La Commissione europea ha aderito a Pax Silica, l’accordo voluto dagli Usa su chip e IA. Nessun media ha dato notizia della lunga discussione tra i governi della Ue. E l’opinione pubblica europea ha scoperto un’alleanza tecnologica strategica a cose fatte.

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Chi ha aderito alla Pax Silica

Il 23 giugno la Commissione europea, insieme a Germania e Grecia, ha firmato a Washington l’adesione a Pax Silica, l’alleanza tecnologica guidata dagli Stati Uniti su semiconduttori, minerali critici e infrastrutture per l’intelligenza artificiale. L’Olanda ha aderito separatamente lo stesso giorno. Se la Germania ha sottoscritto l’intesa come prima potenza manifatturiera europea, la Grecia lo ha fatto sulla base della Dichiarazione di sicurezza economica bilaterale con Washington del 7 novembre 2025, citata dal sottosegretario di stato Usa per gli Affari economici Jacob Helberg, che della Pax Silica è il promotore, come un precursore diretto dell’accordo.

Si tratta di una tra le decisioni di allineamento tecnologico più ampie prese dall’Unione europea nell’ultimo decennio. E quasi nessuno l’ha vista arrivare.

Un percorso istituzionale, non un’imboscata

Non siamo di fronte a un negoziato segreto. Il processo di adesione alla Pax Silica è interamente ricostruibile su fonti pubbliche. A marzo gli ambasciatori dei 27 paesi Ue a Bruxelles, che preparano le decisioni dei ministri, hanno bocciato la prima richiesta della Commissione di autorizzare i negoziati con gli Stati Uniti. La Francia era contraria, anzi ha definito l’iniziativa un tentativo di “colonizzare l’Europa” (Euronews). L’autorizzazione è arrivata solo all’inizio di giugno, con il via libera del Coreper. Germania, Italia e Olanda erano invece schierate a favore, a sostegno di un fronte comune con Washington.

Tutto regolare, dal punto di vista procedurale. Quello che manca è la copertura dei media.

Nelle settimane precedenti la firma, l’unico resoconto dettagliato del dibattito interno ai governi europei si trova su canali specialistici (Euractiv, Euronews), ripreso da pochi altri. Nessuna copertura di quel dibattito è arrivata, nello stesso periodo, su Le Monde, Financial Times o FAZ. La stampa generalista dei paesi i cui governi stavano discutendo la decisione non se ne è occupata fino al giorno della firma, e neanche dopo. Anche la conferma ufficiale è una nota tecnica, non un annuncio per il grande pubblico.

Non è un caso isolato, è un’abitudine. La cronaca arriva solo a cose fatte, non durante il dibattito. Lo confermano i dati Google Trends: nei principali paesi firmatari l’interesse per “pax silica” è rimasto pressoché assente per mesi, con un picco concentrato nella settimana della firma.

Figura 1 – Interesse di ricerca settimanale per “pax silica” e “digital sovereignty” in Italia, luglio 2025 – luglio 2026

Coincidenze: il saggio di Helberg contro la “sovranità digitale”

C’è un dettaglio da sottolineare. Lo stesso 23 giugno, Jacob Helberg ha pubblicato sul canale Substack ufficiale del Dipartimento di stato un saggio contro la “sovranità digitale”: il termine con cui, scrive, le Nazioni Unite e il loro Global Digital Compact spingono ogni paese a costruirsi capacità tecnologiche autonome. Il segretario di stato definisce il concetto “arretrato e controproducente” e propone come alternativa la “sovranità dell’innovazione”: cooperare tra alleati invece di duplicare le stesse capacità ovunque. Pax Silica, scrive, è proprio questo: “la logica” che dovrebbe sostituire la sovranità digitale.

Il saggio non nomina l’Unione europea: il bersaglio esplicito è l’Onu. Ma “sovranità digitale” è esattamente il termine con cui Bruxelles descrive da anni la propria politica tecnologica. Insomma, lo stesso giorno in cui l’Ue aderiva alla Pax Silica, l’architetto di quell’alleanza pubblicava un saggio che liquida, senza nominarla, la cornice concettuale su cui si fonda la politica tecnologica europea.

E l’Italia?

La domanda che resta aperta riguarda direttamente noi. L’Italia non ha ancora firmato la Pax Silica, ma il 25 giugno ha sottoscritto a Washington la dichiarazione congiunta sull’AI Opportunity e, secondo quanto ha dichiarato al Corriere della Sera l’ambasciatore Armando Varricchio – inviato speciale del ministero degli Affari esteri per l’innovazione e le nuove tecnologie firmerà a breve un memorandum sui minerali critici.

È destinata a ripetersi la sequenza che ha portato alla firma della Pax Silica – autorizzazione discussa a Bruxelles, dibattito assente sulla stampa nazionale, firma e notizia a cose fatte? Una soluzione minima per evitare la totale assenza di notizie esisterebbe già: la pubblicazione sistematica, da parte del Consiglio, dell’ordine del giorno e degli esiti delle riunioni Coreper su dossier di questa portata, prima del voto finale. Non i verbali integrali, solo cosa si discute e quando. Altrimenti, l’opinione pubblica europea continuerà a scoprire le proprie alleanze tecnologiche il giorno della firma, non prima.

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