T2 è il sistema attraverso cui le banche dell’Eurozona regolano i pagamenti tra loro in tempo reale. Non ha sostituti: se si ferma, si fermano tutte le operazioni. Una situazione che diventa preoccupante di fronte alla possibilità di attacchi informatici.

Il sistema che non ha sostituti

Il 7 luglio la Banca centrale europea ha dato quattro mesi di tempo a tutte le grandi banche dell’Eurozona per presentare piani di difesa contro attacchi informatici potenziati dall’intelligenza artificiale. Lo stesso giorno il Comitato europeo per il rischio sistemico ha alzato il livello di allarme da “elevato” a “grave”. Al centro di entrambi gli avvertimenti c’è un’infrastruttura cruciale, ma che la maggior parte dei cittadini europei non conosce: T2.

T2 è il sistema attraverso cui le banche dell’Eurozona regolano i pagamenti tra loro in tempo reale. Ogni giorno passano attraverso il sistema circa 3mila miliardi di euro: stipendi, pensioni, trasferimenti governativi, operazioni tra banche. Nel 2025 ha processato 112 milioni di transazioni per un totale di circa 493mila miliardi di euro. È gestito dalla Bce con quattro banche centrali nazionali, tra cui la Banca d’Italia.

Il punto cruciale è che T2 non ha alternative. Se una banca commerciale si ferma, le altre continuano a funzionare. Se T2 si ferma, si ferma tutto: nessun pagamento interbancario in euro può essere regolato finché il sistema non riparte. Non esiste un secondo sistema equivalente. È l’unica infrastruttura di regolamento sovrana che l’eurozona possiede.

Quando si ferma, il ripristino è lento

Gli standard internazionali per le infrastrutture di pagamento sistemiche prevedono che, in caso di guasto, il servizio debba essere ripristinato entro due ore. Dal 2020 T2 e il suo predecessore hanno subito tre guasti gravi. In nessuno dei tre casi il sistema è stato ripristinato entro il limite previsto.

Il 23 ottobre 2020 si è fermato per circa undici ore. Per tutta la durata dell’interruzione nessun pagamento elettronico in euro è stato regolato. Anche i sistemi di riserva hanno smesso di funzionare. Il 27 febbraio 2025 un guasto hardware ha bloccato T2 per quasi otto ore. A quel punto era stato regolato solo il 55 per cento dei pagamenti giornalieri e il 35 per cento del valore. La Bundesbank, la banca centrale tedesca, ha confermato che stipendi, pensioni e trasferimenti governativi sono stati ritardati. Il 5 maggio 2025 un altro guasto hardware ha causato una nuova interruzione grave.

In tutti e tre i casi il problema è sempre stato lo stesso: il componente che si è guastato era condiviso tra il sistema principale e quello di riserva. Quando il primo ha ceduto, il secondo non ha funzionato perché dipendeva dallo stesso elemento. Non si è trattato di attacchi informatici, ma di guasti accidentali. Il punto non è la frequenza, paragonabile o inferiore a quella di altre infrastrutture finanziarie. Il punto è che per T2 non esiste un’alternativa esterna: se il ripristino è lento, nessun altro sistema può subentrare.

La nuova minaccia

A maggio 2026 il Fondo monetario internazionale ha avvertito che i modelli avanzati di intelligenza artificiale riducono drasticamente il tempo e il costo necessari per trovare e sfruttare vulnerabilità nei sistemi informatici, aumentando la probabilità di colpire contemporaneamente più punti deboli nelle infrastrutture condivise, incluse quelle di pagamento.

Lo stesso mese Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo della Bce, ha dichiarato che le banche americane hanno già accesso a strumenti di intelligenza artificiale avanzata per individuare e correggere le proprie vulnerabilità, mentre quelle europee non dispongono di strumenti equivalenti. Le sue parole esatte sono state: “La mancanza di accesso non è una scusa per l’inazione”.

L’avvertimento del 7 luglio del Comitato europeo per il rischio sistemico è esplicito: i modelli di intelligenza artificiale più avanzati “forniscono un vantaggio agli attori ostili” e gli scenari di rischio includono “attacchi coordinati a sistemi di pagamento, compensazione e regolamento”.

Il collegamento che manca

La Bce ha pubblicato a novembre 2025 un’analisi tecnica dei guasti di T2. Il 7 luglio 2026 ha scritto a tutte le banche chiedendo piani di difesa contro le minacce informatiche potenziate dall’intelligenza artificiale. Ma nessuno dei due documenti affronta la domanda ovvia: cosa succede quando il tipo di guasto descritto nel primo viene provocato intenzionalmente dal tipo di minaccia descritto nel secondo?

Il piano di emergenza esiste. Si chiama Econs II e permette di regolare i pagamenti più urgenti quando T2 è fuori uso. Ma funziona a capacità ridotta e richiede l’approvazione manuale delle banche centrali. La stessa Bce ha raccomandato di ampliarlo perché ora non è progettato per gestire molti utenti contemporaneamente. Non esiste un piano di emergenza equivalente per il regolamento dei titoli, cioè la compravendita di azioni e obbligazioni.

L’Europa ha il quadro normativo più avanzato al mondo per la sicurezza informatica del settore finanziario: è il regolamento europeo sulla resilienza operativa digitale, in vigore da gennaio 2025, impone test periodici, gestione del rischio informatico e sorveglianza dei fornitori tecnologici critici. Ma il primo rapporto annuale sugli incidenti, pubblicato a giugno 2026, mostra che quasi un terzo dei 3.383 episodi gravi registrati nel settore finanziario europeo nel 2025 è stato causato da fornitori esterni. La normativa c’è. La domanda è se il sistema che quei piani sono chiamati a proteggere sia esso stesso pronto.

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