Un’indagine Ocse permette di delineare un quadro della qualità del lavoro nei vari paesi. L’Italia è vicina alla media nelle remunerazioni, debole nelle condizioni dell’ambiente lavorativo e agli ultimi posti per la protezione nel mercato del lavoro. Miglioramenti possibili.
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Le collaborazioni tra industria e università sono difficili da sviluppare, almeno in Italia. Ma danno risultati di grande valore tecnologico. A ostacolarle è anche l’incapacità del nostro paese di attrarre le star della ricerca, perché la reputazione è un fattore chiave. Uno studio sui brevetti.
In modo sempre più esplicito l’Europa cerca di sottrarsi a quegli obblighi di tutela dei diritti umani che dovrebbero essere un suo vessillo. Decisioni basate su due equivoci: il legame tra rifugiati e terrorismo e una percezione del numero e delle caratteristiche dei migranti smentita dai fatti.
A sorpresa, la francese Vivendi torna a investire in Telecom Italia. E forte della sua posizione vuole controllarne il consiglio di amministrazione. Nessuno scandalo, è un suo diritto. Ma la prima responsabilità del cda è quella di tutelare gli interessi di Telecom, non dei soci. L’Opa mancata.
L’economia italiana continua a crescere, ma senza mettere il turbo. Se continua così, la crescita 2016 rimarrà al di sotto dell’1 per cento. Rispetto alle riprese del passato a partire dal 1999 mancano il traino delle esportazioni e degli investimenti.
L’incidente dell’autobus in cui hanno perso la vita 13 studentesse ha suscitato una forte emotività nel pubblico e ha messo il programma Erasmus sotto i riflettori dei media. È bene parlarne, evidenziando anche come l’esperienza all’estero migliori le prospettive dei giovani.
La costruzione di sistemi di welfare nazionali sembra essere diventata uno dei principali ostacoli a un’integrazione europea non solo monetaria. Nel suo ultimo libro, Maurizio Ferrera ne analizza le cause e indica le possibili soluzioni. Dalla flessibilità sostenibile alla sicurezza dei cittadini.
Dall’Unione Europea arrivano vincoli crescenti che non riguardano solo la politica economica o fiscale. I margini di manovra dei governi nazionali, regionali o locali si riducono di conseguenza. Ma così si restringe lo spazio per il pluralismo delle scelte. E diminuisce il ruolo della politica.
La prossima presidenza di Confindustria dovrebbe mirare a due obiettivi, complementari e necessari per ridisegnare la politica industriale. Dovrebbe incoraggiare la formazione di ecosistemi innovativi, grazie anche al sostegno pubblico alle reti di impresa. E creare un asse tra ricerca e industria.
L’Italia esporta ancora un numero elevato di prodotti manifatturieri, ma non compare tra i paesi con i risultati migliori nel commercio mondiale. Negli ultimi anni sono stati proprio i settori di punta a registrare le dinamiche più deludenti. Presenza ed export nei comparti dove la domanda cresce.