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I DONI DI PAPANDREOU

Le borse hanno reagito male all’annunciata intenzione del primo ministro greco di sottoporre a referendum l’accordo raggiunto all’ultimo summit europeo. La scelta di tempo è quantomeno discutibile, ma Papandreou solleva un problema cruciale per il funzionamento dell’Unione Europea del futuro: se o meno le istituzioni europee, e le loro decisioni, debbano avere una diretta legittimazione democratica. L’alternativa è il rito dei vertici nel weekend. Un rito che sta mostrando la corda.

I MERCATI BRINDANO, MA I PROBLEMI RESTANO

I mercati finanziari hanno accolto molto bene i risultati del vertice europeo del 26 ottobre. I governi sono stati capaci di evitare una rottura drammatica tra di loro e con le banche, dando l’impressione di avere preso misure importanti e promettenti. A ben vedere, però, il comunicato finale desta qualche perplessità. Sulla Grecia si è arrivati a una insolvenza mascherata, che potrà avere effetti destabilizzanti. L’intervento sulle banche potrebbe provocare una stretta creditizia. La riforma del Fondo europeo di stabilità è ancora avvolta nella nebbia.

PERCHÉ NON SIA UNA LETTERA A BABBO NATALE

Nella lettera all’Europa il governo non ammette né gli errori fatti in questi anni né la necessità delle riforme indipendentemente dalla crisi in atto. Le misure indicate rimarranno solo vuote promesse? Se vogliamo che la Bce continui ad acquistare i nostri titoli di Stato, bisogna passare ai fatti. Tanto più se le proposte non mancano, come nel caso della riforma del mercato del lavoro. Gli interventi possibili contro la precarietà e l’evasione fiscale. E in una fase di debolezza del mercato interno, serve anche un sostegno ai redditi delle famiglie.

PERCHÉ NON POSSIAMO FARCI DETTARE L’AGENDA DA MERKOZY

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EUROBOND SENZA COSTI PER LA GERMANIA?

Gli Eurobond non sono necessariamente un regalo della Germania ad altri paesi dell’area euro. Possono essere concepiti in modo tale da abbassare il costo del debito pubblico per alcuni paesi, senza infliggere oneri sugli altri. Bisogna però osservare alcune regole. In particolare, per evitare sussidi incrociati, ciascun paese potrebbe contribuire a garantire gli Eurobond in due modi: alta reputazione di solvibilità o deposito in cash.

UN TAGLIO AL DEBITO. MA DI QUANTO?

Il problema delle conseguenze sul sistema bancario europeo del default della Grecia è diventato di attualità. La proposta di Iif e Commissione europea per coinvolgere il settore finanziario privato nelle perdite porterebbe a un “taglio di capelli” per i creditori di solo il 21 per cento. Secondo alcuni osservatori, invece, per tornare solvibile la Grecia dovrebbe ridurre il valore del proprio debito addirittura del 50 per cento. Ma la severità del default comporta costi notevoli per il paese debitore. Probabilmente, il taglio si collocherà a un livello intermedio tra i due valori.

SE LA BCE DIVENTA ESPANSIVA

Anche nelle situazioni più gravi, non bisogna affidarsi solo agli strumenti eccezionali, bisogna assicurarsi che quelli tradizionali funzionino bene. La politica monetaria è particolarmente efficace per stimolare la domanda interna, grazie alla svalutazione del tasso di cambio così prodotta. Invece la Bce è la banca centrale meno espansiva sia in termini di tassi d’interesse che di offerta di moneta. Il prossimo Consiglio direttivo dovrebbe perciò abbassare in maniera sostanziosa i tassi d’interesse di riferimento, liberandosi dei fantasmi di un passato ormai molto lontano.

DALL’AUTOSTRADA AI TORNANTI

La metafora dell’auto che percorre un’autostrada e si ritrova improvvisamente su un percorso accidentato è utile per comprendere quanto accade oggi nelle economie occidentali. Perché si passa dalla stabilità alle turbolenze? E come tornare su strade più tranquille? Sembra crearsi un circolo vizioso tra maggiore incertezza e maggiore avversione al rischio da un lato e stato dell’economia dall’altro. Ma se il volano della paralisi è il circolo vizioso, la politica economica deve adoperarsi in tutti i modi per evitare che si autoalimenti. Non è quello che sta facendo l’Europa.

COME FINIRÀ LA SAGA DEI DEBITI SOVRANI

Con le ultime notizie dalla Grecia è ripartita la crisi del debito degli Stati. C’è chi pensa che l’euro sia una coperta troppo corta. Non è così: i costi del break up lo rendono una strada a senso unico. E allora bisogna mettersi con pazienza e poco alla volta a rifondare “alla tedesca” il funzionamento dell’Unione Europea, non solo quella monetaria. Dopo aver salvato la Grecia: altrimenti non ci sarà nessuna Unione da rifondare.

LA CORTE TEDESCA CHIUDE AGLI EUROBOND

Non sono costituzionalista, ma mi permetterò comunque di dissentire su un punto chiave: la mia lettura è che la Corte di Karlsruhe ritiene che gli eurobond (nell’accezione di Tremonti/Bruegel) non siano compatibili con i principi democratici. Basta leggere bene i due paragrafi riportati qui sotto:

“3 a) Il Bundestag tedesco non può trasmettere la sua responsabilità di bilancio mediante deleghe fiscali indeterminate ad altri attori. In particolare, non ha la facoltà, senza un’approvazione costitutiva, neanche attraverso una legge, di consegnarsi a meccanismi che possono portare ad aggravamenti non trasparenti del bilancio pubblico, a causa del proprio statuto o dell’effetto congiunto di misure singole.
b) Non possono essere stipulati meccanismi duraturi internazionali che riguardino il trasferimento di responsabilità di decisioni sovrane di altri stati, soprattutto se sono collegate a conseguenze difficilmente quantificabili. Ogni aiuto solidale con carattere di spesa di grande entità sia a livello internazionale che comunitario deve essere approvato singolarmente dal Bundestag”.

[3 a) Der Deutsche Bundestag darf seine Budgetverantwortung nicht durch unbestimmte haushaltspolitische Ermächtigungen auf andere Akteure übertragen. Insbesondere darf er sich, auch durch Gesetz, keinen finanzwirksamen Mechanismen ausliefern, die – sei es aufgrund ihrer Gesamtkonzeption, sei es aufgrund einer Gesamtwürdigung der Einzelmaßnahmen – zu nicht überschaubaren haushaltsbedeutsamen Belastungen ohne vorherige konstitutive Zustimmung führen können.
b) Es dürfen keine dauerhaften völkervertragsrechtlichen Mechanismen begründet werden, die auf eine Haftungsübernahme für Willensentscheidungen anderer Staaten hinauslaufen, vor allem wenn sie mit schwer kalkulierbaren Folgewirkungen verbunden sind. Jede ausgabenwirksame solidarische Hilfsmaßnahme des Bundes größeren Umfangs im internationalen oder unionalen Bereich muss vom Bundestag im Einzelnen bewilligt werden.]

Una volta che gli stati membri hanno emesso il 40-60 per cento del loro Pil in eurobond, il destino fiscale della Germania non sarebbe più nelle mani del Bundestag perché la Germania avrebbe dato garanzie per un ammontare molto
superiore al 100 per cento del proprio Pil (per lÂ’Estonia sarebbe ancora peggio…). Un altro aspetto importante della sentenza é che dice esplicitamente che il Smp della Bce non solleva problemi giuridici.
Insomma, questa sentenza cementa lo status quo, chiude la strada per gli eurobond.

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