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Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".
Dopo aver letto l’intervento ricco e approfondito di Ivan Beltramba, chiediamo ospitalità per descrivere il punto di vista della società concessionaria che realizzerà l’infrastruttura e garantirà il servizio del people mover.
UN LUNGO PERCORSO
Ogni città fa le proprie scelte in base a necessità e risorse a disposizione: sul tema dell’accessibilità all’aeroporto Marconi la città di Bologna ha scelto nel 2007 il people mover. Da allora l’opera è stata attentamente vagliata da tutti i soggetti pubblici e tecnici competenti secondo la normativa. Sono stati realizzati accordi di programma e conferenze dei servizi, che hanno visto la partecipazione di Regione, provincia e comune di Bologna. È stata indetta e assegnata regolarmente una gara, a seguito della quale la società aggiudicataria ha sottoposto il progetto definitivo a valutazione d’impatto ambientale, e a regolare conferenza dei servizi, riunita per tredici volte alla presenza di 39 enti. Il rispetto delle procedure e delle norme è stato massimo, a garanzia di tutti, tanto che il progetto è stato ripubblicato eccezionalmente per 60 giorni per sottoporre all’approvazione dei cittadini lo spostamento di 100 metri del terminal del people mover all’interno della stazione ferroviaria di Bologna. Si può quindi non essere d’accordo sull’infrastruttura in sé, ma si deve ricordare che la valutazione sulla sua utilità pubblica è già stata fatta al termine di un ampio e partecipato processo politico e tecnico. Nel momento di individuare l’infrastruttura cui ricorrere per il collegamento città -aeroporto, tra l’utilizzo del sistema ferroviario metropolitano (Sfm) e la realizzazione dell’infrastruttura dedicata people mover, Bologna ha scelto la seconda valutandola preferibile in termini di rapporto costi benefici rispetto alla funzione da assolvere.
In questo modo la città ha scelto di specializzare le infrastrutture di trasporto secondo l’utenza: il people mover è un’infrastruttura cosiddetta “punto-punto” su sede propria, veloce e molto frequente, adatta all’utenza aeroportuale; la rete Sfm è invece un sistema trasportistico a rete diffusa su ampio territorio, soggetto a interferenze con altre linee e a coincidenze, che serve prevalentemente un’utenza pendolare, con tante fermate, velocità e frequenza più basse.
UN TRENO PER LÂ’AEROPORTO?
LÂ’intervento ipotizzato dal professor Beltramba, finalizzato allÂ’utilizzo dell’Sfm per raggiungere lÂ’aeroporto, consisterebbe nella costruzione di “soli” 8 chilometri di ferrovia, per realizzare i quali sarebbe però necessario superare preesistenze infrastrutturali rilevanti: due linee ferroviarie (linea Av e linea Bologna-Verona) a ovest, oltre che lÂ’autostrada, il fiume Reno, la linea ferroviaria di cintura, la Bologna-Venezia e la viabilità stradale locale, senza considerare che il soggetto attuatore è Fer Infrastrutture, con tempi di decisione e attuazione né certi né prevedibili. Anche il people mover dovrà in parte attraversare alcune di queste infrastrutture nel suo percorso, ma sicuramente con modalità meno impattanti e costose e nellÂ’ambito di un progetto oggi già approvato e finanziato, con un soggetto attuatore privato, impegnato contrattualmente al rispetto di tempi definiti. Ipotizzando che il prolungamento di 8 chilometri sia realizzato, lÂ’altro tema riguarderebbe la qualità del servizio. Alcuni viaggiatori della linea Ancona-Milano potrebbero arrivare direttamente allÂ’aeroporto Marconi senza interscambi, ma ciò non varrebbe per i viaggiatori di altre importanti direttrici (tratte Bologna-Verona e Bologna-Venezia), né per i clienti dellÂ’alta velocità . In questa soluzione quindi la gran parte dei passeggeri diretta allÂ’aeroporto si troverebbe in ogni caso a dover fare un interscambio nella stazione di Bologna Centrale, e con una fermata in più verrebbero penalizzati i pendolari della direttrice Ancona-Milano che vedrebbero aumentare i tempi di percorrenza.
Voler far convivere sulla stessa infrastruttura due utenze molto diverse (quella aeroportuale e quella pendolare) porterebbe alla non soddisfazione di entrambe: se infatti l’utenza aeroportuale chiede rapidità e spazio per i bagagli, i pendolari chiedono maggiori posti a sedere e maggiore intensità del servizio. Anche laddove è stata preferita l’infrastruttura ferroviaria, ad esempio con il Malpensa Express da Milano Cadorna, si tratta sempre di un’infrastruttura sì ferroviaria (giustificata dai circa 50 chilometri che ci sono tra la città e l’aeroporto) ma pur sempre dedicata e specializzata nel trasporto città -aeroporto, con materiale rotabile ad hoc e gran parte delle corse dirette.
IL VALORE DELLÂ’OPERA
Il People Mover ha un costo per chilometro quattro volte inferiore alla ferrovia e verrà realizzato tramite project financing, cioè con l’apporto di capitali privati per il 75 per cento e per il 25 per cento di capitali pubblici (contributo di Regione e Sab). È una normale formula della finanza di progetto, dove la presenza pubblica non solo è prevista, ma anzi è motivata dal fatto che si tratta di un’infrastruttura a servizio di un aeroporto pubblico, il cui sviluppo è nell’interesse del territorio regionale e da quest’ultimo fortemente promosso (la progettazione del people mover è già stata inserita nel piano di sviluppo aeroportuale previsto per il 2023). Le risorse con cui verrà realizzato il people mover non saranno sottratte ad altre opere, come ad esempio il Sfm di Bologna, il quale godrà molto probabilmente anche di finanziamenti pubblici (circa 270 milioni di euro) precedentemente allocati per la realizzazione del metrò e poi quasi sicuramente convertiti a favore del Sfm, grazie all’intervento del sindaco di Bologna presso il governo centrale e regionale. Il socio privato di maggioranza della Marconi Express spa si è vincolato a rimanere nella compagine azionaria fino a diversa volontà degli altri soci, a testimonianza del fatto che crede nell’opera e nella sua capacità di generare valore. Altri soggetti industriali e finanziari stanno dichiarando un forte interesse a entrare nell’azionariato e stanno conducendo le relative due diligence: l’ingresso di nuovi soci e la conseguente variazione delle quote di partecipazione sarà concordata fra le parti. Non è quindi vero che il “rischio imprenditoriale” dell’opera verrà scaricato dal socio privato sulle spalle di quello pubblico.
MEGLIO CON IL PEOPLE MOVER
Il people mover è stato pensato per i viaggiatori dell’aeroporto, tenendo conto del loro numero e delle loro caratteristiche. Nel complesso, nei primi anni di esercizio, si avrà una capacità annua di circa 3,5 milioni di passeggeri, a fronte di una domanda pari a circa 1 milione di passeggeri, pari al 20 per cento circa della domanda aeroportuale. Il sistema è già stato pensato per adattarsi all’evoluzione della domanda tramite l’introduzione di ulteriori veicoli e nel tempo si potrà arrivare a garantire una capacità pari a circa 720 passeggeri all’ora per direzione. Il people mover risponde a tutte le esigenze della clientela aeroportuale: velocità (7’20’’ durata del viaggio), frequenza (3’50’’ il tempo medio di attesa), chiara riconoscibilità nel terminal e in stazione. Il sistema viaggerà interamente su sede propria, con vetture progettate ad hoc con incarrozzamento a raso, spazi per i bagagli eccetera. I dati di Sab indicano la provincia di Bologna come catchment area principale dello scalo, con punte di oltre il 70 per cento per il segmento incoming, seguita dal resto delle province dell’Emilia-Romagna. Nel comune di Bologna, le zone del centro storico, della Stazione Centrale e del quartiere San Donato sono i principali attrattori/generatori del traffico aeroportuale del Marconi. Quote non trascurabili di viaggiatori provengono dalla Toscana, in particolare dal bacino di Firenze, e dalla Lombardia, entrambe in aumento dopo l’apertura del servizio di alta velocità . Tutto questo dimostra molto chiaramente che l’area di influenza del Marconi non si limita alla sola città di Bologna e che quindi è una buona idea attestare presso la stazione ferroviaria di Bologna Centrale un collegamento diretto in aeroporto: da qui si possono servire sia i cittadini bolognesi, sia l’utenza aeroportuale proveniente da altre città o da regioni limitrofe col treno. L’attuale attestazione della stazione del people mover al di sopra della stazione Av risulta perciò essere in posizione assolutamente strategica per servire questa tipologia di utenza.
Rita Finzi, Presidente Marconi Express spa
Troviamo giusto che i mezzi di informazione si occupino delle vicende dell’Università , anche quando queste non sono le più esaltanti. Niente da dire, quindi, a proposito dell’attenzione che alcuni giornali,siti ecc. hanno recentemente dedicato a un concorso svoltosi presso la Facoltà di Economia dell’Università dell’Insubria (dove lavoriamo in qualità di ricercatori e professori) se non un generale apprezzamento per il ruolo positivo che spesso l’informazione svolge appunto nel portare alla luce situazioni davvero imbarazzanti.
Formalmente – veniamo adesso al concorso in questione e al commento che gli ha dedicato Fausto Panunzi – la Facoltà non c’entra con gli esiti della valutazione : c’è una commissione che valuta e c’è un rettore che sancisce la legittimità della procedura. La Facoltà non può che prenderne atto. Tuttavia c’è un obiettivo di trasparenza e di massima correttezza che la Facoltà di Economia dell’Insubria vuole perseguire.
Crediamo che vada letta in tal senso  la sua probabile decisione di non chiedere (in questo caso) l’anticipazione della presa di servizio del vincitore della valutazione comparativa in oggetto, in modo da lasciare il tempo adeguato perché ogni ombra sia dissipata. Se così sarà , avremmo da parte della Facoltà un modo per schierarsi concretamente , e non solo a parole (più o meno facili), a favore di quegli obiettivi di trasparenza e correttezza che prima richiamavamo.
Gianluca Colombo
Patrizia Gazzola
Angelo Guerraggio
IL PRESIDENTE INAS-CISL SCRIVE
Leggo con stupore e indignazione l’articolo di Andrea Tardiola “L’invalidità e la fabbrica delle domande”,  pubblicato dalla rivista on line “La Voce”, che contiene affermazioni di carattere denigratorio del ruolo e dell’azione dei patronati in tema di invalidità civile. In merito a quanto l’autore afferma sulla ripartizione del finanziamento dei patronati, è necessario precisare che, in generale, la distribuzione del fondo non è direttamente proporzionale al numero di domande presentate agli enti previdenziali, ma è collegata al riconoscimento dei benefici economici connessi alla liquidazione delle varie prestazioni assistenziali e previdenziali. Ciò significa che il patronato riceve il finanziamento soltanto se alla domanda di accertamento dello status di invalidità civile presentata corrisponde la liquidazione di una provvidenza economica (pensione di inabilità o assegno di invalidità o indennità di accompagnamento).
Va da sé che la soluzione prospettata dall’autore, in ordine a diversi criteri di distribuzione delle risorse riservate ai patronati, è priva di significato in quanto erronee le premesse. In particolare, non risulta conforme al dettato normativo il sillogismo tra “riconoscimento dello status di invalido” e “percezione dei benefici economici connessi “, in quanto – ad oggi – è sufficiente vedersi riconosciuta una percentuale di invalidità pari almeno al 34% per essere ritenuto invalido  e poter comunque accedere ad una pluralità di diritti, la maggior parte dei quali è legata all’accesso al mondo del lavoro e ai rapporti ad esso correlati.
In questo contesto, appare opportuno ricordare che, per ottenere un beneficio economico in qualità di invalido civile occorre essere in possesso di una percentuale di invalidità pari almeno al 74% e di redditi non particolarmente elevati.
Per quanto concerne l’affermazione che il 95% delle istanze di riconoscimento dello status di invalido è stato presentato dai patronati nel 2010, tale dato corrisponde al vero ed è conseguenza  non solo del fatto che il patronato è il primario riferimento in tema di diritti dei cittadini, ma anche del fatto che la procedura per la presentazione dell’istanza è esclusivamente telematica. La difficoltà dei cittadini ad utilizzare questo canale e la frequente indisponibilità delle sedi Inps a fornire informazioni all’utenza, a causa delle attestate carenze di personale, rendono necessario un forte intervento dei patronati a sostegno dell’utenza.
In questa azione, il patronato svolge pienamente la sua funzione di soggetto costituzionalmente deputato ad assistere i cittadini nella richiesta di servizi e prestazioni ai vari enti previdenziali, consentendo  a chi è in possesso di adeguata certificazione medica di poter richiedere, all’ente previdenziale, l’accertamento del suo possibile status di invalido.
Nonostante lo sdegno nel leggere queste considerazioni false e approssimative, proprio il ruolo istituzionale che il patronato svolge nel sistema di protezione sociale nel nostro Paese mi impone la responsabilità di essere disponibile a qualsiasi confronto, in sedi istituzionali ed informali, sulle questioni sollevate nel succitato articolo. Potremmo discutere, ad esempio, dellÂ’inefficienza del sistema di gestione della presentazione delle domande – così come ideato e costruito dallÂ’Inps  – e dei problemi di natura tecnica delle procedure informatiche  che, in molti casi, precludono ai cittadini la possibilità di rivendicare un diritto. Mi preme sottolineare, infatti, che lÂ’efficacia e lÂ’efficienza dellÂ’intero sistema di riconoscimento di tutte le provvidenze di natura previdenziale, assistenziale e infortunistica, è questione di primario interesse e rilevanza sulla quale ritengo di avere titolo a portare analisi, opinioni, proposte, a partire dal tema del contenzioso, i cui esiti – nella maggior parte dei casi – risultano a favore dei cittadini.
Non posso tollerare, invece, qualsiasi opera di disinformazione che tenda a snaturare e svilire lÂ’operato dei patronati che – in collaborazione con gli enti previdenziali e, in generale, con la pubblica amministrazione – con responsabilità , abnegazione e spirito di servizio, operano per il mantenimento di un elevato standard qualitativo del sistema di protezione sociale nel nostro Paese. Più di 10 milioni di cittadini, infatti, si rivolgono ogni anno ai patronati, dichiarando un alto livello di soddisfazione dei servizi, come si evince da autorevolissime indagini di customer satisfaction svolte di recente. Non è per caso che proprio la centralità del patronato nella tutela gratuita dei diritti individuali disturbi quei gruppi di interessi che vorrebbero fare di tali diritti un affare?
Antonino Sorgi, presidente Inas-Cisl
IL COORDINATORE REGIONALE PATRONATO INCA-CGIL SCRIVE
Egregio direttore LaVoce.info,
nel pezzo “L’Invalidità e la Fabbrica delle domande” a firma di Andrea Tardiola, si ravvisa una grave imprecisione in relazione al finanziamento dei patronati. Il finanziamento che riceviamo infatti, non è proporzionale al numero delle istanze patrocinate, bensì a quello delle istanze che hanno esito favorevole per il cittadino (articolo 6 comma 1 DM 193/2008). Ecco così smontata la congettura dell’autore in ordine al presunto interesse dei patronati a presentare domande “infondate”. Imprecisa è anche l’affermazione che le pratiche di invalidità sono tra quelle per cui è previsto il maggior punteggio; in realtà , più del 90% delle domande di accertamento dell’invalidità civile, sono orientate al riconoscimento del diritto alla indennità di accompagnamento, per cui è previsto 1 solo punto a statistica, il più basso tra le prestazioni di assistenza e previdenza (una pensione di vecchiaia per esempio, “vale ” 5 punti).
Infine, spiace constatare come nell’articolo manchi una informazione fondamentale sul nostro lavoro: assistiamo ogni giorno in Lombardia, tra mille difficoltà organizzative, centinaia di cittadini in difficoltà e i loro famigliari, inoltriamo all’Inps questa domanda che è necessaria a ottenere non solo la “pensione”, anche l’esenzione dal ticket, il collocamento agevolato per gli invalidi, i permessi ai sensi della L.104, e lo facciamo utilizzando la modalità telematica, che l’Inps con una decisione unilaterale ha reso esclusiva dal 1 gennaio del 2010.
La ringrazio per l’attenzione.
Mauro Paris, Coordinatore regionale Patronato Inca Cgil
LA REPLICA DI ANDREA TARDIOLA
Le lettere di Antonino Sorgi, presidente dell’Inas-Cisl, e di Mauro Paris, Coordinatore dell’Inca-Cgil della Lombardia, rispondono all’articolo “LÂ’invalidità e la fabbrica delle domande” affermando che i patronati sono finanziati in base al criterio della domanda positiva, cioè andata a buon fine e quindi utile all’erogazione della provvidenza economica. Questo, secondo i due autori, sarebbe sufficiente a dimostrare che non sussiste nel meccanismo di finanziamento del patronato un incentivo occulto che favorisce l’alto numero di domande.
Credo che si confermi, piuttosto, il presupposto dell’articolo: retribuire l’attività dei patronati in ragione delle istanze (sebbene quelle andate in porto) induce ad aumentarle quanto più possibile. Questo per la natura del procedimento di riconoscimento dell’invalidità , che si caratterizza per la sua natura discrezionale, pur trattandosi della discrezionalità tecnica delle commissioni mediche. Infatti, il problema non si presenta nelle attività dei patronati nelle quali non esiste discrezionalità tecnica, cioè le istanze di natura previdenziale; per queste il criterio di finanziamento “per pratica” non rischia di provocare distorsioni
Diverso è il caso dell’invalidità , per le ragioni che ho appena spiegato. E per questa ragione suggerisco nell’articolo di correggere il criterio inserendo nei criteri di finanziamento degli abbattimenti per le domande negative, intendendo per tali sia quelle che non danno diritto ad un assegno, sia quelle che non consentono l’accesso agli altri benefici in kind, rispetto ai quali, purtroppo, la quantificazione non è consentita allo stato delle informazioni presenti negli archivi amministrativi INPS. Ad esempio: se il punteggio per domanda positiva è pari a 6, per le domande rigettate o con punteggio “inutile” il punteggio si dovrebbe abbattere per 0,50 (indico questa percentuale a solo titolo di esempio).
Questa soluzione, peraltro, non dovrebbe preoccupare il patronato se, come affermano gli autori delle lettere, lo scarto tra domande e assegni è in gran parte dovuto ai riconoscimenti di invalidità con punteggio più basso ma comunque utile per l’inserimento lavorativo, i congedi parentali ecc.
Ho già ribadito sul sito de lavoce.info che questa analisi non intende mettere in questione il determinante ruolo del patronato come interfaccia tra cittadini e amministrazione. Ciononostante, proprio per la loro prossimità allÂ’utenza che si “affaccia” alla procedura dellÂ’invalidità e per il ruolo che rivestono nella fase iniziale (i patronati in realtà nellÂ’intera procedura) c’è da chiedersi se la regolamentazione che li riguarda presenti incentivi/disincentivi nel conformare i rispettivi comportamenti. Infatti, non credo che l’incentivo attuale si traduca in una strategia espressa delle organizzazioni nel favorire la presentazione di domande, ma piuttosto che agisca diffusamente nell’operato quotidiano dei moltissimi addetti che si relazionano con l’utenza.
Un’ultima precisazione: Mauro Paris sostiene anche che la maggior parte delle domande in Lombardia è rivolta all’ottenimento dell’indennità di accompagnamento e che per questa prestazione al patronato non è riconosciuto alcun punteggio. Questa seconda considerazione andrebbe a negare ulteriormente l’esistenza di un incentivo a proporre domande. Tuttavia l’indennità di accompagnamento non concorre al finanziamento perché si tratta di una prestazione naturalmente connessa all’invalidità (occorre il riconoscimento del 100 per cento di invalidità per ottenerlo). Non a caso, la nuova procedura telematica INPS a regime dal 2010, conta che grande parte delle domande viene fatta associando queste due prestazioni. Questo mi pare contraddire quanto scritto da Paris.
Con riferimento all’articolo di Lawrence Bartolomucci “S’hanno da fare le Olimpiadi a Roma nel 2020?” pubblicato sul sito di Lavoce.info e ai molti commenti allo stesso, in qualità di Presidente della Commissione di compatibilità economica sulle Olimpiadi di Roma 2020 tengo a precisare quanto segue.
La Commissione di studio, composta, oltre che dal sottoscritto, da Pierpaolo Benigno, Giulio Napolitano, Fabio Pammolli, Giuseppe Pisauro e Lanfranco Senn, con il coordinamento di Franco Carraro per i rapporti con le varie istituzioni, non ha mai espresso una posizione pubblica né a favore né contro i giochi olimpici di Roma 2020. Invero, non era fra gli obiettivi dello studio quello di esprimere un parere favorevole o contrario all’evento Olimpiadi. La Commissione ha avuto il solo compito di studiare l’impatto economico dei giochi, inteso come impulso al Pil e all’occupazione generato da una determinata spesa pubblica e privata connessa alla preparazione dell’evento olimpico. Altresì, la Commissione non ha avuto il compito né di valutare l’appropriatezza economica delle spese stimate, che sono state fornite dal Comitato promotore dei giochi, né di comparare l’impatto economico delle Olimpiadi con quello di forme alternative di spesa pubblica. Valutazioni del genere sono appunto di pertinenza delle istituzioni politiche in carico delle relative decisioni.
La Commissione, che ha presentato il suo Rapporto al Presidente del Consiglio Mario Monti e ai Presidenti delle due Camere Giuseppe Schifani e Gianfranco Fini il 12 gennaio scorso, non ha inoltre mai affermato che i giochi sarebbero stati “a costo zero”. Né la Commissione ha mai sottaciuto che l’organizzazione delle Olimpiadi di Roma 2020 avrebbe necessitato di una significativa copertura finanziaria a carico dello Stato, la quale avrebbe richiesto sia nuove entrate sia tagli a spese già esistenti. Lo studio di previsione, realizzato da Prometeia su incarico della Commissione, ha indicato chiaramente la necessità di tale copertura finanziaria, come si può leggere a pagina 60 del nostro Rapporto, che Lavoce.info ha messo utilmente a disposizione dei lettori tra i documenti consultabili sul suo sito. Ed anche se nel lungo periodo il maggior gettito erariale conseguente all’aumento del PIL avrebbe potuto “compensare” gli sforzi di spesa precedentemente sostenuti, è stato da noi chiaramente sottolineato in occasione delle relazioni illustrate al Presidente del Consiglio e ai Presidenti delle Camere che la necessità della copertura finanziaria si sarebbe presentata prima, mentre gli eventuali benefici sarebbero arrivati dopo.
Allo stesso tempo, già nella mia introduzione allo studio (pagg. 9-12), sono espresse in modo esplicito, oltre che le citate ed altre criticità di finanza pubblica nell’attuale difficile scenario italiano ed europeo, anche le potenziali opportunità che i giochi olimpici di Roma avrebbero potuto offrire. A parte gli impatti positivi sul Pil e sull’occupazione (quest’ultima, chiaramente, in prevalenza temporanea) previsti da Prometeia, è stato altresì sottolineato il possibile ruolo delle Olimpiadi quale volano di attrazione turistica per i futuri ricchi cittadini dei Paesi emergenti del mondo.
In definitiva, la Commissione è sempre stata, come le era richiesto, indipendente, anche dal Comitato promotore, di cui peraltro ha apprezzato la professionalità e lo spirito di collaborazione. Con il suo rapporto, che include anche un’approfondita nota sulla delicatezza degli aspetti di trasparenza della spesa e dei tempi di esecuzione dei lavori e sulle condizioni di fattibilità amministrativa dei giochi olimpici, la Commissione ha semplicemente svolto un lavoro al servizio del Paese, nell’augurabile intento di poter contribuire a mettere il Presidente del Consiglio, il Governo e il Parlamento nelle condizioni di poter fare una scelta pienamente consapevole.
Non credo perciò che sia utile fare dello scandalismo né verso una commissione che ha lavorato per oltre sei mesi a titolo gratuito e con grande impegno né verso le analisi di Prometeia, che in poco tempo ha condotto uno studio di previsione econometrica all’altezza della sua riconosciuta professionalità .
Marco Fortis
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 LA RISPOSTA DELL’AUTORE
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Con riferimento allÂ’articolo di Lawrence Bartolomucci “SÂ’hanno da fare le Olimpiadi a Roma nel 2020?” pubblicato sul sito di Lavoce.info e ai molti commenti allo stesso, in qualità di Presidente della Commissione di compatibilità economica sulle Olimpiadi di Roma 2020 tengo a precisare quanto segue. La Commissione di studio, composta, oltre che dal sottoscritto, da Pierpaolo Benigno, Giulio Napolitano, Fabio Pammolli, Giuseppe Pisauro e Lanfranco Senn, con il coordinamento di Franco Carraro per i rapporti con le varie istituzioni, non ha mai espresso una posizione pubblica né a favore né contro i giochi olimpici di Roma 2020. Invero, non era fra gli obiettivi dello studio quello di esprimere un parere favorevole o contrario all’evento Olimpiadi. La Commissione ha avuto il solo compito di studiare l’impatto economico dei giochi, inteso come impulso al Pil e all’occupazione generato da una determinata spesa pubblica e privata connessa alla preparazione dell’evento olimpico. Altresì, la Commissione non ha avuto il compito né di valutare l’appropriatezza economica delle spese stimate, che sono state fornite dal Comitato promotore dei giochi, né di comparare l’impatto economico delle Olimpiadi con quello di forme alternative di spesa pubblica. Valutazioni del genere sono appunto di pertinenza delle istituzioni politiche in carico delle relative decisioni. La Commissione, che ha presentato il suo Rapporto al Presidente del Consiglio Mario Monti e ai Presidenti delle due Camere Giuseppe Schifani e Gianfranco Fini il 12 gennaio scorso, non ha inoltre mai affermato che i giochi sarebbero stati “a costo zero”. Né la Commissione ha mai sottaciuto che lÂ’organizzazione delle Olimpiadi di Roma 2020 avrebbe necessitato di una significativa copertura finanziaria a carico dello Stato, la quale avrebbe richiesto sia nuove entrate sia tagli a spese già esistenti. Lo studio di previsione, realizzato da Prometeia su incarico della Commissione, ha indicato chiaramente la necessità di tale copertura finanziaria, come si può leggere a pagina 60 del nostro Rapporto, che Lavoce.info ha messo utilmente a disposizione dei lettori tra i documenti consultabili sul suo sito. Ed anche se nel lungo periodo il maggior gettito erariale conseguente allÂ’aumento del PIL avrebbe potuto “compensare” gli sforzi di spesa precedentemente sostenuti, è stato da noi chiaramente sottolineato in occasione delle relazioni illustrate al Presidente del Consiglio e ai Presidenti delle Camere che la necessità della copertura finanziaria si sarebbe presentata prima, mentre gli eventuali benefici sarebbero arrivati dopo. Allo stesso tempo, già nella mia introduzione allo studio (pagg. 9-12), sono espresse in modo esplicito, oltre che le citate ed altre criticità di finanza pubblica nellÂ’attuale difficile scenario italiano ed europeo, anche le potenziali opportunità che i giochi olimpici di Roma avrebbero potuto offrire. A parte gli impatti positivi sul Pil e sullÂ’occupazione (questÂ’ultima, chiaramente, in prevalenza temporanea) previsti da Prometeia, è stato altresì sottolineato il possibile ruolo delle Olimpiadi quale volano di attrazione turistica per i futuri ricchi cittadini dei Paesi emergenti del mondo. In definitiva, la Commissione è sempre stata, come le era richiesto, indipendente, anche dal Comitato promotore, di cui peraltro ha apprezzato la professionalità e lo spirito di collaborazione. Con il suo rapporto, che include anche unÂ’approfondita nota sulla delicatezza degli aspetti di trasparenza della spesa e dei tempi di esecuzione dei lavori e sulle condizioni di fattibilità amministrativa dei giochi olimpici, la Commissione ha semplicemente svolto un lavoro al servizio del Paese, nellÂ’augurabile intento di poter contribuire a mettere il Presidente del Consiglio, il Governo e il Parlamento nelle condizioni di poter fare una scelta pienamente consapevole. Non credo perciò che sia utile fare dello scandalismo né verso una commissione che ha lavorato per oltre sei mesi a titolo gratuito e con grande impegno né verso le analisi di Prometeia, che in poco tempo ha condotto uno studio di previsione econometrica allÂ’altezza della sua riconosciuta professionalità .
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