Lavoce.info

Autore: Sandro Gronchi

Sandro Gronchi è stato Professore di Economia Politica presso l'Università di Siena fino al 1986 e la Sapienza di Roma successivamente. È stato anche docente di Econometria presso la Scuola Superiore dell'Economia e della Finanze del Ministero dell'Economia. In Università del Regno Unito ha svolto programmi di ricerca finanziati dalla Nato e dalla British Academy. Si è occupato di equilibrio economico generale e di teoria del capitale. Da quarant'anni si occupa di conseguenze economiche dei mutamenti demografici, generational accounting e teoria dei sistemi pensionistici. Ha pubblicato in Italia e all'estero. È autore d'interventi su quotidiani e periodici italiani. È stato consulente del Ministero del Lavoro, la Ragioneria Generale dello Stato, la Direzione Generale del Tesoro, il Governo Dini per la riforma contributiva del 1995, il CNEL, la Banca d'Italia, il Mediocredito Centrale, la Banca di Roma, il Banco di Sicilia, Capitalia, Unicredit, MEFOP.

Attacco al metodo contributivo

Opportunamente modificato, il modello contributivo delineato nel 1995 può assicurare a regime equità ed equilibrio finanziario al sistema previdenziale italiano. Con la riforma varata a luglio, invece, il Governo ha fatto altre scelte. Gravi soprattutto la rinuncia all’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione previsto per il 2005, la perdita di flessibilità nelle scelte di pensionamento e il disallineamento nel trattamento di donne e uomini.

L’aliquota fa la spesa

I fondamenti teorici del modello contributivo insegnano che la spesa, espressa in percentuale della massa retributiva imponibile, è unicamente determinata dall’aliquota di computo. L’aumento dell’età pensionabile è quindi del tutto ininfluente nel governo della spesa stessa. Serve, invece, a contenere il processo di impoverimento che investe, negli anni, le pensioni per effetto della indicizzazione ai soli prezzi. Né va dimenticato che ogni differenza fra l’aliquota di finanziamento e quella di computo non si limita a compromette la sostenibilità del sistema ma reintroduce anche disparità di trattamento fra lavoratori.

Un provvedimento “inflessibile”

L’emendamento governativo tende a vietare, piuttosto che a scoraggiare, le pensioni di anzianità. A compromettere gli equilibri del sistema previdenziale non è tuttavia il pensionamento flessibile in quanto tale, bensì la mancata previsione di correttivi attuariali che consentano di far pagare il pensionamento anticipato a chi lo sceglie. Mantenere la flessibilità del pensionamento avrebbe oltretutto permesso alle imprese di conservare un importante strumento di gestione degli esuberi.

Il Superbonus è vantaggioso?

Uno studio condotto dal gruppo di monitoraggio del ministero del welfare conferma che il Superbonus è una “ciofeca” (nel linguaggio dei sindacalisti presenti al confronto sulla riforma previdenziale). La voce.info aveva già documentato tutto questo due mesi fa in un contributo di Sandro Gronchi che riproponiamo ai lettori.

Pagina 5 di 5

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén