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Categoria: Energia e ambiente Pagina 59 di 62

Lo tsunami e gli aiuti allo sviluppo

Gli aiuti ai paesi in via di sviluppo sono una questione più complessa di quanto non sembri a prima vista. Anche se i loro effetti positivi possono essere attenuati dalla capacità di assorbimento dei paesi riceventi, rimangono tuttavia un elemento essenziale per lo sviluppo e la ricostruzione delle zone colpite da disastri. Indirizzare e scadenzare gli interventi in modo da rimuovere i colli di bottiglia e costruire su riforme e investimenti attuati in precedenza, può aumentare la capacità di assorbimento e rendere possibile un uso produttivo dei grandi flussi di aiuto.

Effetto tsunami

Esiste un nesso tra tsunami e cambiamenti climatici? Le opinioni sono contrapposte, la cautela è d’obbligo. Più interessante e utile è chiedersi se le conseguenze socio-economiche dei disastri naturali possano illuminare circa le conseguenze socio-economiche dei cambiamenti del clima. E lo tsunami offre una opportunità quale esperimento naturale per valutare le conseguenze nefaste dei mutamenti climatici. La chiave di lettura che proponiamo è che ripensare agli effetti dello tsunami è come vedere il film degli effetti del riscaldamento globale a velocità accelerata.

Aiuti interessati

La comunità internazionale è stata pronta a far fronte all’emergenza umanitaria provocata dallo tsunami. Si può parlare di una prova di generosità incondizionata? Non sembrerebbe da una analisi di come gli aiuti sono stati elargiti. Anche la solidarietà ha seguito interessi geopolitici.  Basta guardare a quanto è stato dato dai singoli donatori ai diversi paesi riceventi e a come gli aiuti sono stati distribuiti secondo direttive particolari.  Il relief aid lascia molti buchi e non può sostituire la cooperazione internazionale.

L’onda anomala del turismo responsabile

Dopo le devastazioni dello tsunami, la corsa al ripristino delle attività turistiche fa emergere questioni etiche e pragmatiche sullo sviluppo del settore nei paesi colpiti. La programmazione degli investimenti a breve termine per accelerare la ripresa potrebbe portare all’aumento del divario tra l’attività turistica e la realtà locale. Va invece favorita l’adozione di un approccio integrato e sistemico, accompagnato da efficaci metodi di valutazione e monitoraggio. Solo così il turismo potrà essere un volano di sviluppo per le aree economicamente svantaggiate.

Aria di idrogeno in Italia

La produzione di energia elettrica da idrogeno non è competitiva in termini di semplici costi industriali. Il suo sviluppo è legato perciò alle politiche di riduzione dei gas serra e alle penalità che saranno attribuite alle emissioni di anidride carbonica. Secondo uno studio, l’idrogeno potrebbe entrare nel mix elettrico italiano con una percentuale dello 0,5 per cento sulla produzione nazionale solo se saranno rispettati i livelli imposti dal Protocollo di Kyoto. Oppure se il costo della CO2 si aggirerà sui cento dollari per tonnellata.

Petrolio senza alternative

Nonostante la più diffusa consapevolezza ambientale, è ancora l’aumento del prezzo del petrolio il maggior fattore di risparmio energetico. Mentre in questo campo scendono gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo, le fonti rinnovabili resteranno relativamente insignificanti almeno per i prossimi vent’anni. Anche perché nessuno dei nuovi sistemi energetici sembra in grado di sostituire le fonti fossili in termini di costi e quantitativi. E l’ipotesi idrogeno procede con gli stessi tempi del volo umano su Marte.

Un futuro di gas, carbone e nucleare

Negli scenari energetici futuri, il carbone torna a essere una possibile alternativa al petrolio, grazie a nuove tecnologie che ne riducono l’impatto ambientale e rendono più vantaggiosa la sua estrazione. Ma sono in molti a puntare anche sul nucleare. Remota la possibilità di nuove Chernobyl, resta però la preoccupazione per alcuni paesi nei quali dalla produzione di energia si potrebbe facilmente passare a quella di armamenti. Infine, si guarda al gas naturale, dalle riserve meno concentrate geograficamente, più pulito e meno costoso.

L’utile sequestro del carbonio

La tecnica del sequestro geologico di anidride carbonica non presenta rischi particolari e sembra essere in grado di assicurare consistenti riduzioni delle emissioni di gas serra. Dunque potrebbe essere una valida soluzione al problema dei cambiamenti climatici. Quanto ai costi, c’è ancora molta incertezza perché possono variare anche significativamente da una situazione allÂ’altra. Ma l’operazione diventa senz’altro più competitiva se si considerano i ricavi dovuti al recupero di petrolio o gas.

Il Protocollo al via

Ormai vicina la ratifica russa, il Protocollo di Kyoto potrà finalmente entrare in vigore. E’ un fatto epocale, perché è uno dei pochi trattati internazionali che vincolano così tanti paesi e su una materia di grande rilievo come quella del clima, che tocca interessi economici rilevantissimi. E’ soprattutto un successo della parte ambientalista della burocrazia di Bruxelles. Pone le premesse per l’assunzione di più stringenti impegni nel futuro. E dunque sarà bene che anche in Italia si cominci a pensare seriamente a come rispettare gli impegni internazionali.

Il petrolio non brucia la Borsa

I numeri ci dicono che tra variazioni dei corsi azionari e variazioni del prezzo del greggio esiste una relazione minima. Così come è molto limitato l’impatto recessivo se l’accelerazione dei prezzi è una correzione di forti discese precedenti. Molte le differenze con la crisi degli anni Settanta. In termini reali i valori attuali rimangono lontani dai picchi di allora e la dipendenza dal petrolio delle economie industrializzate si è fortemente ridotta. Il fattore strutturale nuovo è la crescita della domanda di petrolio dai paesi asiatici.

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