La Grecia annuncia un importante piano di privatizzazioni. Tra l’altro, passerebbero ai privati i porti, compreso quello del Pireo. Il debito del paese dovrebbe così ridursi di circa il 17 per cento. Ma per quanto meritevoli di per sé, riusciranno le privatizzazioni a risolvere il problema della solvibilità della Grecia? Per raggiungere questo risultato, dovrebbero rendere gli enti privatizzati molto più profittevoli rispetto alla gestione pubblica. Ipotesi nella quale i mercati non sembrano credere, almeno per ora.
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Grazie dei commenti. È bene chiarire che non si dovrebbe fare alcuna distinzione tra diverse categorie di detentori dei titoli di stato greci destinati a diventare junior rispetto al credito vantato dallo Efsf. Ovviamente non sarebbe tollerabile (e neanche legalmente possibile) danneggiare maggiormente i piccoli risparmiatori. Questi ultimi sarebbero danneggiati al pari delle banche e degli altri investitori istituzionali da un calo del valore dei titoli in seguito al buyback. DÂ’altronde, come spiego nellÂ’articolo, una qualche forma di trasferimento di ricchezza dai detentori di titoli circolanti sul mercato allo stato debitore è necessario, affinché lÂ’operazione sia utile ad alleggerire il peso del debito per la Grecia. La soluzione avanzata nellÂ’articolo (buyback finanziato da un prestito senior da parte dello Efsf) mi sembra la meno traumatica. Può sembrare un intervento forzoso, come osserva un lettore, e in un certo senso lo è, poiché introducendo un nuovo creditore senior (lo Efsf) produce una svalutazione dei titoli in circolazione. Tuttavia lÂ’operazione si baserebbe sulla partecipazione volontaria dei creditori: ciascuno può decidere se vendere i suoi titoli oppure no. Inoltre essa non modifica unilateralmente alcuna caratteristica dei titoli in circolazione: valore facciale, interessi, scadenza. Ciò avrebbe il vantaggio, ad esempio, di non fare scattare la clausola di credit event nei Cds; probabilmente consentirebbe alla Bce di continuare ad accettare i titoli di stato greci come collaterale nelle operazioni di politica monetaria. Per queste ragioni, la soluzione proposta nellÂ’articolo (leveraged buyback con status di creditore privilegiato dello Efsf) mi sembra preferibile al buyback puro (finanziato dalla stessa Grecia con risorse proprie) e ad altre soluzioni già discusse in lavoce.info.  Â
La ristrutturazione del debito greco è destinata ad avere pesanti effetti destabilizzanti sui mercati finanziari e sui debitori sovrani periferici. Per contenere al minimo questi effetti, bisogna adottare una soluzione che veda una partecipazione volontaria dei creditori. Qui si suggerisce un riacquisto di parte del proprio debito da parte del governo greco, finanziato da un prestito senior del Fondo europeo di stabilità .
Standard & Poors ha nuovamente declassato il debito greco. Una decisione dovuta al fatto che non sono stati centrati gli obiettivi fiscali. Ma riflette anche il giudizio che il debito greco sia difficilmente sostenibile. Un nuovo prestito da Unione Europea e Fondo monetario servirebbe forse a guadagnare un po’ di tempo, ma non cambierebbe la sostanza delle cose. L’unica alternativa alla ristrutturazione del debito sembra essere una forte ripresa della crescita. I mercati, però, non ci credono.
La crescita demografica, in particolare della fascia di popolazione a più basso reddito, è certamente uno dei motivi per cui il Pil pro-capite lombardo cresce meno rispetto a quello di altre regioni europee altamente sviluppate. La Lombardia, però, non è l’unica regione a registrare una crescita demografica elevata: tra le regioni che mostrano aumenti di Pil pro-capite elevati, la crescita della popolazione nel periodo 1997-2008 non è stata certo inferiore a quella lombarda (+ 8,3%). Alcuni esempi: Inner London 13,2%, Lussemburgo 16,1%, Regione di Bruxelles 10,3%, Utrecht 11,3%, Ile de France 7,0%.(1) Si obietterà che queste sono regioni in cui la crescita demografica si alimenta tramite canali diversi rispetto a quelli lombardi. Allora la vera domanda diventa: perché la Lombardia (e l’Italia) non attrae forza lavoro qualificata e in grado di apportare un più alto valore aggiunto alla produzione regionale?
In merito alla crescita del PIL in termini assoluti: è vero che quello lombardo cresce nel periodo considerato (+39,9%), ma meno rispetto alle regioni che nel 1997 mostravano un livello di ricchezza simile: Stuttgart + 45,3%, Utrecht + 76,6%, Bremen + 44,2%, Ile de France + 58%, Stockholm + 58,9%.(2)
In merito alla comparabilità dei dati, è stata utilizzata la suddivisione Eurostat che mira proprio a rendere comparabili tra loro i dati di livello regionale, pur con tutti i limiti e le difficoltà di uniformare 27 sistemi statistici e amministrativi diversi. Sulla metodologia utilizzata da Eurostat rimando qui.
La presenza in Tabella 1 di alcune città dipende dal fatto che le unità statistiche non sempre corrispondono alle unità amministrative. Per fare un esempio: la Stoccolma che appare in Tabella 1 non corrisponde alla municipalità di Stoccolma, che conta circa 800.000 abitanti, ma allÂ’area statistica assimilabile al livello NUTS 2 (quelle delle regioni italiane), la quale conta quasi due milioni di abitanti. Â
Una correzione d’obbligo alla figura 1, che compara tra loro livelli territoriali differenti. La figura corretta, che non cambia il ragionamento sul Pil pro-capite, è la seguente:
Figura 1 – Regioni europee – PIL a prezzi correnti – Milioni di euro PPS – Anni 1997-2008

Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat
Infine, restringendo lÂ’analisi alla sola provincia di Milano, nel 2008 il Pil pro-capite di questÂ’area era pari al 150% della media europea, contro il 184% nel 1997.(3)
(1) Eurostat, elaborazioni su dati Population database.
(2) Eurostat, elaborazioni su dati National accounts database.
(3) Eurostat, PPS per inhabitant.
La recente ondata di rifugiati dal Nord Africa ha creato divisioni all’interno dell’Unione Europea, tra gli stati in prima linea nell’affrontare il problema e quelli che non sono direttamente coinvolti. Manca infatti un meccanismo che permetta di suddividere tra i vari paesi il peso di un afflusso improvviso di migranti. Eppure dalla crisi in Kosovo a oggi, l’Europa ha fatto dei passi avanti. È questo uno dei temi di cui si discuterà a Trento nelle giornate del Festival dell’Economia, a cui parteciperà anche l’autore di questo articolo.
È quasi un luogo comune dire che la Lombardia è l’area più ricca d’Europa. E se si guarda al Pil complessivo effettivamente la Regione si colloca al sesto posto nell’Unione. Ma per comprendere la reale ricchezza di un territorio è più corretto il riferimento al Pil pro-capite e qui la situazione cambia perché la Lombardia si ritrova al ventinovesimo posto. I dati peggiorano ancora se si considera l’andamento negli ultimi dieci anni. E lo stesso ragionamento si può fare, a livello di ripartizioni, per il Centro-Nord nel suo insieme.
Berlusconi sotto dettatura di Sarkozy sottoscrive una lettera in cui si chiede alla Commissione europea di sospendere gli accordi di Schengen di fronte a casi come quello degli sbarchi su Lampedusa. È una scelta sbagliata per l’Europa e suicida per il nostro paese. È infatti una breccia che mina il processo di integrazione europea e riduce ulteriormente la mobilità del lavoro nel Vecchio Continente. Non servirà affatto a gestire crisi come quella di Lampedusa. Anzi, le renderà ancora più gravi perché impedisce che gli immigrati vadano là dove c’è più lavoro per loro.
Il rapporto preliminare della commissione sul sistema bancario istituita dal governo britannico rappresenta un punto di svolta importante non solo per il Regno Unito, ma per tutta l’Unione Europea. In primo luogo, introduce una separazione tra regolamentazione per le attività retail e attività wholesale delle banche. Individua poi nelle politiche sulla concorrenza la componente essenziale della riforma del sistema bancario. In attesa che l’Europa si dia finalmente le giuste istituzioni per la vigilanza sul settore.
È arrivato il turno del Portogallo per la richiesta di aiuto all’Fmi e all’Unione Europea. Non è certo una buona notizia per la zona euro. Anche perché se Grecia, Irlanda e Portogallo non ricominceranno a crescere, prima o poi arriveranno a un parziale ripudio del debito. Servirebbe dunque un piano per ridurre al minimo i rischi di contagio dopo una simile decisione. Ma ufficialmente nessuno ne vuol sentire parlare, tantomeno Francia e Germania. Si preferisce attendere un miracolo, invece di agire prima che la situazione si deteriori.