Con la ripresa del mercato del lavoro italiano, nella fase post-pandemia cresce il mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Per i lavoratori sovraistruiti, soprattutto se giovani e donne, c’è il rischio di cadere nella trappola della disoccupazione.
Autore: Sergio Scicchitano
Sergio Scicchitano è un economista e primo ricercatore presso l'Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP). Ha conseguito l’abilitazione scientifica nazionale a professore associato in Politica Economica. In precedenza è stato Visiting Lecturer presso la School of Economics and Finance della Queen Mary University of London e ha lavorato all'Agenzia per la Coesione Territoriale - ex Dipartimento per le Politiche di Sviluppo. Ha ottenuto il dottorato di ricerca in Economia Politica all’Università di Roma “La Sapienza”, presso cui ha svolto vari insegnamenti su incarico. I suoi interessi di ricerca sono nel campo dell'economia del lavoro, dell'analisi delle politiche e dell'econometria applicata.
L’adozione di innovazioni tecnologiche da parte delle imprese riduce l’insicurezza sul lavoro percepita dai lavoratori, perché è colta come un segnale di salute dell’azienda. Nell’effetto rassicurante, la formazione professionale ha un ruolo cruciale.
È vero che l’introduzione di robot porta all’automazione di attività prima svolte da lavoratori. Ma solo poche possono essere eseguite in maniera totalmente autonoma dalle macchine. Spetta alla politica indirizzare un cambiamento a beneficio di tutti.
Misure restrittive temporanee e adottate per singoli comuni o sistemi locali del lavoro possono aiutare a ridurre la diffusione del coronavirus senza penalizzare troppo l’attività economica. Lo mostra uno studio sulle zone rosse istituite il 9 marzo 2020.