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Categoria: Energia e ambiente Pagina 58 di 62

Gas, una crisi annunciata

Gli abusi di posizione dominante di Eni nel mercato delle importazioni di gas si sono gradualmente tradotti non soltanto in un ostacolo alla liberalizzazione, ma anche in una carenza strutturale di offerta. A questo si aggiunge una insufficiente capacità di stoccaggio per la modulazione stagionale. La sostituzione della ripartizione pro-quota con un meccanismo d’asta ridurrebbe la convenienza economica di alcuni utilizzi dello stoccaggio. In questi giorni, avrebbe indotto i fornitori a offrire sconti significativi per i contratti interrompibili.

Effetto caro-petrolio

Il greggio è rincarato di oltre il 60 per cento nel 2005. Ma le conseguenze per crescita e inflazione non sono le stesse registrate in altre crisi petrolifere. Soprattutto perché quello attuale è uno shock da domanda e non da offerta. Resta però una sostanziale vulnerabilità dei paesi occidentali. Prezzi crescenti del petrolio agiscono come una potente tassa sui consumatori che comprimono così la spesa per altri beni. La stagnazione dell’economia, poi, non consente di attutire l’impatto attraverso un incremento dei redditi. Con riflessi anche sui risparmi.

Come “liberare” l’energia

Alti prezzi finali, vulnerabilità delle reti, insoddisfacente qualità del servizio sono i sintomi del malessere del sistema energetico italiano. La riforma avviata nei primi anni Novanta è ancora incompiuta. Occorre quindi mitigare il potere di mercato degli ex-monopolisti per favorire l’entrata di nuovi operatori. E rilanciare le funzioni di regolazione indipendente. Il controllo proprietario di entrambi gli operatori di rete andrebbe poi attribuito alla Cassa depositi e prestiti. Che per evitare conflitti di interesse dovrebbe cedere le sue quote di Enel ed Eni.

Sole, vento e nucleare

I problemi del sistema energetico italiano sono sostanzialmente tre: l’inquinamento, la sicurezza degli approvvigionamenti e i prezzi. Non basta dire “aumentiamo la concorrenza”. I tre temi sono profondamente intrecciati e richiedono scelte energetiche di fondo, soprattutto se si vuole diminuire la nostra dipendenza dall’estero. La soluzione del nucleare sembra impraticabile, almeno nel breve periodo. L’energia solare non risolve la questione. Se non vogliamo risparmiare energia, dobbiamo essere pronti ad accettare un aumento dei costi, già oggi elevati.

Un clima da accordi paralleli

Arrivano nuove certezze sul fenomeno del riscaldamento globale. Nel frattempo, a luglio, c’è stato il vertice dei G8 e la presa di posizione ufficiale sul problema dei cambiamenti climatici. Ma, a sorpresa, anche il “contro-accordo” di alcuni paesi sviluppati, tra cui gli Usa. Secondo tale patto la riduzione delle emissioni si ottiene attraverso lo sviluppo di tecnologie pulite. Non vi è bisogno di impegni vincolanti di riduzione delle emissioni, come vuole il protocollo di Kyoto. In Italia, invece, il dibattito sul clima vola molto più in basso.

Via col vento

Rappresenta solo lo 0,1 per cento della produzione mondiale di elettricità, eppure l’energia eolica continua a far parlare di sé, con una crescita del 32 per cento annuo dal 1997 al 2002. Quale sarà il suo ruolo nel soddisfare la domanda crescente di energia e allo stesso tempo limitare le emissioni di gas serra? Il vento promette molto, ma il successo dell’eolico dipende da diversi fattori: politiche dei cambiamenti climatici, sviluppo di reti e connessioni elettriche, mercati dell’elettricità e sistemi di previsione e gestione delle intermittenze.

Food for oil

Da qualche tempo i biocombustibili sono sotto i riflettori. In parte per l’elevato prezzo del petrolio e in parte per i benefici ambientali che derivano dalla sostituzione di benzine e diesel con i loro alter ego biologici. La stessa Commissione europea ne vuole aumentare l’utilizzo con incentivi e deroghe alla Pac. Ma cosa sono esattamente i biocombustibili? Davvero ci permetteranno di avere aria più pulita e allo stesso tempo risparmiare? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza per comprendere i loro veri vantaggi e le reali possibilità di diffusione.

Perché non soffia il vento dell’eolico

Negli ultimi anni, la crescita del prezzo del petrolio e l’instabilità dell’area medio-orientale hanno accelerato l’espansione dell’energia eolica, con tassi di crescita del 20 per cento annuo. Non in Italia, dove gli investimenti su questa fonte di energia sono ben al di sotto di quelli realizzati da altri paesi europei. Tra le ragioni del ritardo, anche l’impatto sul paesaggio delle centrali a vento. Ma a questo si potrebbe ovviare con la costruzione di impianti off-shore o vicini ai porti. Con il vantaggio ulteriore di avere costi di produzione più bassi.

Auto piene, strade più vuote

In Europa su ogni auto viaggia una media di 1,2 passeggeri. Il car–pooling serve ad alzarla e ridurre così il numero di auto circolanti, con vantaggi per la collettività e per i singoli individui. Incentivi monetari o indiretti potrebbero aiutare a diffonderlo. Le esperienze di altri paesi mostrano che gli esperimenti hanno successo se coinvolgono un’ampia platea di soggetti, residenti in aree sufficientemente dense. Quanto all’aspetto economico, va lasciato alla libera contrattazione tra i membri del car-pool, che per lo più scelgono il baratto.

La chimera del nucleare

L’Italia deve ritornare al nucleare? Un’analisi approfondita delle argomentazioni di chi lo sostiene ne rivela le lacune. Il nucleare non è comunque a emissioni zero e i suoi costi effettivi lo rendono una “soluzione” tra le più controverse per la politica climatica di lungo periodo. In ogni caso, bisognerebbe chiarire le sottostanti ipotesi finanziarie e di sovvenzioni pubbliche, la ripartizione del rischio, come raggiungere una soluzione tecnica e un accordo politico per lo stoccaggio finale delle scorie e come evitare i rischi della proliferazione .

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