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FLUSSI BLOCCATI

Il governo rinuncia quest’anno all’emanazione del decreto flussi, se non per lavoro stagionale. È una decisione sbagliata. Perché sottintende che agli immigrati non si debba riconoscere l’aspirazione a conciliare lavoro e famiglia, a cercare posti di lavoro migliori, a evitare faticosi trasferimenti. Inoltre, la previsione di quote di ingressi regolari per lavoro è uno strumento di politica migratoria. Infine, i decreti flussi sono sanatorie mascherate, per mettere in regola lavoratori già presenti in Italia. Davvero sono un lusso che non possiamo più permetterci?

I NUOVI MIGRANTI SONO EUROPEI *

La crisi fa crescere la disoccupazione nei paesi europei del Mediterraneo, soprattutto tra i giovani. Che reagiscono lasciando la madre patria per cercare lavoro altrove, spesso sull’onda di un passaparola che si avvantaggia dei social network. I ragazzi di Spagna e Portogallo scelgono in particolare Argentina e Brasile, le loro ex colonie in rapido sviluppo, grazie alla lingua condivisa. Per i greci e per gli italiani la meta preferita sembra essere la Germania, forte anche di salari di ingresso decisamente più alti, specialmente per i lavori più qualificati.

DOVE GLI IMMIGRATI FANNO BENE ALL’ECONOMIA

L’immigrazione è un tema caldo nella campagna elettorale delle presidenziali francesi. Ma se si guardano i dati, la Francia con i suoi 200mila ingressi l’anno è uno dei più chiusi tra i paesi avanzati. Eppure, non sono pochi i francesi che imputano le difficoltà a trovare lavoro proprio agli stranieri. Secondo gli economisti, invece, l’immigrazione non ha evidenti effetti negativi né sull’occupazione, né sul livello dei salari. E non sarà certo l’irrigidimento della politica migratoria che permetterà di risolvere i problemi di deficit di bilancio o di previdenza del paese.

MA DOVE VANNO GLI IMMIGRATI?

Dopo due decenni di stallo, tra il 2001 e il 2011 la popolazione italiana ha ripreso a crescere, grazie all’’arrivo degli immigrati o ai nuovi nati figli di immigrati. Lo certificano i dati del censimento divulgati dall’’Istat.
In quali aree del paese sono affluiti o sono nati (nel periodo 2001-2011) questi cittadini stranieri? Come mostra la nostra elaborazione dei dati Istat, prevalentemente nelle regioni del Nord, dove i nuovi stranieri arrivati o nati rappresentano tra il 5,5 e il 6 per cento della popolazione residente a fine 2011. E contribuiscono in maniera significativa allo sviluppo economico di queste aree.

L’EMERGENZA PROFUGHI UN ANNO DOPO *

Poco più di un anno fa, nel febbraio del 2011, iniziavano gli sbarchi a Lampedusa dei profughi provenienti prima dalla Tunisia, poi dalla Libia.

SPESE CON IL CONTRIBUTO DEGLI STRANIERI

Come saranno impiegate le somme derivanti dal contributo di soggiorno richiesto agli stranieri? Metà va a un fondo per il rimpatrio degli espulsi per soggiorno illegale. L’altra metà è suddivisa tra la missione “Ordine pubblico e sicurezza”, l’attuazione delle disposizioni sull’Accordo di integrazione e le attività dello Sportello unico per l’immigrazione. Solo l’ultima si configura come la controprestazione di un servizio reso da un ente pubblico. Gli altri casi sembrano contrastare con il principio di eguaglianza e con l’obbligo generale di contribuzione.

POLITICHE DI BUON SENSO SULL’IMMIGRAZIONE

L’immigrazione resta uno dei temi più incandescenti e più difficili da affrontare della politica italiana. Ma la semplificazione dei percorsi di cittadinanza è indispensabile per consentire una effettiva integrazione sociale. A partire dall’introduzione dello jus soli e del voto alle amministrative ai residenti stranieri. Anche perché i lavoratori stranieri in Italia pagano tasse e contributi alle casse dell’Inps. Il governo Monti ha già dato segnali di svolta rispetto al recente passato. Otterrà risultati adottando un approccio pragmatico.

CITTADINANZA E DIRITTO DI VOTO PER L’INTEGRAZIONE*

C’è tempo fino ai primi di marzo per raccogliere le firme a favore di due leggi di iniziativa popolare per i diritti di cittadinanza e di voto degli stranieri, promossi dalle organizzazioni della campagna L’Italia sono anch’io. L’obiettivo è introdurre anche in Italia lo jus soli e concedere ai residenti stranieri il voto alle amministrative. Semplificare i percorsi di cittadinanza è indispensabile per consentire una effettiva integrazione sociale. Rimanere ancorati alla vecchia normativa significherebbe invece lasciar spazio all’esclusione e al risentimento.

L’IMMIGRATO VA, I CONTRIBUTI RESTANO

Vuoi per la crisi, vuoi per una legge sull’immigrazione restrittiva, non sono pochi i lavoratori stranieri che abbandonano l’Italia per tornare nel loro paese natale. Ma che succede ai contributi versati all’Inps? Se esistono accordi bilaterali tra il nostro e lo Stato di origine, il lavoratore non li perde e a sessantacinque anni ha diritto a richiedere il trattamento dovuto. Un diritto di cui non è sempre a conoscenza. Se poi le intese non ci sono, lo straniero perde tutti i contributi versati, che rimangono nelle casse Inps. Per essere redistribuiti tra i lavoratori italiani.

COSE DA NON CREDERE

L’Italia sta affrontando una vera e propria rivoluzione demografica. E ciò genera paure e incertezze che alimentano molti luoghi comuni, “le cose da non credere” appunto. In un volume pubblicato da Editori Laterza, Gianpiero Dalla Zuanna e Guglielmo Weber analizzano e confutano i miti e i pregiudizi che nel nostro paese ostacolano una gestione corretta dei cambiamenti. Lo fanno attraverso un’analisi attenta della realtà, così come rappresentata dai dati. Perché il senso comune si nutre di miti, il buon senso di fatti. Per i nostri lettori, anticipiamo il capitolo conclusivo del libro.

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