Dal 2022 è cresciuto l’interesse delle famiglie italiane per i titoli di stato, grazie a offerte dedicate ai piccoli risparmiatori. Chi li ha acquistati tende a tenerli fino alla scadenza. Ricchezza e istruzione aumentano l’investimento in Btp.
Come cambia il portafoglio delle famiglie
Negli ultimi anni il mercato dei titoli di stato ha visto una forte crescita della domanda da parte delle famiglie italiane. Un nostro lavoro, basato sull’analisi dei dati della seconda rilevazione del 2024 dell’Indagine congiunturale delle famiglie italiane (Icf) della Banca d’Italia, mostra come le emissioni rivolte ai piccoli risparmiatori abbiano ampliato la platea degli investitori, favorendo la detenzione fino a scadenza e stimolando ulteriori acquisti soprattutto tra chi già possedeva Btp. Ricchezza e istruzione si confermano fattori chiave nella scelta di investire.
Nel triennio 2022–2024 gli investimenti diretti in titoli di stato delle famiglie italiane sono aumentati di 195 miliardi di euro. Un ruolo centrale è stato svolto dalle emissioni dedicate ai piccoli investitori – Btp Italia, Btp Futura e i Btp Valore – che rappresentano circa un terzo degli acquisti. Alla fine del 2024, erano il 33,8 per cento dei titoli di stato detenuti dalle famiglie, 15,4 punti percentuali in più rispetto al 2019 (figura 1).
| Figura 1 – Valore dei titoli di stato detenuti dalle famiglie italiane (miliardi di euro) |

Quali famiglie investono in titoli di stato?
Secondo l’Icf, a giugno del 2024, il 15,5 per cento dei nuclei possedeva titoli di stato, in rialzo dal 6 per cento del 2022. La quota cresce con la ricchezza netta: dal 3,9 per cento per il quintile più basso al 26,9 per cento per quello più alto (figura 2). Tra i pensionati oltre il 20 per cento detiene titoli di stato, mentre tra le altre categorie occupazionali la quota è intorno al 13 per cento.
Figura 2 – Quota di famiglie che detengono titoli di Stato – giugno 2024 (quote percentuali) |

I pensionati hanno acquistato sistematicamente tramite emissioni ordinarie e hanno la seconda quota più alta di portafoglio investita in titoli di stato, probabilmente per integrare il reddito o per motivi di successione.
Le emissioni dedicate avrebbero da un lato coinvolto categorie con portafogli più diversificati, e dall’altro agito come strumento di (limitata) inclusione finanziaria (figura 3).
Figura 3 – Quota del totale degli attivi finanziari delle famiglie detenuti in titoli di Stato – giugno 2024 (quote percentuali)

Chi li tiene fino alla scadenza e chi li vende prima
Secondo nostre stime riguardo alla scelta di mantenere i Btp fino alla scadenza o di venderli anticipatamente, l’età e la complessità del portafoglio finanziario sarebbero correlate alla scelta di vendere i Btp. Invece, incentivi come i premi fedeltà e la particolare struttura delle cedole delle emissioni dedicate alle famiglie sembrano favorirne la detenzione su un più lungo periodo. Ad esempio, a parità di altre condizioni, un aumento di 16 punti percentuali nella quota detenuta aumenterebbe di 14 punti percentuali la probabilità di detenere fino a scadenza l’intero portafoglio di Btp. Al contrario, le famiglie più ricche e con portafogli più diversificati mostrerebbero una maggiore disponibilità a disinvestire prima della scadenza, evidenziando una più forte attenzione ai rendimenti relativi delle attività finanziarie in portafoglio.
Interesse per ulteriori acquisti
Elaborando i dati dell’Icf, abbiamo ricavato che l’espansione della platea di detentori legata all’emissione di questi titoli sarebbe limitata a solo il 6 per cento tra le famiglie senza titoli di stato. Invece, se consideriamo i detentori, il 68,4 per cento sarebbe disposto ad aumentare la propria esposizione.
Secondo nostre elaborazioni, istruzione e ricchezza netta sarebbero positivamente correlate con la propensione all’acquisto di ulteriori Btp. Per chi ha un titolo di studio universitario la probabilità di acquistare altri Btp sarebbe superiore di 4,2 punti percentuali rispetto a chi ha un’istruzione elementare. Salendo di una classe nella distribuzione di ricchezza netta la probabilità crescerebbe di 2,6 punti percentuali. Per chi appartiene contemporaneamente alle categorie più alte di istruzione e ricchezza, la probabilità di acquisto sarebbe pari al 31,4 per cento, quasi tre volte la media del campione.
* Le opinioni espresse sono degli autori e non riflettono necessariamente quelle della Banca d’Italia.
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Andrea Colabella è Titolare della Divisione Analisi e Ricerca economica territoriale della Filiale della Banca d’Italia a Perugia. Precedentemente ha lavorato per il Ministero dell’Economia e delle finanze (2003-2007), il Fondo monetario internazionale (2010-2012) e come Addetto finanziario presso l’Ambasciata d’Italia in Sud Africa (2019-2022). Fra il 2022 e il 2025 è stato economista senior presso il Servizio Stabilità Finanziaria del Dipartimento di Economia e Statistica della Banca d’Italia. I suoi interessi di ricerca riguardano la finanza internazionale e le condizioni finanziarie delle famiglie. È stato Academic Visitor presso l’Università di Oxford; ha conseguito un Master in Economics presso l’Università di Warwick.
Angelo Nunnari è un economista addetto al Servizio Stabilità Finanziaria del Dipartimento di Economia e Statistica della Banca d’Italia. Precedentemente ha lavorato nella consulenza aziendale per il settore assicurativo (2019-2021). I suoi interessi di ricerca riguardano le condizioni finanziarie delle famiglie. È stato intern presso il Dipartimento di Global Relations dell’OCSE nel 2018, occupandosi soprattutto di analisi sul commercio internazionale nei paesi dei Balcani Occidentali. Ha conseguito una Laurea Magistrale in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi.
Silvia Spadafora lavora come economista della Divisione Analisi e Ricerca economica territoriale della Filiale della Banca d’Italia di Trento dal 2020. I suoi interessi di ricerca includono i comportamenti finanziari di famiglie e imprese, con particolare attenzione alle scelte di investimento e alle modalità di finanziamento del tessuto produttivo. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Finanza presso l’Università di Trento.
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