Oggi è difficile essere ottimisti su una risoluzione consensuale della controversia commerciale tra Usa e Cina. Ma se le sanzioni minacciate diventassero realtà , il gioco si farebbe davvero pericoloso, per i due paesi e per gli scambi internazionali.
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Le minacce di dazi puntano a indurre la Cina ad accettare trattative bilaterali con gli Stati Uniti su temi che l’attuale sistema multilaterale degli scambi non riesce a gestire. Un accordo di questo tipo segnerebbe però la fine del multilateralismo.
L’amministrazione Usa cerca di mantenere le promesse elettorali frenando la concorrenza sleale delle imprese di stato cinesi. Sceglie però i dazi, un metodo sbagliato e inefficace. E in una guerra commerciale chi avrebbe più da perdere è proprio Trump.
I professori in sciopero, il primo ministro che dubita dell’utilità della laurea, una burocrazia sempre più ossessiva. Nel Regno Unito le torri d’avorio universitarie sono in stato di assedio. E se niente cambia, si avviano verso un inevitabile declino.
Dall’Assemblea generale del popolo emerge una Cina ben lontana dall’aprirsi al mercato. Anzi si rafforza un sistema di economia pianificata, con importanti finanziamenti statali alle industrie strategiche per sfidare le economie occidentali.
L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea avrà conseguenze anche sugli equilibri all’interno del Parlamento europeo, chiamato a decidere su cosa fare dei 73 seggi britannici. Una discussione da seguire, in particolare in vista delle elezioni del 2019.
Alla conferenza Wto di Buenos Aires si è deciso molto poco. A tenere sotto scacco l’Organizzazione del commercio è oggi l’amministrazione Trump. Ma il venir meno degli accordi e delle regole multilaterali finirebbe per danneggiare tutti, Usa compresi.
Gli Usa hanno abbandonato il principio di neutralità di Internet. Il tema è ostico perché contrappone il principio della democrazia sulla rete con quello della libertà di scelta imprenditoriale di chi la fornisce. La soluzione è nella sperimentazione.
La riforma fiscale di Trump non può essere letta come un atto ostile verso l’Unione Europea. Anche perché le misure adottate sono da tempo presenti nelle legislazioni europee. È invece un legittimo tentativo di riguadagnare la competitività perduta.
La riforma fiscale di Trump avrà conseguenze anche in Europa? Su alcuni aspetti la UE potrebbe adottare misure per annullare il vantaggio competitivo che ne deriva per gli Usa. Ma è probabile che si intensifichi la concorrenza fiscale fra paesi.