Lavoce.info

Categoria: Banche e finanza Pagina 75 di 115

IDEE NUOVE IN BANCA

Uscite tutto sommato indenni dalla crisi grazie alla loro prudenza, le banche italiane sono ora sotto accusa proprio per un eccesso di prudenza. Ovviamente, devono garantire un equilibrato e diffuso accesso al credito che in questo momento è l’unica garanzia per la sopravvivenza di molte piccole imprese. Ma è importante che mantengano l’autonomia nelle scelte di allocazione e nelle valutazioni delle strategie, senza subire surrettizi condizionamenti. E’ il momento per tutti gli attori del sistema di trovare nuove idee. E il coraggio di realizzarle.

EDITORI SENZA TRANSPARENCY

La Consob adegua all’Europa la diffusione dell’informativa finanziaria italiana: le società quotate e i gestori di risparmio possono utilizzare sistemi informatici per le comunicazioni obbligatorie al mercato. Ma la nuova norma non è piaciuta agli editori dei giornali, che perderebbero pubblicità per 50 milioni. E dalla loro parte, oltre al Governo, trovano uno schieramento bipartisan in parlamento e lo stesso presidente della Consob, Cardia. Che zitto zitto dà le dimissioni per vedersele respingere. E mettere così in difficoltà i commissari Consob non allineati.

QUELL’IGNORANZA CHE COSTA CARA

L’amministrazione Obama ha appena presentato un piano di riforma della regolamentazione del sistema finanziario. Una novita’ importante della riforma e’ la creazione di una agenzia per la protezione del consumatore. Un passo avanti, ma quello che serve davvero è un programma di alfabetizzazione finanziaria dei cittadini. Perché la semplice informazione corretta spesso non aiuta a prendere le decisioni migliori su risparmio e fondi pensione, per gestire i debiti della carta di credito o per ottenere un mutuo. Così come l’iscrizione automatica a piani pensionistici non garantisce una pensione adeguata in età avanzata.

SENZA LA SFERA DI CRISTALLO

Prevedere una crisi significa individuare un insieme composito di segnali di vulnerabilità associati a un’elevata probabilità del suo verificarsi. Attraverso l’utilizzo di particolari modelli quantitativi si può ad esempio monitorare la vulnerabilità dei paesi emergenti a crisi bancarie e di liquidità. Importanti segnali di allarme sembrano essere un elevato tasso sui depositi e una forte crescita del rapporto tra crediti non esigibili e prestiti del settore bancario. Come è accaduto in alcuni paesi dell’Europa dell’Est.

LA FUGA VERSO LA QUALITA’ NON SPIEGA TUTTO

La fuga verso la qualità sembra dar conto di circa un quinto dello spread Btp-Bund tedeschi. La maggior parte del differenziale è dunque dovuta a un effettivo maggior rischio paese avvertito dai mercati finanziari. Lo spread è tornato a livelli non dissimili da quelli sperimentati nella crisi del marzo 1995. E’ la riconferma della necessità di mantenere un rigoroso controllo della dinamica del debito nel nostro paese. E del fatto che il necessario uso della leva fiscale non deve significare il ritorno a una spesa pubblica senza freni.

DEBITI IN COMUNE

Il ricorso degli enti locali a strumenti derivati si traduce oggi in un’esposizione per circa 40 miliardi e in perdite tra i 6 e gli 8 miliardi. Perché non sempre le amministrazioni dispongono di professionalità adeguate per effettuare operazioni finanziarie sofisticate. E perché non le hanno utilizzate come forma di copertura dal rischio tassi, ma come pura fonte di finanziamento, anche per le spese correnti. Altri paesi le vietano tout court. Meglio invece optare per una rigida regolamentazione, limitandone l’utilizzo solo a finalità di copertura e non speculative.

COME CAMBIERANNO LE REGOLE DELLA FINANZA

Il rapporto De Larosière è ormai il punto di riferimento per la riforma degli istituti di supervisione finanziaria nell’Unione Europea. Propone un organismo che guardi alla stabilità del sistema nel suo complesso. Ma finché le istituzioni europee non avranno più potere e più responsabilità, è forse meglio concentrarsi su una regolamentazione che superi vecchi steccati, quali quelli della sussidiarietà o della regolamentazione minima. Lasciare la supervisione a livello nazionale con una buona regolamentazione comunitaria non sarebbe una sciagura.

VITE DA BANCHIERI DI IERI E DI OGGI

Correva l’anno 1272 ed Edoardo I d’Inghilterra intratteneva eccellenti rapporti d’affari con alcuni banchieri italiani. In un sistema che potremmo descrivere come una variante antica del modello Northern Rock, i Ricciardi si affidavano ai prestiti interbancari per finanziare il credito concesso al re. Ma a partire dal 1290 si verificò una crisi di liquidità simile a quella innescata negli Stati Uniti dai subprime nel 2007. Con esiti disastrosi. E un monito della storia per i governi di oggi, che iniziano a chiedersi come pagare gli obblighi che continuano ad assumersi.

UN ANNO DI GOVERNO: BANCHE

 

I PROVVEDIMENTI

Il primo atto del governo Berlusconi in materia di banche è rappresentato dalla convenzione fra il ministero dell’Economia e l’Associazione bancaria italiana del 27 maggio 2008, nella quale si consente agli intestatari di un mutuo prima casa, a tasso e rata variabile, una rinegoziazione con una posticipazione delle somme dovute alla scadenza del prestito. (1)

UN ANNO DI GOVERNO: MERCATO FINANZIARIO

 

I PROVVEDIMENTI

Il decreto legge numero 5 del 2009 ha introdotto le seguenti misure per le società quotate:

  • aumento del tetto all’acquisto di azioni proprie dal 10 al 20 per cento
  • aumento dal 3 al 5 per cento delle azioni che il socio di controllo può acquistare ogni anno senza incorrere in obblighi di Opa
  • facoltà per la Consob di ridurre la soglia per la segnalazione della presenza nel capitale delle società, dal 2 all’ 1 per cento.

GLI EFFETTI

L’aspetto più inquietante è che queste misure sono state introdotte su sollecitazione del presidente della Consob, l’Autorità che dovrebbe avere a cuore gli interessi di tutti gli azionisti, non solo di quelli di controllo.
L’effetto netto di tutto questo è infatti quello di rafforzare la posizione dei soci di controllo e nello stesso tempo di individuare al più presto ogni scalatore. In un paese come il nostro in cui le società sono già così poco contendibili, si tratta di un passo indietro gravissimo per il market for corporate control. Non lo dicono i soliti critici de lavoce.info, ma l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (Antitrust) in un parere inviato nei giorni scorsi al Parlamento nella fase di conversione del decreto. L’Autorità ha chiesto che almeno vengano posti limiti temporali a misure così drastiche.

Pagina 75 di 115

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén