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Il sindaco verde mantiene le promesse*

Storicamente i partiti ambientalisti non ottengono grandi consensi elettorali in Italia. A livello locale, però, i sindaci sostenuti da partiti o liste verdi migliorano la raccolta differenziata e tendono a mantenere le promesse di campagna elettorale.

Pochi voti per i verdi in Italia

In Italia, i partiti ambientalisti hanno storicamente ottenuto risultati modesti in termini politico-elettorali, specialmente a livello nazionale. È nel 1989 che i verdi, all’epoca denominati Federazione delle liste verdi, registrano il picco di successo raggiungendo il 3,8 per cento dei voti alle elezioni europee. Successivamente, la Federazione dei verdi ha subito un progressivo declino di consensi, che ha portato nel 2021 alla sua fusione nel più ampio progetto ecologista di Europa Verde.

Negli ultimi anni, altri partiti (in particolare Sinistra Ecologia Libertà e Movimento Cinque stelle) hanno dedicato un’importante parte delle loro agende politiche all’economia verde e allo sviluppo sostenibile. A livello locale, alcune liste civiche, pur non aderendo a una specifica ideologia politica, hanno concentrato la loro attenzione su problematiche ambientali legate ai territori.

In un recente studio abbiamo fornito evidenza empirica dell’impatto che i partiti politici ambientalisti hanno sulle politiche ambientali locali nei comuni italiani. La ricerca si è concentrata sulle elezioni comunali che si sono tenute nel nostro paese tra il 2011 e il 2019 e ha verificato se i sindaci sostenuti da coalizioni pro-ambiente abbiano effettivamente migliorato i risultati delle politiche ambientali, in particolare rispetto alla raccolta differenziata. Il lavoro si inserisce in un più ampio dibattito accademico, ma con importanti conseguenze per l’opinione pubblica, sulla congruenza tra piattaforme elettorali elaborate dai partiti in coerenza con le preferenze dei loro elettori e politiche di governo, un dibattito che prende in considerazione la capacità/opportunità/interesse dei partiti di tradurre programmi e promesse elettorali in decisioni e risultati politici.

Lo studio

L’analisi dei dati si fonda su un metodo di valutazione controfattuale basato sul confronto tra elezioni in cui il candidato sindaco verde ha vinto con un piccolo margine rispetto a elezioni in cui il candidato sindaco verde ha perso per pochi voti. Questo metodo ci ha consentito di costruire uno scenario alternativo in cui abbiamo stimato i livelli di raccolta differenziata realizzati qualora non fosse stato eletto un sindaco sostenuto da partiti o liste civiche ambientaliste. La differenza media tra i dati reali e lo scenario controfattuale ci ha restituito l’impatto ricercato.

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L’analisi è stata condotta utilizzando tre diverse definizioni di “candidato sindaco verde”, da più a meno restrittiva. In particolare, rientrano nella definizione più restrittiva i candidati sindaco sostenuti da almeno una lista locale facente riferimento esplicito alle parole “verde”, “ecologia” o “ambiente” nella propria denominazione (termini identificati tramite text-mining) oppure sostenuti dai due partiti politici apertamente ambientalisti: la Federazione dei verdi e Sinistra Ecologia Libertà. La definizione più inclusiva comprende invece anche i partiti che hanno dedicato almeno il 10 per cento del loro programma elettorale a temi ambientali o che hanno ottenuto un punteggio compreso tra 0 e 3 sulla scala da 0 a 10 del Chapel Hill Expert Survey (Ches), dove un punteggio pari a 0 indica una “forte enfasi sulla protezione ambientale anche a costo della crescita economica” (ad esempio nel 2010 il partito della Rifondazione comunista ha ottenuto un punteggio pari a 1,625). Nella nostra analisi, consideriamo gli aggiornamenti del 2010, 2014 e 2019 e assegniamo ai partiti i punteggi più vicini rispetto all’anno delle elezioni locali.

I risultati

I risultati relativi alla definizione più restrittiva sono riportati nella figura 1 e mostrano un incremento significativo delle percentuali di raccolta differenziata nei comuni guidati da governi locali verdi. In particolare, si ravvisa un forte aumento nella raccolta della carta, dell’organico e dei rifiuti ingombranti. Allo stesso tempo, un’analisi dei dati di bilancio dei comuni ha mostrato che l’aumento non è stato accompagnato da un maggiore investimento in politiche ambientali o nella raccolta dei rifiuti. Inoltre, lo studio evidenzia come i miglioramenti derivino, almeno in parte, dall’attuazione di politiche locali specifiche, come la raccolta rifiuti su chiamata e l’istituzione di centri di raccolta. Utilizzando invece la definizione più allargata di governo locale verde, non emerge alcun aumento statisticamente significativo relativo alla quota di raccolta differenziata.

Figura 1 – Quota di raccolta differenziata totale e per tipologia di rifiuto

La nostra analisi suggerisce che un impegno politico mirato e concreto delle pratiche di gestione dei rifiuti possa portare a risultati significativi anche senza aumenti di spesa. In altri termini, i partiti che hanno una sensibilità ambientale riescono a incidere sulle politiche locali tramite l’innovazione e l’efficienza nelle pratiche esistenti. A titolo d’esempio, il riciclaggio di materiali organici e di carta è migliorato in maniera significativa nelle municipalità guidate da sindaci verdi.

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In conclusione, lo studio apre nuove prospettive nell’analisi del ruolo dei partiti e delle liste civiche ambientaliste a livello locale e suggerisce in particolare che i sindaci verdi, quando sono eletti, realizzano in buona parte i contenuti delle loro piattaforme politiche e offrono soluzioni per una gestione più sostenibile dell’ambiente urbano.

* Le opinioni qui espresse sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente quelle delle istituzioni a cui appartengono.

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Dall’astensione al voto populista

  1. Savino

    Il problema ambientale si risolve dall’alto, non dal basso. E’ inutile rovistare tra i rifiuti di un comune cittadino quando le multinazionali e Stati come Cina, India, USA, Paesi Arabi inquinano terribilmente.

    • Federico

      A mio avviso l’approccio top-down è necessario tanto quanto la sensibilizzazione di massa. Esistono due questioni ambientali distinte e non necessariamente dipendenti tra loro, che potremmo definire “macro” e “micro”.
      Nel primo caso ci riferiamo ai grandi temi globali (innalzamento delle temperature, inquinamento delle acque, disastri ecologici ecc) da cui dipende molto probabilmente il futuro dell’umanità e che, come affermi, difficilmente possono trovare una soluzione che non implichi soprattutto un approccio dall’alto.
      D’altra parte, come detto sopra, esiste anche una questione “micro”, che riguarda, se vogliamo, principalmente il benessere del cittadino ed il suo interesse a vivere in un ambiente pulito, adatto ed efficiente. In questo caso Cina, USA, OPEC e via dicendo, hanno poco a che vedere con temi come riduzione dell’uso dell’auto nelle grandi città, raccolta differenziata o efficientamento energetico, così come progetti che vadano in queste direzioni, anche laddove pienamente e globalmente implementati, potrebbero avere un impatto non particolarmente significativo sull’inquinamento a livello globale (che sappiamo derivare anche, e forse principalmente, da fattori su larga scala legati a produzione alimentare, energetica ecc ecc).
      In alcuni casi, effetti negativi “macro” possono persino avere conseguenze favorevoli a livello “micro”: penso al nord Italia che sta vivendo un inverno particolarmente mite e che nelle grandi città si traduce in un minore utilizzo del riscaldamento con un minore impatto sull’aria a livello locale.
      Questo significa che un approccio vada preferito ad un altro? O forse ci troviamo di fronte ad una questione complessa, che necessita di tutti gli strumenti a nostra disposizione: da politiche forti di massa a strumenti di “fine tuning” a livello locale e con la partecipazione “dal basso” di tutti i cittadini ?

      • Savino

        Nonostante le prediche sulla differenziata, molte delle nostre più grandi città sono più sporche di qualche decennio or sono. E se quantitativamente i rifiuti sono considerati troppi, il problema è comunque “macro”, legato al consumismo e alle tante cose inutili e dannose che fa acquistare alla gente e che fa repentinamente cambiare, come per gli elettrodomestici e i prodotti tecnologici. Diciamolo che la tanto decantata tecnologia, oltre agli altri danni che provoca, inquina.

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