VENERDì 17 APRILE 2026

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PIÙ TASSE PER GLI STUDENTI

Aumenti anche consistenti delle tasse universitarie italiane sono possibili a due condizioni. Che vengano aumentate le possibilità di scelta delle famiglie, per esempio attraverso la costruzione di residenze universitarie. E vengano tutelate le fasce economicamente deboli, attraverso meccanismi di borse di studio erogate non solo sulla base del reddito familiare, ma anche del contesto socio-culturale. Gli atenei avrebbero così a disposizione risorse aggiuntive e più tempestive. E si avvierebbero quei cambiamenti che nessuna riforma dal centro riesce a imporre.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Nel nostro contributo ci interrogavamo sulla convenienza di  sfornare testate con immagini destinate a una parte dei lettori (gli uomini) e offensive di un’altra che é secondo noi altrettanto vasta (le donne o buona parte di esse).
Non volevamo suggerire nessuna relazione tra competenza a governare e immoralitá privata – ci sono, lo sappiamo, pessimi amministratori onesti.
Ma il tema che a noi premeva non era questo. Ci concentravamo invece su un problema che é specifico del mondo dell’informazione (soprattutto online) e ci chiedevamo quali fossero le ipotesi alla base di scelte editoriali che decidono di usare immagini di corpi femminili per attirare l’attenzione dei lettori.
E’ certamente vero come suggeriscono molti commenti che una lettura esclusivamente economica del fenomeno non e’ sufficiente.  Se cosi fosse,  dato che la proporzione di donne e uomini (nonché i rispettivi tassi di istruzione) sono piuttosto simili nei paesi europei, anche le testate straniere dovrebbero abbondare di queste immagini. Invece non è cosi come ci ricorda il lettore che vive in Finlandia.
Ma nel caso italiano l’elemento pregiudiziale è cosí pronunciato e forte da fare ombra anche alle ragioni economiche e del marketing. L’Italianità del fenomeno può essere legata in parte alla persistenza di una visione stereotipata e anacronistica del rapporto uomo/donna  che si riscontra sia negli atteggiamenti degli uomini italiani verso le donne  che, purtroppo, negli atteggiamenti passivi  o giustificativi di molte donne. Ma l’argomento dell’italianitá va articolato in ragioni piú certe ed empiriche per non rischiare di diventare esso stesso un pregiudizio-alibi.
L’italianità trova radici nella relativa maggiore debolezza, sociale e civile, delle donne italiane (le donne lavorano di meno, sono meno pagate, hanno ruoli più tradizionali anche in relazione alla vita domestica, partecipano di meno alla politica e quindi sono meno in grado di influenzare direttamente le scelte collettive). Come suggeriscono alcuni commenti va anche sottolineato che le donne  sono inoltre poco rappresentate nelle posizioni direttive in generale e in modo particolare in quelle legare al mondo del giornalismo. Nei quotidiani importanti pochissime sono le donne in ruoli dirigenziali. Solo l’Unità a nostra conoscenza ha un direttore donna.  Ed è  infatti  la testata che NON contiene immagini  riferimenti offensivi delle donne. Come richiama Maria Laura di Tommaso a commento della “italianità più recente”, mai come in questa stagione della politica italiana e’ emersa chiaramente la logica della doppia morale. E anche questo aspetto é parte della strumentalizzazione del corpo della donna per usi economici, di potere e di scambio.   
Lo stravolgimento della distinzione tra pubblico e privato per farne un arma di giustificazione dei comportamenti del Capo del Governo ne é un esempio.  Il paradosso é che tutto il pubblico é diventato privato (come in un sistema patrimonialista) e il privato ha occupato il pubblico (per ragioni di propaganda o pubblicitá elettorale) con le conseguenze aberranti per cui da un lato vi é una legge che mette la privacy sull’altare della religione secolare e dall’altro vi é una vita politica che é il palcoscenico sul quale si recita soltanto una parte, quella privata. E se questa parte si mescola con questioni politiche o di Stato e i cittadini vogliono sapere e i giornali cercano di svelare, allora si evoca la sacralitá della privacy, sulla quale si pretende di inchiodare l’informazione, facendola passare come un’intrusione invece che come un bene pubblico. 
E’ evidente il gioco delle parti che si cela dietro questa che é come la magia della stanza degli specchi: confondere tutti i piani per potere usare a piacere l’uno e l’altro a seconda dell’interesse.
Infine un’altra questione di grande interesse e sulla quale sarebbe necessario (e utilissimo) avviare una riflessione seria e serena é quella relativa alla crisi del femminismo, emersa in molti commenti.
Si dovrebbe cominciare a riflettere sulle responsabilitá del consumismo e della stessa cultura anni ’60, quella dei diritti e del benessere economico; in sostanza delle responsabilitá sia della cultura marxista che ha per decenni caratterizzato la sinistra (una cultura sostanzialmente economicistica e poco attenta alla dimensione etica e alla correlazione tra doveri e diritti) sia della cultuta cattolica (che ha tradizionalmente ostacolato la cultura dei diritti privilegiando soluzioni tradizionaliste all’autonomia morale di donne e uomini), sia infine del liberismo aggressivo che ha proposto modelli educativi tesi a identificare la cultura dei diritti con lo sgomitamento individualistico e il carrierismo, modelli che la televisione ha fatto diventare popolari.  Anche se non è questa la sede per un dibattito su questu temi non e’ possibile non porci queste domande. Nell’Italia dei diritti e della libera voce, non si puó adottare l’atteggiamento paternalistico che tende a sollevare le donne delle loro responsabilitá quando l’esito delle loro azioni non é approvabile.
E’ in nome dell’autonomia delle donne che il femminismo é nato; ed é in suo nome che deve essere messo alla prova di questa nuova sfida alla dignitá femminile. Il determinismo culturalista non é una strada percorribile per chi crede nel valore della cultura del genere. Lo stesso vale per i discorsi che tentano a situare le ragioni dell’anomalia nazionale nel carattere degli italiani.

PERCHÈ LA BCE NON VUOLE LA TASSA SULL’ORO

La Bce ha dato parere negativo all’imposta sulle plusvalenze sulle riserve di metalli preziosi per uso non industriale, prevista nel decreto anticrisi. La norma metterebbe a rischio l’indipendenza finanziaria della Banca d’Italia, con ripercussioni negative sulla conduzione della politica monetaria dell’intero eurosistema. E potrebbe consentire l’aggiramento del divieto imposto dal Trattato al finanziamento dello Stato da parte della banca centrale nazionale. Un ripensamento sulla politica di riserve ufficiali potrebbe esserci alla scadenza del Gold Agreement.

IN AFFARI CON HU JINTAO

Nella diplomazia cinese, politica ed economia viaggiano insieme. L’ufficializzazione degli accordi economici tra Italia e Cina in un incontro al vertice comporterà una maggiore attenzione delle autorità cinesi a mantenere gli impegni. Ma la Cina come opportunità è caratterizzata da finestre temporali strettamente legate alle fasi del suo sviluppo. Il sistema Italia ne ha colte alcune, per altre si è mosso in ritardo. E ora, più che al difficile mercato interno cinese, le nostre aziende dovrebbero guardare alle zone del mondo dove il paese asiatico investe e crea sviluppo.

L’ESTATE STA FINENDO

Il Presidente Berlusconi ha annunciato che le prime case per i terremotati dell’Â’Abruzzo saranno consegnate a metà settembre e che entro la fine di novembre gran parte delle case saranno ultimate. Si tratta certamente, se verrà realizzato, di un successo del governo. Berlusconi ha intenzionalmente scelto questo come uno degli obiettivi su cui misurare la performance dellÂ’esecutivo e sa che sulla ricostruzione post-terremoto verrà valutato dagli elettori. Sarebbe importante, per una valutazione più completa, conoscere meglio i costi della ricostruzione. Ma è bene che ci sia la scelta di obiettivi chiari da parte del governo. C’è però unÂ’’altra ricostruzione che sembra non avere alcuna importanza per Berlusconi e per il suo governo. EÂ’ quella dellÂ’’edilizia scolastica. Dopo il caso del liceo di Rivoli, il Ministro Gelmini aveva promesso il completamento dellÂ’’anagrafe edilizia scolastica, cioè della mappa degli interventi necessari a rendere sicure e agibili le nostre scuole. Ma da allora su questo tema è sceso il silenzio. Sarebbe interessante sapere quali sono le conclusioni che emergono dallÂ’’indagine sullÂ’’edilizia scolastica e quali sono i provvedimenti che il Governo intende adottare per rendere più sicure le scuole dei nostri figli. Oggi maestri e studenti sono al mare o in montagna, ma settembre non è così lontano. In ogni caso un’Â’altra estate, momento ideale per gli interventi di edilizia scolastica, sarà passata invano. E al ritorno, le strutture scolastiche avranno solo un anno in più.

ASPETTANDO LA PRIMA DECISIONE DI FINANZA PUBBLICA

Nonostante la crisi peggiore del Dopoguerra, questo governo non ha preso finora decisioni di finanza pubblica. Se consideriamo i saldi netti, vediamo che il Dpef certifica che non ci sarà alcuna manovra per rilanciare l’economia o per migliorare i conti pubblici nel 2010. Ma ancor di più preoccupa l’assenza di una impronta riformatrice dell’esecutivo. Istruttivo in proposito il caso delle pensioni. Intanto, i conti vanno male. E la necessità di controllare la spesa pubblica dovrebbe essere una priorità. Non ci resta che sperare nella prima Decisione di Finanza Pubblica.

LA CINA CRESCE. MA QUANTO?

Secondo le stime ufficiali, la Cina torna a crescere a livelli pre-crisi. Una buona notizia, anche se non significa automaticamente la fine dei problemi nel mondo occidentale. Perché il potere di traino dei paesi asiatici rispetto al resto dell’economia mondiale è comunque limitato. In più, i dati prodotti dal governo cinesi non sono sempre affidabili come quelli dei paesi Ocse. Arrivare alla predisposizione di statistiche il più possibile condivise a livello mondiale dovrà essere un obiettivo ineludibile dei futuri G20.

LA DIFFERENZA FRA UNO SCUDO E UNA DISCLOSURE

Lo scudo fiscale italiano non è la stessa cosa della dichiarazione volontaria sui capitali esportati introdotta negli Stati Uniti. La filosofia dei due provvedimenti è completamente diversa. Il nostro è anonimo, mentre negli Usa è previsto un pieno disvelamento dell’esportatore di capitali. Di là dell’oceano si devono pagare le imposte eventualmente evase, da noi c’è appunto la salvaguardia dello scudo. E dunque si tratta di un condono. Dal quale però restano comunque escluse le violazioni Iva, sulla base delle norme europee.

SETTE DOMANDE AL MINISTRO TREMONTI

Il 15  luglio 2009 il Consiglio dei Ministri ha approvato il Dpef per il periodo 2010-13. Una sconcertante novità è finora passata sotto silenzio: l’impiego del Modello econometrico ITEM (Italian Treasury Econometric Model), a scopo previsionale e di valutazione delle riforme intraprese (1). Alla luce delle reiterate manifestazioni di sfiducia verso gli economisti, è urgente che il Ministro dell’Economia risponda alle seguenti sette domande:

  1. Signor Ministro dellÂ’Economia, come e quando ha conosciuto il Modello ITEM impiegato nelle previsioni del DPEF 2010-13?
  2. Signor Ministro è disponibile la documentazione relativa al Modello ITEM? Chi ne è l’economista ideatore?
  3. Nel corso di questa elaborazione, quante volte ha avuto modo di incontrare tale persona?
  4. Nel corso di questi incontri ha anche discusso con lui/lei le stime delle elasticità del gettito fiscale rispetto alle basi imponibili, responsabili delle rosee previsioni per l’indebitamento pubblico?
  5. Come definirebbe il concetto di “elasticità”?
  6. Come descriverebbe le ragioni del suo sorprendente interesse per i Modelli econometrici, alla luce dello scetticismo più volte manifestato nei confronti degli economisti e dei loro metodi?
  7. Quando ed in che occasione ha avuto modo di conoscere e frequentare lÂ’Econometria?

(1) Il modello ITEM è stato impiegato per le previsioni di consumi ed investimenti nel 2009 (p.7), la valutazione dell’impatto macroeconomico delle misure anticrisi (p.19), la stima dell’effetto della crisi sull’output potenziale (p.45), la stima dell’effetto della riforma della PA sulla produttività totale dei fattori e sul tasso di crescita (p.57).

UNA RIFORMA CHE VALE QUANTO KAKÀ

Anche la manovra d’estate rimanda ai posteri gli interventi sull’età pensionabile. Solo per le donne che lavorano nel pubblico impiego cambia qualcosa: dal 2010, i requisiti anagrafici per andare in pensione saliranno gradualmente da 60 a 65 anni, equiparandosi a quelli degli uomini. E’ una ennesima scelta contro il pensionamento flessibile. Ma soprattutto è una riforma destinata ad avere un effetto molto limitato sui conti pubblici: negli anni in cui questo Governo sarà in carica, i risparmi saranno dell’ordine di 100 milioni.

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