La teoria delle onde lunghe porta a interpretare le grandi trasformazioni degli ultimi anni come il segnale dell’emergere di un nuovo paradigma tecnologico. La competitività futura di Europa e Italia dipende dalla capacità di partecipare al suo sviluppo.
Da dove nasce la resilienza alle crisi
Negli ultimi anni l’economia mondiale è stata sottoposta a una successione di shock: la pandemia, la crisi energetica, il ritorno dell’inflazione, il più rapido ciclo di rialzo dei tassi d’interesse degli ultimi decenni e il riaccendersi delle tensioni geopolitiche. Eppure, nonostante le difficoltà, la crescita è stata sì più moderata, ma senza interrompersi, i mercati del lavoro sono rimasti complessivamente solidi e l’innovazione tecnologica ha continuato ad alimentare gli investimenti e le aspettative di lungo periodo.
Questa resilienza suggerisce che gli eventi recenti non possono essere interpretati esclusivamente come una normale oscillazione del ciclo economico. Accanto agli elementi congiunturali emergono infatti trasformazioni strutturali che riguardano la tecnologia, la finanza e l’organizzazione della produzione.
La teoria delle onde lunghe elaborata da Nikolaj Kondratieff offre una chiave interpretativa utile per leggere trasformazioni di questa portata. La resilienza degli ultimi anni può essere interpretata non soltanto come il risultato delle politiche macroeconomiche adottate, ma anche come un possibile segnale dell’emergere di un nuovo paradigma tecnologico. Nelle precedenti onde lunghe, infatti, le innovazioni radicali hanno progressivamente sostenuto investimenti, produttività e aspettative, rafforzando nel tempo la capacità delle economie di adattarsi ai cambiamenti.
Le onde di Kondratieff
Secondo Kondratieff e Stolper (1935), lo sviluppo capitalistico non segue un percorso lineare, ma evolve attraverso cicli di lungo periodo della durata di circa cinquant’anni. Ogni onda è caratterizzata da una fase ascendente, nella quale innovazioni tecnologiche radicali alimentano investimenti, produttività e crescita, e da una successiva fase discendente, nella quale le innovazioni esauriscono progressivamente la loro capacità propulsiva, lasciando spazio a rallentamento economico, ristrutturazioni produttive e crisi finanziarie.
Dalla fine del XVIII secolo a oggi è possibile individuare cinque grandi onde concluse: quella della macchina a vapore e della prima rivoluzione industriale; quella delle ferrovie e dell’elettricità; quella della chimica e della produzione di massa; quella del secondo dopoguerra, fondata sull’energia, sull’automobile e sull’elettronica; infine, quella della rivoluzione digitale e della globalizzazione. Ciascuna di esse ha introdotto un nuovo paradigma tecnologico, modificando non soltanto i processi produttivi, ma anche le istituzioni economiche, i mercati finanziari e l’organizzazione del lavoro.
Se si adotta questa prospettiva, gli sviluppi degli ultimi anni possono essere interpretati come l’avvio di una possibile sesta onda lunga, trainata dall’intelligenza artificiale, dall’automazione intelligente e dalla crescente centralità dei dati. Più che una semplice prosecuzione della rivoluzione digitale, sembra delineare un nuovo paradigma produttivo nel quale conoscenza, capitale umano e capacità di elaborazione delle informazioni diventano i principali fattori della competitività economica.
Come nelle precedenti onde di Kondratieff, anche questa trasformazione non riguarda esclusivamente la tecnologia. Investe simultaneamente il mercato del lavoro, i consumi, gli investimenti, la finanza e gli equilibri geopolitici, ridefinendo i rapporti di forza tra imprese, stati e aree economiche.
Mercato del lavoro
Ogni onda lunga ha ridisegnato il mondo del lavoro. Con la rivoluzione industriale, le macchine a vapore sostituirono gli artigiani; con il fordismo, le catene di montaggio imposero la standardizzazione; con l’informatica degli anni Ottanta, molti lavori di calcolo e gestione furono automatizzati. Nella sesta onda, l’impatto è ancora più radicale.
L’intelligenza artificiale permette di automatizzare non solo mansioni manuali ma anche cognitive: logistica, analisi dati, consulenza, servizi legali e persino creativi. L’automazione industriale riduce ulteriormente la domanda di manodopera ripetitiva. Il telelavoro e le piattaforme digitali hanno rivoluzionato l’organizzazione del lavoro, riducendo la necessità di uffici fisici e modificando i rapporti sociali interni alle imprese. Il risultato è una crescente polarizzazione: aumentano le professioni altamente specializzate (ingegneri, data scientist, esperti di IA) e quelle a bassa qualificazione difficilmente automatizzabili, mentre scompaiono le mansioni intermedie.
“Ogni innovazione provoca una rivoluzione nel sistema economico e nella società” diceva Schumpeter, e la sesta onda non fa eccezione. L’innovazione, anziché rispondere ai bisogni espressi dai consumatori, li anticipa e li plasma. Le nuove tecnologie creano esigenze che prima non esistevano e ristrutturano il modo in cui i beni vengono prodotti, distribuiti e consumati.
Tre fenomeni risultano particolarmente significativi. In primo luogo, la pubblicità digitale e la profilazione algoritmica hanno reso possibile una discriminazione quasi perfetta dei prezzi. I consumatori cedono inconsapevolmente i propri dati personali usando piattaforme gratuite, e questi vengono sfruttati per offrire prezzi e prodotti diversi a seconda del profilo. In secondo luogo, l’e-commerce ha abbattuto le barriere geografiche, ampliato l’offerta e aumentato la competizione, ma ha anche concentrato il potere in poche piattaforme globali come Amazon e Alibaba. Infine, I beni digitali gratuiti (applicazioni, social network, servizi online) hanno cambiato la funzione di utilità dei consumatori, aumentando il valore marginale del tempo libero e trasformando il trade-off tra lavoro e svago. La diffusione di beni digitali gratuiti rende infatti il tempo libero più prezioso, spingendo le persone a ridurre le ore lavorate anche in presenza di salari reali crescenti.
Il benessere complessivo può aumentare anche se spendiamo meno in beni a pagamento, perché i beni digitali gratuiti (app, social, streaming) rendono il tempo libero più ricco e soddisfacente. La trasformazione, però, riduce la privacy individuale: i dati personali diventano la nuova moneta di scambio, e i consumatori finiscono per pagare con le proprie informazioni.
Mercato degli investimenti
La relazione tra crescita economica e investimenti è stata messa in evidenza da Schumpeter: la fase ascendente di un ciclo coincide sempre con un forte aumento di questi ultimi.
Figura 1 – Crescita media annuale Pil Usa
Come mostra la figura 1, la fase ascendente della quarta onda (1950-1973) registra una crescita media degli investimenti del 4,26 per cento annuo, seguita da una brusca discesa nel periodo 1974–1982 (2,05 per cento). La quinta onda ripete lo stesso schema: risalita fino al 3,39 per cento medio tra il 1983 e il 2007, poi nuova contrazione all’1,50 per cento nel decennio successivo alla crisi del 2008.
Nella fase più recente (2017–2025), l’emergere dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione ha riattivato la dinamica degli investimenti, anche se con valori più contenuti rispetto al passato. Questo conferma una delle caratteristiche delle onde più recenti: cicli più brevi e intensi, caratterizzati da fasi di espansione rapide ma di durata più limitata.
Oggi, le prime dieci aziende globali per capitalizzazione di mercato vedono al vertice Nvidia, seguita da Alphabet (Google), Apple, Microsoft, Amazon, Broadcom, Saudi Aramco, Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc), Meta Platforms e Tesla. La classifica è ancora fortemente dominata da gruppi statunitensi, con poche eccezioni rappresentate dalla saudita Aramco e dalla taiwanese Tsmc.
La Cina si presenta come il principale rivale degli Stati Uniti. Negli ultimi dieci anni gli investimenti in ricerca e sviluppo delle aziende cinesi sono cresciuti del 15 per cento annuo, contro il 5 per cento di quelle statunitensi. La spesa complessiva si avvicina ormai a quella americana e il numero di brevetti cresce a ritmi doppi. La differenza principale risiede nel modello di sviluppo: negli Stati Uniti prevale il capitale privato, mentre in Cina il progresso tecnologico è sostenuto da una forte politica industriale e dall’intervento pubblico.
Questa competizione può essere letta anche alla luce delle precedenti onde di Kondratieff. Come mostrano le esperienze passate, le economie capaci di sviluppare e diffondere il nuovo paradigma tecnologico tendono ad assumere una posizione di leadership nella crescita mondiale. Gli Stati Uniti sembrano oggi conservare questo vantaggio grazie alla concentrazione delle principali imprese innovative e alla profondità dei mercati finanziari. L’Europa, pur disponendo di un’importante base industriale e scientifica, fatica invece a trasformare tali risorse in una leadership tecnologica.
Se questa interpretazione è corretta, la teoria delle onde lunghe non offre tanto una previsione sul futuro quanto una chiave di lettura delle trasformazioni in corso. In questa prospettiva, la capacità dell’Europa e dell’Italia di partecipare allo sviluppo del nuovo paradigma tecnologico rappresenterà un fattore decisivo per la loro competitività nei prossimi decenni.
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