Alitalia è rimasta ancorata a un vecchio modello di business, fondato sul monopolio dei voli nazionali. E di fronte a una concorrenza agguerrita, ha abbassato i prezzi dei biglietti, senza però diventare una low-cost. Nasce da qui la sua ultima crisi. Che si può risolvere con scelte precise.
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Alitalia è un vettore fuori rotta economica. Sui viaggi intercontinentali può ancora stare sul mercato, ma con la sua struttura dei costi non può sostenere la concorrenza dei low-cost sul breve-medio raggio. La soluzione potrebbe essere proprio quella di trasformarla in una compagnia a basso costo.
Un complesso processo di riforma interessa ormai da anni l’organizzazione sul territorio dei servizi di trasporto pubblico. Le iniziative delle regioni si sono spesso arenate per i contenziosi dovuti a normative nazionali ed europee mutevoli. Ma il sistema ha necessità di una cornice coerente.
Fin dall’inizio, le società che hanno realizzato e gestito le autostrade italiane si sono avvantaggiate di una garanzia statale di fatto. Le privatizzazioni hanno poi aggiunto una procedura per l’aumento dei pedaggi ben poco trasparente. È necessario riequilibrare il rapporto concessionari-utenti.
Le tasse sui carburanti coprono ampiamente i costi sociali generati dalle auto in termini di emissioni di CO2. Il settore risponde perfettamente al principio del “chi inquina paga”. Non si capisce allora perché Europa e Italia continuino a destinare ingenti risorse al trasporto ferroviario.
Si torna a parlare di grandi opere. A preoccupare non sono solo la corruzione e il lievitare dei costi che spesso accompagnano progetti simili. Molte volte sono anche del tutto inutili. Ripercorrere le vicende del terzo valico ferroviario tra Lombardia e Liguria è particolarmente istruttivo.
A Torino si indaga sul bilancio del comune e di due aziende partecipate di trasporto pubblico. Al di là del fatto specifico, l’esigibilità del credito di una società controllata nei confronti del sindaco amico è altissima. Ma rischia di ridimensionarsi se il comune-debitore cambia guida politica.
I terreni dell’Expo di Milano dovevano essere venduti realizzando una ricca plusvalenza a beneficio dei contribuenti. Non se ne è fatto nulla e, dopo ipotesi varie e fantasiose, si è deciso per il progetto di un grande centro di ricerca scientifica per la salute. Ma ne vale la spesa?
All’improvviso è tornato di attualità il Ponte sullo Stretto di Messina. Porterà vantaggi? Per rispondere servirebbe un’analisi costi-benefici che tenga conto anche delle possibili soluzioni alternative. Come affrontare in maniera corretta e trasparente una importante scelta di spesa pubblica.