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Autore: Nouriel Roubini

CHI È FAVORITO PER LA SUCCESSIONE AL FONDO*

Dopo aver discusso i problemi che l’arresto del managing director del Fondo monetario, Dominique Strauss-Kahn, apre sul fronte della gestione delle crisi -in particolare quella greca- esaminiamo il delicato nodo della successione al vertice dell’organizzazione internazionale. Tradizionalmente assegnato agli europei (in particolare a personalità francesi) mentre gli statunitensi si riservano la guida della Banca mondiale. I grandi paesi emergenti, però, premono per un cambiamento.

STRAUSS-KAHN: LE CONSEGUENZE DI UN ARRESTO*

L’arresto del managing director del Fondo monetario internazionale, con l’accusa di stupro, ha conseguenze importanti per l’Fmi, per le elezioni presidenziali in Francia e per i disastrati paesi Piigs. Fondo monetario e Unione Europea si trovano infatti davanti alla scelta se proseguire con un piano di salvataggio della Grecia che richiede sempre maggiori risorse oppure optare per una ristrutturazione ordinata del debito. Scelta resa più complessa dal rifiuto pregiudiziale della Bce di prendere in considerazione la seconda opzione. La posizione della Germania.

L’Italia e il rischio Argentina*

Se la crescita è bassa in tutta l’area euro, esistono però notevoli differenze tra un paese e l’altro. Alcuni hanno intrapreso la strada delle riforme e ottengono risultati confortanti. Invece, senza le necessarie riforme, il circolo vizioso della stagdeflazione imporrà all’Italia l’uscita dall’Unione monetaria, con il ritorno alla lira e il ripudio del debito denominato in euro. Così come ha fatto il paese Sudamericano di fronte a una crisi non dissimile dalla nostra. Ovviamente gravi le ripercussioni, fino a un probabile collasso della stessa Unione monetaria.

Prevedere le crisi

Anticipare con esattezza una crisi di debito non è possibile. È però possibile identificare un insieme di squilibri macroeconomici statisticamente associati a futuri episodi di insolvenza del debito sovrano. Sono campanelli d’allarme l’eccesso di indebitamento e lo squilibrio dei conti con l’estero, la cattiva gestione della politica monetaria e una bassa crescita dell’economia reale. Sul piano politico, l’imminenza di elezioni presidenziali. Su questa base, l’Argentina era una paese ad alto rischio già nel 2000.

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