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Una verticalizzazione squilibrata: rettori, organi di governo e processi decisionali

LA VERTICALIZZAZIONE PREVISTA DALLA LEGGE 240

La riforma Gelmini aspirava a cambiare radicalmente le caratteristiche degli assetti di governo delle università italiane. In particolare, intendeva rafforzare le capacità di governo degli atenei al fine di superare quelle caratteristiche (il bicameralismo simmetrico, la logica corporativa e distributiva dei processi decisionali interni, l’incapacità a prendere decisioni strategiche) che erano ritenute una delle concause del loro cattivo funzionamento e dei loro risultati insoddisfacenti.

Per una Stanford europea

Milano ha le carte in regola per diventare il centro di una Silicon Valley europea? Servirebbe uno sforzo congiunto di atenei, istituzioni e società civile. L’opinione dei rettori del Politecnico e della Bocconi.

Il difficile percorso dell’apprendistato

Dopo il fallimento della riforma dell’apprendistato del Governo Berlusconi, ora ci riprova Renzi. Ma il nuovo contratto rischia di perdere la componente più formativa. Il modello tedesco dell’università professionale sarebbe l’occasione per rilanciare gli istituti secondari.

Insider e outsider: cosa cambia con l’abilitazione nazionale

La procedura di abilitazione scientifica nazionale per professore universitario di prima e seconda fascia si è praticamente conclusa. Il nuovo sistema di reclutamento riesce a superare la preferenza per i candidati interni rispetto agli esterni? Un primo bilancio.

Dove va l’università italiana?

I dati del Rapporto Anvur sullo stato del sistema universitario ci dicono che su cento iscritti a un corso di laurea triennale, solo cinquantacinque arrivano alla laurea e quattordici alla laurea magistrale. Tocca alla politica decidere gli obiettivi dell’università e le risorse per conseguirli.

Chi sale in cattedra

Conclusi i primi concorsi per professore ordinario e associato condotti secondo le regole della riforma Gelmini, ecco un’analisi dei risultati, in attesa delle scelte effettive degli atenei. Il ruolo delle commissioni tra valutazione delle pubblicazioni e rete di conoscenze.

Un modello catalano per la ricerca*

Le università italiane non attraggono i migliori scienziati per eccesso di burocrazia, mancanza di fondi, assenza di meritocrazia. Deludenti i programmi per il rientro di nostri ricercatori. Una proposta per il nostro paese. 

Bibliometria o “peer review” per valutare la ricerca?

In attesa che il ministero precisi come gli esiti della valutazione della qualità della ricerca determineranno i nuovi criteri di assegnazione della quota premiale del fondo di finanziamento ordinario alle università, illustriamo i risultati di un confronto tra metodi di valutazione alternativi.

Studiare subito e pagare dopo

L’università italiana è destinata a ricevere meno fondi pubblici, mentre la nostra economia è caratterizzata da una scarsa mobilità sociale e da un tessuto produttivo che non premia la formazione e la ricerca. Un circolo vizioso da risolvere. Ma come ? Se la banca anticipa le tasse universitarie.

Una valutazione molto chiara *

L’esercizio di valutazione della qualità della ricerca 2004-2010 è certamente complesso. Ma i suoi risultati sono chiari. Tuttavia, per rispondere ad alcune questioni sollevate dopo la pubblicazione del rapporto, l’Anvur precisa alcuni punti che potrebbero suscitare confusione e fraintendimenti.

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