Dal 1° ottobre l’asta “del giorno prima” per determinare il prezzo dell’energia elettrica si svolge sulla base di segmenti temporali di 15 minuti, non più 60 minuti. Dovrebbe garantire l’affidabilità della rete. Per ora ha solo portato rincari.
Perché l’Ue ha cambiato sistema
Dal 1° ottobre 2025 il sistema europeo di distribuzione di energia elettrica è cambiato in modo significativo. Fino al 30 settembre il prezzo della maggior parte della energia elettrica veniva determinato con una asta “del giorno prima” in cui venivano assegnate 24 quote di produzione oraria ai produttori. Il risultato era che per ogni ora si generava un Pun (prezzo unico nazionale) a cui i venditori si impegnavano a immettere la necessaria quantità di elettricità.
Dal 1° ottobre l’asta del giorno prima si svolge sulla base di segmenti temporali di 15 minuti, non più 60 minuti. La riforma è stata decisa dalla Commissione europea in modo da permettere una maggiore granularità, favorendo quei produttori che hanno difficoltà a garantire 60 minuti interi di fornitura. La Commissione si aspetta che il nuovo sistema garantisca maggiore affidabilità della rete e costi più bassi.
Poco incoraggianti i primi risultati
Dopo qualche mese, si può tentare un primo bilancio, benché preliminare, dell’efficacia del nuovo sistema. Il risultato non è incoraggiante: a prima vista, l’asta dei 15 minuti sembra aver reso il costo della elettricità più caro rispetto a prima.
Per valutare l’efficacia del nuovo sistema a 15 minuti è necessario tener conto che storicamente il prezzo dell’energia elettrica è legato al costo del gas, che è di gran lunga il combustibile più usato nelle centrali italiane.
Figura 1

Vediamo il prezzo di un MWh, usando il Pun medio giornaliero, e il prezzo del gas per il periodo da metà dicembre 2024 fino a oggi.
I due grafici mostrano in blu il periodo in cui il Pun veniva prodotto con aste di 60 minuti e in rosso il periodo in cui il sistema è passato alle aste di 15 minuti. Il legame tra le due variabili sembra essersi spezzato, se non addirittura invertito.
La differenziazione è ancora più chiara se facciamo il confronto diretto. I punti blu, che indicano le coppie Pun-gas per i periodi di aste a 60 minuti, hanno una chiara pendenza positiva: ciò indica che il prezzo della elettricità sale e scende con il prezzo del gas. Per i punti in rosso, con aste di 15 minuti, la relazione è molto meno chiara e, in ogni caso, il prezzo della energia elettrica è sensibilmente più alto. In alcuni giorni, il Pun con il prezzo del gas sotto i 30 euro è stato più alto di quando il gas era sopra i 50 euro.
Figura 2

Una semplice regressione lineare conferma la rottura della relazione tra prezzi del gas e dell’energia elettrica. Di seguito, riportiamo le stime dei coefficienti di tre modelli econometrici. Nel primo il prezzo dell’energia elettrica è spiegato solo dal prezzo del gas, senza distinzione di periodi temporali. Nel secondo si aggiunge una dummy che ha il valore di “0” per i dati precedenti il primo ottobre e “1” nel periodo successivo, sostanzialmente separando la stima della costante prima e dopo il cambio di sistema di asta. Il terzo modello usa la dummy anche in relazione al prezzo del gas, permettendo di distinguere non solo la costante, ma anche il fattore moltiplicativo.
PUN = 57.3231 + 1.7078 ⇥ GAS PUN = 37.1993 + 2.1622 ⇥ GAS + 15.8433 ⇥ Q15
PUN = 33.8982 + 2.2474 ⇥ GAS — 4.4656 ⇥ GAS ⇥ Q15 + 153.4075 ⇥ Q15
I coefficienti stimati (tutti con significatività altissima), suggeriscono che con l’introduzione del sistema di aste a 15 minuti i prezzi della energia elettrica sono sistematicamente saliti. Addirittura, nel terzo modello la relazione con il prezzo del gas si inverte di segno, passando da positiva a negativa.
Dinamiche di prezzo da approfondire
La differenza di prezzo che possiamo stimare in concomitanza con il cambio di tipo di asta è molto rilevante. Usando i dati del secondo modello possiamo stimare quale sarebbe stato il prezzo dell’energia elettrica nel caso si fosse tenuta la stessa relazione tra gas ed elasticità registrata con le aste di 60 minuti nel periodo in cui si sono tenute ogni 15 minuti.
Dal 1° ottobre al 12 dicembre 2025 il Pun medio reale è stato di 119.3158 euro, mentre in base alla relazione gas-elettricità precedenti, sarebbe stato di 102.7836 euro. Il che equivale a una differenza di circa 16.5 euro, all’incirca il 16 per cento di sovrapprezzo.
La nostra semplice analisi non permette di chiarire con precisione cosa è accaduto. Di certo, però, nei primi mesi di applicazione del nuovo sistema di asta si è registrato un forte incremento del prezzo dell’energia elettrica rispetto a quello che ci si sarebbe aspettato in base al tradizionale andamento del prezzo del gas. È quindi necessario approfondire le dinamiche del prezzo dell’energia per valutare eventuali interventi correttivi.
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Pietro Della Casa
A me pare che lo scopo di un’asta sia massimizzare il prezzo, e aumentando il numero dei partecipanti si rende l’asta più efficiente, ossia il prezzo sale. Quindi il risultato era prevedibile, previsto e voluto.
Giulio Beseghi
Lo scopo di un’asta è massimizzare il welfare totale, non il prezzo. Passare a 15 minuti non significa necessariamente aumentare il numero di partecipanti. Il meccanismo di clearing è identico a prima, solo la durata dei periodi è diversa.
NicSal
Forse tra i regressori potrebbe essere utile inserire dinamica dei volumi scambiati, che può influire sul prezzo marginale. La Borsa funziona a marginal price. Potrebbe spiegare qualcosa. É una ipotesi.
Giulio Beseghi
Parlare di prezzo dell’energia solo menzionando il gas (e non la domanda, che cresce in inverno) non ha alcun senso.
Ha anche poco senso prendere l’Italia come paese isolato, dato che le aste co-ottimizzano il mercato europeo. Un rincaro in Italia potrebbe aver abbassato il prezzo dei paesi vicini.
Bisognerebbe anche poi guardare i costi di bilanciamento di domanda/generazione, che in teoria sono più bassi in un mercato a 15 minuti (dato che il mercato dovrebbe assestarsi su valori più “istantanei” di dispacciamento e quindi che riflettono meglio la domanda).
Aggiungo che sono un po’ di parte su questo argomento, ottimizzo batterie nel mercato energetico e per noi un mercato a 15 minuti è molto più efficiente che a 60, perché possiamo fornire elettricità quando serve davvero.
Simone Pajusco
Il passaggio a 15 minuti spesso esaspera i picchi di prezzo dovuti all’intermittenza delle rinnovabili, che prima erano “smorzati” dalle offerte orarie.
Una centrale a gas ora può essere chiamata a produrre solo per 15 minuti, ma questo non è fisicamente possibile in quanto devono rimanere accese almeno un’ora.
Quei 15 minuti di “flessibilità” gli operatori li fanno pagare, giustamente, a caro prezzo.
È semplicemente il costo da sostenere inizialmente per avere una rete moderna e flessibile.
NicSal
Un ‘altra ipotesi potrebbe forse riguardare gli sbilanciamenti. La programmazione su base del quarto d’ora potrebbe essere, almeno inizialmente, più complessa sia per le immissioni che per i prelievi, e generare più sbilanciamenti rispetto all’assetto precedente., con conseguenti maggiori prezzi finali. Potrebbe essere utile guadare ai dati dei mercati di aggiustamento e agli sbilanciamenti compensati in tempo reale. Solo una ipotesi, tutta da verificare. Grazie