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Il ritorno dei voucher: cosa insegna l’esperienza del passato

La legge di bilancio prevede la reintroduzione dei voucher in agricoltura, turismo e ristorazione. L’analisi di quanto accaduto nel 2012-2014 suggerisce che gli effetti relativi all’emersione di nuovi rapporti di lavoro potrebbero essere modesti.

I voucher nel periodo 2012-2014

A cinque anni dalla loro abolizione, i voucher sono tornati al centro dell’attenzione. La proposta contenuta nella legge di bilancio prevede la reintroduzione dello strumento, con la possibilità di utilizzo fino a un massimo di 10 mila euro netti l’anno per lavoratore, nei soli settori dell’agricoltura, della ristorazione e del turismo.

Possiamo allora provare a valutare quale potrebbe essere l’effetto della reintroduzione dei voucher guardando all’esperienza passata. In un nostro recente lavoro, intitolato Do Alternative Work Arrangements Substitute Standard Employment? Evidence from Worker-Level Data (la bozza provvisoria può essere richiesta agli autori) abbiamo analizzato i dati sulle carriere lavorative di un campione rappresentativo di utilizzatori di voucher tra il 2012 e il 2014. Si tratta di un periodo in cui le restrizioni sull’utilizzo di questa forma contrattuale furono molto allentate e in cui, di conseguenza, il numero di voucher ebbe un forte aumento, come emerge anche dalla figura 1.

Figura 1 – Valore totale dei voucher utilizzati, in milioni di euro

Fonte: elaborazione degli autori su estratti conto Inps.

Per valutare gli effetti dei voucher abbiamo adottato la prospettiva dei lavoratori che li utilizzano. Osservando le dinamiche nella loro carriera lavorativa nel momento in cui vi accedono, possiamo stabilire se, come nelle intenzioni del legislatore, questo tipo di lavoro si aggiunge ad altre fonti di reddito preesistenti, aumentando quindi la capacità contributiva dei beneficiari e, più in generale, il loro reddito dichiarato. In base all’ipotesi alternativa, paventata dagli oppositori della misura, nel momento in cui si accede a un voucher si perderebbero migliori opportunità lavorative, legate a forme contrattuali dotate di maggiori tutele per i lavoratori. Il voucher andrebbe insomma a sostituire un reddito dichiarato ottenuto attraverso condizioni contrattuali più vantaggiose.

Un’opportunità per aumentare il reddito dichiarato o una perdita di tutele?

Il nostro modello econometrico tiene conto delle differenze individuali, ad esempio, tra chi utilizza i voucher in modo più intensivo e chi invece ne fa un uso più sporadico. Inoltre, corregge per la distorsione da selezione legata al fatto che possiamo osservare un reddito solo per coloro che scelgono di lavorare in un dato periodo, un classico problema che emerge nella stima dei modelli di offerta di lavoro.

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I risultati dell’analisi mostrano che un aumento del 10 per cento nel reddito guadagnato tramite i voucher comporta una riduzione nel reddito percepito attraverso forme contrattuali diverse di circa il 3,5 per cento in media. Quindi, vi è sicuramente una quota di lavoratori per i quali le opportunità di lavoro con condizioni contrattuali migliori si riducono a seguito dell’accesso a un voucher. Al tempo stesso, si osserva una riduzione nel reddito ottenuto tramite trasferimenti sociali (ad esempio i sussidi di disoccupazione, ma anche le indennità di malattia) di circa lo 0,8 per cento. Vi è infine un modesto effetto positivo sui redditi complessivi dichiarati dagli individui, con un aumento che si aggira in media attorno allo 0,4 per cento.

La valutazione complessiva dei risultati ci porta a concludere che i voucher producono un aumento nelle fonti di guadagno ufficiali, ma è un effetto quantitativamente molto limitato. Vi sono inoltre rilevanti effetti indesiderati dovuti alla perdita di reddito attraverso contratti con maggiori tutele per i lavoratori. In base alle nostre stime, l’abolizione dei voucher avvenuta nel 2017 avrebbe prodotto una riduzione nel reddito ufficiale di chi li utilizzava soltanto del 4 per cento, contro un aumento del reddito ottenuto da fonti diverse e più tutelate di circa il 35 per cento.

Gli effetti dei voucher sugli utilizzatori anomali

La nostra analisi si è anche concentrata su un gruppo di “utilizzatori anomali” dello strumento dei voucher. Mentre la maggior parte degli utilizzatori percepiva redditi in genere abbastanza limitati attraverso questo strumento, vi era anche una minoranza di utilizzatori (poco più dell’1 per cento) che annualmente arrivava a guadagnare cifre superiori a 5 mila euro nel periodo 2012-2014. La legislazione dell’epoca poneva un limite lordo di circa 6.667 euro ai redditi cumulabili individualmente attraverso i voucher nel corso dell’anno e nelle recenti proposte di legge si ipotizza un limite ancora più elevato. Sfruttando la soglia imposta dalla legge, abbiamo confrontato i lavoratori che, raggiunto il limite annuale, avevano minori possibilità di accesso ai voucher, con coloro che, pur guadagnando cifre alte tramite lo strumento, non avevano raggiunto il limite annuale.

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I risultati contenuti nella figura 2 mostrano che, una volta raggiunta la soglia massima, il reddito da voucher si riduce significativamente, il reddito da lavoro aumenta debolmente, ma solo nel breve periodo, e i sussidi restano invariati. Di conseguenza, il reddito complessivo diminuisce progressivamente nel tempo e i lavoratori sono spinti fuori dal mercato del lavoro, perlomeno da quello formale. 

Figura 2 – Stime dell’effetto del raggiungimento della soglia di reddito massimo da voucher nell’anno sui redditi degli utilizzatori anomali tra il 2012 e il 2014

Nota: I quattro panel mostrano i coefficienti che stimano l’effetto del raggiungimento della soglia di reddito da voucher su quattro diverse variabili dipendenti, rispettivamente reddito da voucher (AWAs Income), reddito da lavoro esclusi i voucher (Labor Income), trasferimenti sociali forniti dall’Inps (Other Income), e reddito totale (Total Income).
Fonte: elaborazione degli autori estratti conto Inps.

L’analisi mostra che nel gruppo di “utilizzatori anomali” prevalgono gli effetti positivi sul reddito complessivo. Al tempo stesso, non si nota un significativo aumento nel reddito derivato da altre forme contrattuali con un minor utilizzo dei voucher. In questo gruppo sembra insomma che i voucher abbiano l’effetto auspicato dal legislatore. Un’ipotesi coerente con i risultati è quella che i rapporti di lavoro in cui i voucher vengono utilizzati in modo molto intensivo siano più soggetti ai rischi di illegalità e alla sotto-dichiarazione dei redditi. Occorre tuttavia sottolineare che il gruppo per cui gli effetti dei voucher sembrano essere più positivi è numericamente molto limitato rispetto alla popolazione generale di chi vi fa ricorso. I voucher, insomma, non hanno prodotto un’esplosione nell’emersione dei rapporti lavorativi anomali.

Se il Parlamento re-introdurrà lo strumento dei voucher, occorrerà un attento monitoraggio delle soglie massime di utilizzo, che risultavano solo parzialmente rispettate nell’esperienza del periodo 2012-2014. Occorrerebbe inoltre individuare le categorie più soggette al raggiungimento delle soglie per avviare una riflessione su riforme del quadro normativo per questo gruppo di lavoratori, in modo da evitare che i voucher diventino uno strumento applicato anche a rapporti lavorativi ben strutturati, che meriterebbero un miglior sistema di tutele.

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