slogan Pdl è molto attraente. C’è da chiedersi, però, perché si debba ristrutturare un mutuo prescindendo dalle sue caratteristiche e soprattutto dalle caratteristiche del prenditore: i destinatari della misura sono solo le famiglie che il Pdl ricomprende nel “piano casa” e cioè non ancora proprietarie, o tutte? Chi si compra la seconda casa, o paga regolarmente, perché dovrebbe usufruire della ristrutturazione? E bisogna ricordare che già sono operativi altri provvedimenti di agevolazione: ad esempio la Finanziaria2008 ha previsto un fondo di solidarietà relativo ai mutui per l’acquisto della prima casa. Fondo che, però, interviene solo a favore di coloro che non riescono a sostenere le rate e possono sospendere il pagamento per non più di due volte e per un periodo complessivo non superiore ai diciotto mesi. Siamo ancora in attesa del regolamento ministeriale di attuazione, ma per i mutui valgono le stesse ragioni di critica nei confronti dei provvedimenti, promossi con grande foga alla fine della passata legislatura, di rimborsi generalizzati (finora inattuali) dei possessori di titoli in default: nei periodi pre-elettorali è molto forte la tentazione di misure populistiche che corrono il rischio di introdurre elementi distorsivi nel funzionamento dei mercati con pratiche generalizzate e onnicomprensive che volendo tutelare tutti, finiscono con il tutelare poco o niente chi ne avrebbe effettivamente bisogno e diritto.
La portabilità proposta dal Pdl del numero dalla propria a un’altra banca è una misura che va attentamente valutata alla luce dei costi che potrebbe avere nella modifica delle infrastrutture informatiche. Da tempo nel nostro ordinamento vigono i principi di analisi di impatto della regolamentazione, per evitare che norme con ottimi propositi comportino svantaggi per il sistema superiori ai loro benefici. Sono principi frequentemente, e in maniera assolutamente bipartisan, dimenticati, ma quello della portabilità del numero è un terreno sul quale muoversi con prudenza: altrimenti, il rischio è che i costi per i correntisti, usciti dalla porta, rientrino dalla finestra.

FAMIGLIA

I problemi più gravi delle famiglie italiane, come mostrano i dati recenti, sono la bassa partecipazione, la bassa fertilità e l’elevato tasso di povertà tra le famiglie con figli minori.
Tutti i partiti implicitamente o esplicitamente concordano su queste priorità, ma i programmi del Partito democratico e del Popolo della libertà si differenziano per vari aspetti sostanziali. Mentre il primo propone strumenti che favoriscono la crescita di famiglie dove si lavora in due, il secondo propone strumenti che di fatto sostengono le famiglie con figli, ma non incentivano il lavoro femminile
Molta attenzione di tutti i partiti per aspetti che riguardano libertà e diritti nella sfera privata delle unioni e della procreazione. La maggior parte dei programmi, inoltre, sono a favore di programmi di inasprimento delle pene per i reati di violenza sui minori e sulle donne.

PARTITO DEMOCRATICO

Incentivi al lavoro femminile 

Per facilitare la partecipazione femminile, il Pd propone vari tipi di incentivi: misure fiscali mirate per il lavoro delle donne, migliori strumenti di conciliazione, orari flessibili negli asili e nelle scuole, congedi parentali simili al Nord Europa e alla Francia per durata e generosità, ampliamento ulteriore della rete dei servizi per lÂ’infanzia. Propone poi uno strumento utilizzato con successo in Gran Bretagna: il credito d’imposta rimborsabile per le donne che lavorano e hanno spese di cura.
Per incentivare invece le imprese ad assumere donne, il Pd propone leggi sull’eguaglianza di genere nel mercato del lavoro, come in Spagna, e punteggi più elevati nelle graduatorie per gli appalti alle aziende che rispettano la parità di genere.

Sostegno economico delle famiglie con figli

Il Pd punta su strumenti che si basano su sgravi fiscali e servizi.
Propone una dote per i figli che sostituisce gli attuali assegni per il nucleo familiare e le detrazioni Irpef per figli a carico. La dote è di 2.500 euro annui sul primo figlio, aumenta col numero dei figli secondo parametri di equivalenza e diventa imposta negativa in quanto viene erogata come trasferimento a favore delle famiglie incapienti. Questa somma, che può interessare circa 300 mila mamme all’anno, ha un costo di circa 2 miliardi (da coprire con i tagli alla spesa pubblica previsti).

Decisioni di procreazione e diritti delle unioni di fatto

Per il Pd educare alla procreazione responsabile e alla genitorialita è un obiettivo prioritario, ma si aggiunge un giudizio positivo della legge 194, come norma equilibrata che ha dato buoni risultati.
Nell’ambito dei diritti all’interno delle unioni di fatto, il Pd promuove il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.

POPOLO DELLA LIBERTÀ

Incentivi al lavoro femminile

Il Pdl propone di introdurre il quoziente familiare, che invece scoraggia il lavoro femminile e garantisce vantaggi alle famiglie con un unico reddito. Il costo va dai 6 a i 10 miliardi. Propone poi sconti fiscali alle imprese che assumono donne e crediti dÂ’imposta quelle che assumono giovani e che trasformano contratti temporanei in contratti a tempo indeterminato.

Sostegno economico delle famiglie con figli

Il Pdl propone, come in passato, strumenti di sostegno di tipo monetario. Si tratta di riprendere l’erogazione del bonus bebè per incentivare i bassi tassi di fertilità, mentre per sostenere le famiglie con figli piccoli si propongono riduzioni dell’Iva sugli alimenti base dell’infanzia, libri gratuiti.
Per tutte le famiglie inoltre c’è l’eliminazione dellÂ’Ici sulla prima casa, la costruzione di nuovi alloggi nonché la riduzione del costo dei mutui e bonus affitti per aiutare le giovani coppie.

Decisioni di procreazione e diritti delle unioni di fatto

Nel programma di sostegno della famiglia, il Pdl si propone un rilancio della prevenzione e di assistenza dei consultori pubblici e privati per garantire alternative allÂ’aborto.

LA DESTRA

Esplicito nel programma della Destra-Fiamma tricolore, il progetto di revisione della legge 194 al fine di rendere effettiva la difesa della vita dal concepimento. Dichiara una decisa opposizione a formule Dico-Pacs.

ELEZIONI: PROGRAMMI A CONFRONTO

Energia e ambiente
Famiglia
Federalismo
Finanza
Fisco
Giustizia
Infrastrutture
Lavoro
Liberalizzazioni
Pensioni

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