Lavoce.info

Categoria: Energia e ambiente Pagina 58 di 62

Il rifiuto che scotta

La vicenda rifiuti in Campania ha vari aspetti, tecnologici ed economici. Il settore rappresenta una delle maggiori aree d’affari e di occupazione del Mezzogiorno. Se gli oneri per il funzionamento degli impianti dovessero risultare troppo alti e non bilanciati dai crediti ancora in via di definizione, la società che nel 2000 se ne è aggiudicata la lavorazione potrebbe farsi indietro. Si potrebbero allora impiegare gli operatori dei Consorzi di bacino, istituiti per la mai decollata raccolta differenziata. In un difficile equilibrio da cercarsi tra Napoli e Roma.

Una rivoluzione copernicana per il traffico urbano

I blocchi del traffico servono nell’immediato a ridurre le polveri sottili nell’aria e le loro conseguenze sulla salute dei cittadini. Ma un dibattito serio dovrebbe puntare a convincere l’opinione pubblica che gli attuali trend di traffico non sono sostenibili. E partire dal problema del congestionamento invece che dall’inquinamento. Un utile strumento sono le politiche di prezzo. Ticket d’ingresso e pedaggi differenziati non sono tasse inique e regressive, ma il pagamento di un servizio. Soprattutto se i proventi vanno a potenziare il trasporto pubblico.

Fisco e benzina, un Giano bifronte

A ogni rincaro del prezzo del petrolio corrisponde un’invocazione al Governo. Perché introduca un meccanismo automatico di variazione dell’accisa per mantenere stabile il prezzo dei carburanti. Ma c’è il rischio che si scelga un livello sbagliato. Per esempio, facendo dimenticare ai cittadini che il petrolio è una risorsa esauribile, il cui prezzo è destinato inevitabilmente a crescere. Se si vuole davvero calmierare il prezzo della benzina, l’unica alternativa è una apertura dei mercati a nuovi entranti e una maggiore concorrenza tra i venditori.

Auto piene, strade più vuote

In Europa su ogni auto viaggia una media di 1,2 passeggeri. Il car–pooling serve ad alzarla e ridurre così il numero di auto circolanti, con vantaggi per la collettività e per i singoli individui. Incentivi monetari o indiretti potrebbero aiutare a diffonderlo. Le esperienze di altri paesi mostrano che gli esperimenti hanno successo se coinvolgono un’ampia platea di soggetti, residenti in aree sufficientemente dense. Quanto all’aspetto economico, va lasciato alla libera contrattazione tra i membri del car-pool, che per lo più scelgono il baratto.

La chimera del nucleare

L’Italia deve ritornare al nucleare? Un’analisi approfondita delle argomentazioni di chi lo sostiene ne rivela le lacune. Il nucleare non è comunque a emissioni zero e i suoi costi effettivi lo rendono una “soluzione” tra le più controverse per la politica climatica di lungo periodo. In ogni caso, bisognerebbe chiarire le sottostanti ipotesi finanziarie e di sovvenzioni pubbliche, la ripartizione del rischio, come raggiungere una soluzione tecnica e un accordo politico per lo stoccaggio finale delle scorie e come evitare i rischi della proliferazione .

Al privato non si addice l’elettricità

La proprietà di Edison pare che sarà divisa tra Aem Milano e la francese Edf. Tramonta così la stagione dell’imprenditoria privata italiana nell’elettricità. In questo settore, vitale per l’economia moderna, abbiamo molto denaro pubblico, molto denaro estero e poche aziende. L’operazione, poi, consente al monopolista pubblico francese di controllare Edison in cambio di un doppio vantaggio per Enel: l’ingresso sul mercato francese e la partecipazione a un importante progetto di ricerca sul nucleare. Ma non ne trae guadagno la concorrenza. Né, probabilmente, il sistema paese.

L’Italia e il Cer

Il Miur dà parere negativo alla creazione del Consiglio europeo delle ricerche (Cer). Sulla base dell’errata convinzione che gli sforzi finanziari pubblici dovrebbero essere preceduti dall’individuazione dei benefici socioeconomici della ricerca, diretti a rafforzare i legami tra università e imprese, piuttosto che a finanziare la ricerca fondamentale, nelle quale l’Europa già eccelle. Il Cer rappresenta invece un’ottima occasione per l’Italia. I ricercatori italiani potrebbero infatti ottenere un ammontare di fondi superiore a quelli, molto scarsi, investiti dal Governo.

Lo tsunami e gli aiuti allo sviluppo

Gli aiuti ai paesi in via di sviluppo sono una questione più complessa di quanto non sembri a prima vista. Anche se i loro effetti positivi possono essere attenuati dalla capacità di assorbimento dei paesi riceventi, rimangono tuttavia un elemento essenziale per lo sviluppo e la ricostruzione delle zone colpite da disastri. Indirizzare e scadenzare gli interventi in modo da rimuovere i colli di bottiglia e costruire su riforme e investimenti attuati in precedenza, può aumentare la capacità di assorbimento e rendere possibile un uso produttivo dei grandi flussi di aiuto.

Effetto tsunami

Esiste un nesso tra tsunami e cambiamenti climatici? Le opinioni sono contrapposte, la cautela è d’obbligo. Più interessante e utile è chiedersi se le conseguenze socio-economiche dei disastri naturali possano illuminare circa le conseguenze socio-economiche dei cambiamenti del clima. E lo tsunami offre una opportunità quale esperimento naturale per valutare le conseguenze nefaste dei mutamenti climatici. La chiave di lettura che proponiamo è che ripensare agli effetti dello tsunami è come vedere il film degli effetti del riscaldamento globale a velocità accelerata.

Aiuti interessati

La comunità internazionale è stata pronta a far fronte all’emergenza umanitaria provocata dallo tsunami. Si può parlare di una prova di generosità incondizionata? Non sembrerebbe da una analisi di come gli aiuti sono stati elargiti. Anche la solidarietà ha seguito interessi geopolitici.  Basta guardare a quanto è stato dato dai singoli donatori ai diversi paesi riceventi e a come gli aiuti sono stati distribuiti secondo direttive particolari.  Il relief aid lascia molti buchi e non può sostituire la cooperazione internazionale.

Pagina 58 di 62

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén