La convergenza della disoccupazione tra paesi del Nord e Sud Europa è una buona notizia. Ma rischia di mascherare differenze che restano profonde. I paesi meridionali devono migliorare occupazione e partecipazione, in particolare tra donne e giovani.
Un quadro ribaltato
Se nel 2012 qualcuno avesse detto che un giorno l’Europa meridionale avrebbe registrato tassi di disoccupazione inferiori a quelli di paesi come Svezia o Finlandia, molti avrebbero fatto fatica a crederci. All’epoca, la crisi dei debiti sovrani era in pieno corso e i paesi del Sud Europa si trovavano intrappolati in una disoccupazione a due cifre, che nei momenti peggiori aveva raggiunto il 28 per cento in Grecia e il 26 per cento in Spagna.
Nel 2025 il quadro appare ben diverso, in alcuni casi addirittura ribaltato. Il tasso di disoccupazione del blocco Gips (Grecia, Italia, Portogallo e Spagna) è ormai sostanzialmente allineato a quello dei paesi Snifd (Svezia, Norvegia, Islanda, Finlandia e Danimarca). La Finlandia è salita al 10,6 per cento a fine 2025 – il livello più alto dal 1999 e oggi superiore a quello della Spagna – mentre la Svezia si colloca intorno all’8 per cento. Nel frattempo, Italia e Portogallo sono scese entrambe al 5,7 per cento nel novembre 2025 e persino la Grecia, dopo un picco del 28,3 per cento nel 2013, cala all’8,2 per cento negli ultimi dati disponibili. The Economist ha messo in evidenza il ribaltamento con un grafico particolarmente eloquente (figura 1). Tuttavia, per quanto la situazione sia cambiata rispetto alla crisi del 2012 e la convergenza nei tassi sia un fenomeno reale, la disoccupazione da sola racconta solo una parte della storia del mercato del lavoro. Per avere un quadro più completo, è necessario guardare anche a occupazione e partecipazione.
Figura 1

Oltre la disoccupazione: un quadro più completo del mercato del lavoro
Il tasso di disoccupazione può a volte risultare fuorviante, perché non include chi ha smesso di cercare lavoro ed è uscito dalla forza lavoro o non vi è mai entrato.
Il tasso di occupazione, che misura la quota di popolazione tra 15 e 64 anni con un impiego, fornisce un quadro più completo. Ed è su questo indicatore che il divario tra i due blocchi rimane marcato. In media, i paesi Snifd si collocano su livelli di occupazione intorno al 76 per cento, mentre i Gips sono saliti solo recentemente verso il 66 per cento (figura 2). In altri termini, permane un divario di circa 10 punti percentuali che, dal 2010 a oggi, non si è ridotto in modo sostanziale. Guardando ai singoli paesi, i contrasti risultano ancora più accentuati: nel 2025 l’Islanda registra il tasso di occupazione più elevato, pari all’85,5 per cento, mentre l’Italia si colloca all’estremo opposto, con il 62,4 per cento (figura 3).
Figura 2

Figura 3

Anche il tasso di partecipazione – cioè la quota di popolazione tra 15 e 64 anni che lavora o cerca attivamente lavoro – mostra una dinamica simile. Nei paesi Snifd è cresciuta in modo costante, passando da circa il 77 per cento nel 2010 all’83 per cento circa di oggi. I Gips hanno registrato progressi più contenuti – dal 68 a circa il 72 per cento – ma il differenziale resta sostanzialmente invariato e supera i 10 punti percentuali (figura 4).
A livello di singolo paese, le divergenze sono ancora più evidenti. L’Italia continua a distinguersi come outlier negativo, con un tasso di partecipazione del 66,4 per cento nel terzo trimestre del 2025, il più basso tra tutti e nove i paesi, penalizzato dalla bassa partecipazione sia femminile sia giovanile. Nonostante si siano registrati progressi in tutti i paesi del gruppo Gips, il Portogallo presenta la traiettoria più significativa: il tasso di partecipazione è aumentato da circa il 73 per cento nel 2012–2013 al 79,2 per cento attuale, riducendo in modo significativo il divario rispetto ai paesi nordici e collocandosi su livelli solo lievemente inferiori a quelli di paesi come Norvegia e Finlandia (figura 5).
Figura 4

Figura 5

La disoccupazione converge, ma la strada è ancora lunga
La convergenza dei tassi di disoccupazione che osserviamo oggi non è casuale e riflette una combinazione di fattori. In primo luogo, le riforme strutturali introdotte nel Sud Europa hanno avuto un ruolo non marginale. In secondo luogo, l’aumento della partecipazione femminile, i più alti livelli di istruzione terziaria e il progressivo innalzamento dell’età effettiva di uscita dal lavoro hanno ampliato l’offerta di lavoro in paesi che storicamente registravano tassi di partecipazione più bassi. Infine, il processo di convergenza riflette anche un “vento contrario” nel Nord Europa. In economie come Svezia e Finlandia la disoccupazione è aumentata, mentre alcuni paesi del Sud hanno beneficiato del rimbalzo del turismo post-pandemia e delle risorse del programma Next Generation EU.
Figura 6

Ma la parte più difficile della convergenza resta ancora tutta da costruire e i fondamentali dei mercati del lavoro restano diversi. Se da un lato la convergenza della disoccupazione è reale ed è una buona notizia, soprattutto per paesi come Spagna e Portogallo, che hanno nel frattempo raggiunto livelli di partecipazione superiori alla media europea, dall’altro rischia di mascherare differenze profonde, che richiedono cambiamenti strutturali per essere colmate. Il Nord Europa continua ad avere un mercato del lavoro strutturalmente più inclusivo, con tassi di occupazione e partecipazione superiori a quelli del Sud. La sfida per l’Europa meridionale è ora trasformare la riduzione della disoccupazione in maggiore occupazione e partecipazione, in particolare tra donne e giovani. Sono ambiti in cui paesi come l’Italia restano significativamente indietro.
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Mariano Mamertino è un economista del lavoro con esperienza internazionale. Attualmente lavora presso il Burning Glass Institute, occupandosi di analisi dei trend occupazionali e delle dinamiche delle competenze a livello globale. In precedenza ha lavorato come economista nel settore privato presso LinkedIn e Indeed, e in ambito accademico e nelle organizzazioni internazionali con la Central European University e l’International Labour Organization (ILO). È laureato in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano.
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