I tabloid esultano per il discorso apparentemente duro del primo ministro inglese, che però non ha chiarito su quali basi intende trattare con la Ue. La promessa del “risultato migliore” resta un mantra senza contenuto. E l’attuale buona salute dell’economia deve fare i conti con il medio periodo.
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Nei suoi primi cento giorni l’amministrazione Trump dovrà prendere decisioni importanti: proposta di budget per il 2018, agenda sul commercio internazionale e riforma fiscale. Le scelte potrebbero portare a un rapido cambiamento d’umore dei mercati finanziari, sinora benevoli con il nuovo presidente.
Trump ha convinto milioni di americani a votare per lui promettendo di costruire un muro lungo il confine messicano e di deportare milioni di immigrati illegali. Ma tendenze simili, che contengono una matrice protezionista e localista, si manifestano anche altrove, fino a contagiare i paesi europei.
Disuguaglianza e povertà sono un ostacolo allo sviluppo umano e alla crescita economica. Lo afferma l’Ocse, che sostiene la necessità di contrastarle con politiche che favoriscano socializzazione, scolarizzazione, inserimento lavorativo e tutela della salute. Un approccio mai applicato in Italia.
Con le sue analisi teoriche ed empiriche, Tony Atkinson ha offerto contributi fondamentali e pionieristici alle ricerche sulla distribuzione del reddito. Disuguaglianze considerate non solo come il risultato dell’operare del mercato, ma come il prodotto della mancanza di politiche atte a ridurle.
La musica sembra cambiata in Europa per i conti italiani. L’ennesimo sforamento della legge di bilancio 2017 sugli obiettivi precedenti non ha trovato l’atteggiamento benevolo del passato. Anche il rating del debito ne soffre. È arrivato il momento per la spending review sempre rinviata.
Sono ormai vicine all’approvazione le nuove “linee guida” delle autorità finanziarie europee sui requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza dei vertici delle banche. I criteri sono però definiti in modo molto generico. E c’è il rischio di un’applicazione disomogenea e arbitraria.
Con l’insediamento di Donald Trump, gli Stati Uniti potrebbero chiedere di uscire dal Wto e dal Nafta. La procedure sono tutto sommato semplici, meno chiari i vantaggi per l’economia americana. Ma davvero gli Usa vogliono denunciare i più importanti sistemi di regole ispirati al liberismo economico?
Apertura economica e commercio internazionale sono stati al centro della campagna elettorale Usa. E saranno temi importanti anche nell’Europa del 2017. Il protezionismo è oggi un’opzione politica allettante. Ma oltre a creare danni all’economia mondiale potrebbe alimentare tensioni geopolitiche.
Esistono riviste scientifiche che millantano standard accademici, ma che a pagamento pubblicano qualsiasi articolo. Sono un pericolo perché a volte queste pubblicazioni sono considerate nelle valutazioni della qualità della ricerca. Un problema anche in Italia. I suggerimenti per risolverlo.