Se il negoziato sul Ttip andasse in porto, gli Stati Uniti diventerebbero il fulcro del commercio mondiale, grazie al parallelo accordo firmato con i paesi del Pacifico, Cina esclusa. Gli interessi dell’Europa e le misure da adottare per realizzare una politica commerciale pienamente federale.
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Il nostro paese e il Regno Unito hanno stretti rapporti economici. E le conseguenze per l’Italia e gli italiani di una eventuale Brexit potrebbero non essere irrisorie, anche se è difficile quantificarle in questo momento. Effetti dell’abbandono delle quattro libertà fondamentali comunitarie.
Nel Regno Unito non decolla il dibattito in vista del voto sulla permanenza o meno nell’Unione Europea. Se la campagna a favore dell’uscita si fonda su argomenti semplici, che fanno appello allo sciovinismo britannico, l’elenco dei vantaggi di rimanere nella Ue non scalda il cuore dei cittadini.
I mercati dei capitali europei funzionano male. Ma finora non si è fatto molto per eliminare le barriere che impediscono una loro reale integrazione. Eppure si tratta di una pre-condizione per un maggiore coordinamento delle politiche fiscali e per la stabilità dell’Eurozona. Obiettivi della Cmu.
La convergenza dei prezzi delle attività finanziarie senza condivisione del rischio non è vera integrazione finanziaria. E nell’Eurozona la dispersione del rischio tramite i mercati dei capitali è scarsa. L’incapacità di assorbire shock permanenti del Pil dovuti a una grave crisi finanziaria.
La costruzione di sistemi di welfare nazionali sembra essere diventata uno dei principali ostacoli a un’integrazione europea non solo monetaria. Nel suo ultimo libro, Maurizio Ferrera ne analizza le cause e indica le possibili soluzioni. Dalla flessibilità sostenibile alla sicurezza dei cittadini.
Non si può andare a Bruxelles, come ha fatto l’Italia, a proporre più Europa proprio nel momento in cui decolla il referendum sulla Brexit, che comunque cambierà tutto. L’esigenza di ripartire da Eurozona e dai suoi meccanismi per non sprecare i risultati raggiunti finora. Anzi per consolidarli.
Il 23 giugno nel Regno Unito si terrà il referendum sulla permanenza nella UE. E per l’Unione è forse meglio una vittoria della Brexit. Perché non è nell’interesse dell’Europa mantenere tra i suoi membri uno paese ostile allo spirito comunitario. E che persegue strategie volte a minarlo.
Di fronte alla crisi dei rifugiati, l’Europa è riuscita solo a decidere un meccanismo di solidarietà per la redistribuzione di queste persone nei vari paesi UE. Ma l’attuazione del piano procede con grande lentezza. Intanto, però, circolano idee pericolose su possibili soluzioni dell’emergenza.
Il referendum per la permanenza del Regno Unito nell’UE potrebbe tenersi già in giugno. La maggioranza dei cittadini ha però scarsa consapevolezza di ciò che si decide a Bruxelles. Non seguirà le indicazioni ufficiali dei partiti e voterà sulla base di emozioni più che di convinzioni profonde.