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Tagli al sistema scolastico

Per quanto riguarda la scuola, la manovra prevede tre interventi:

1) il blocco degli automatismi stipendiali, attraverso una sospensione della maturazione della anzianità necessaria alla posizione economica superiore (maturabile in sei anni). Viene stimato che questo intervento possa produrre un risparmio di circa 320 milioni di euro annui, a decrescere nell’Â’arco dei prossimi decenni.

Finanziamento della politica

Nella manovra di bilancio in esame al Senato cÂ’’è una modesta riduzione dei cosiddetti “rimborsi elettorali”, cioè dei finanziamenti ai partiti politici. Viene eliminata l’Â’anomalia di un contributo doppio nel caso di elezioni anticipate (grazie a una norma del 2006, il rimborso relativo alla legislatura interrotta continua e si somma a quello per la nuova elezione) e lÂ’’importo di tutti i rimborsi viene ridotto del dieci per cento.

Pubblico impiego

In estrema sintesi, il decreto legge, con l’articolo 9– Contenimento delle spese in materia di impiego pubblico, congela per un triennio le retribuzioni dei dipendenti pubblici e rafforza le limitazioni già in vigore per le nuove assunzioni.

Chi vince e chi perde con l’euro debole

La grave instabilità all’interno dell’Unione Europea si è tradotta in un drastico indebolimento della moneta unica. Mentre l’eccessivo indebitamento degli Stati rischia di riportarci indietro a Lehman Brothers. Ma, se l’Unione si salva, un euro deprezzato finirà per aiutare la ripresa e rinforzare la competitività dell’azienda Italia nei settori con maggiore intensità di lavoro. Una buona notizia non solo per i bilanci delle aziende, ma anche per i nostri due milioni di disoccupati.

Diritto fallimentare: ritorno all’età della pietra

Il diritto fallimentare assolve alla fondamentale funzione di liquidare le imprese inefficienti e salvare quelle in crisi che abbiano ancora un valore. La legge italiana è stata riformata fra il 2005 e il 2007 e comincia adesso a funzionare. Erano forse utili alcuni ritocchi per favorire le ristrutturazioni, e con la manovra economica di maggio il governo ha tentato di farli. Il risultato, però, è difficile da credere, perché produce l’effetto opposto a quello voluto. Dobbiamo sperare che il Parlamento corregga il disastro prodotto.

Siamo un paese ridicolo

Il ministro per la Semplificazione Calderoli se la prende con il presidente dellÂ’’Inter, Massimo Moratti. Il problema, secondo il ministro, è che i soldi – tanti- che l’Â’Inter spende per i suoi calciatori e per i suoi allenatori vengono (anche) da incentivi pubblici per lÂ’’energia prodotta con fonti rinnovabili e assimilate. Tra cui il “tar”, lÂ’’ultima scoria della lavorazione del petrolio. “Questa è roba che unÂ’azienda dovrebbe pagare per smaltire. Invece, grazie a una legge, c’’è chi la brucia e prende pure i soldi dallo stato per produrre energia pulita. Ma chi vogliono prendere in giro?”. Onestamente si fa fatica a capire. Calderoli è ministro. Se questi incentivi sono sbagliati, perché il Governo non li elimina subito? Chi dovrebbe farlo? Invece che queste sparate o le stucchevoli Robin Hood tax sui petrolieri, non sarebbe meglio che il Governo promuovesse una maggiore liberalizzazione del settore in modo da ridurre la bolletta delle famiglie? I soldi che ottiene dallÂ’’attività di famiglia, Moratti è libero di spenderli come vuole. Perché non dovrebbe spenderli per calciatori e allenatori stranieri, cosa che sembra irritare Calderoli? Secondo il ministro, Moratti rimpiange i soldi spesi per il portoghese Mourinho? E allora perché il Milan aveva lo scorso anno il brasiliano Leonardo come allenatore? E che dovrebbero dire gli inglesi o gli irlandesi che hanno un allenatore della loro Nazionale italiano? Certo, lÂ’’Inter ha avuto in questi anni delle grosse perdite. Tutte però ripianate dai soldi di Moratti. Molto peggio ha fatto il Real Madrid, con perdite ancora maggiori e con una esposizione verso le banche sempre crescente. Nel calcio, in tutto il mondo, non cÂ’’è ancora un salary cap, cioè un monte salari che nessuna squadra può superare. Ciascuna squadra spende quanto vuole. Le regole possono essere cambiate – e il Presidente dellÂ’’Uefa, Platini, sta lavorando a quello che lui definisce il fair play finanziario –  ma al momento Moratti non ha violato nessuna regola. Ha ragione Fabio Cannavaro quando dice che siamo un paese ridicolo. Solo noi abbiamo il ministro Calderoli, l’Â’amichevole Padania – Regno dei Borboni e un capitano delle Nazionale (quella vera) che, commentando un contratto milionario con una squadra araba sottoscritto a fine carriera, dice: “LÂ’’ho fatto per una scelta di vita”.

Quanto costa la lotta al riscaldamento globale*

Per vincere le resistenze verso le politiche climatiche è necessario limitarne i costi. Partendo da alcuni punti fermi. Sono più efficaci gli strumenti che attribuiscono un prezzo di mercato alle emissioni di gas a effetto serra, come le tasse o i meccanismi di scambio di permessi. Mentre regolazioni o sussidi aumentano gli oneri. Le misure si devono applicare a tutti i gas e a tutte le fonti di emissioni. E devono essere adottate da tutti i grandi paesi inquinatori. Ricordando che bisogna agire presto, entro il 2020.

Se la tessera del tifoso non piace alle società

Dal prossimo campionato le società di calcio dovranno emettere per i propri sostenitori una tessera del tifoso, nominativa e rilasciata solo dopo il nulla-osta della questura. A opporsi allo strumento sono però alcuni presidenti di club, in nome della libertà dei cittadini. Che è certo un valore da difendere. Ma lo è anche la sicurezza all’interno degli stadi, affidata finora ai poliziotti e pagata dai contribuenti. Perché allora se la tessera non piace, non se ne assumono l’onere le società, come già accade in Inghilterra?

Grandi opere

Nella manovra, con coerenza (purtroppo) con quanto più volte dichiarato, non vi sono cenni al blocco delle cosiddette “grandi opere”, e in particolare alle due maggiormente controverse (sia perché molto costose, sia perché ritenute da molti del tutto inutili). La prima è il Ponte sullo stretto di Messina, il cui costo è stimato attualmente sui 6,3 miliardi di Euro, gran parte dei quali a carico diretto dello stato o di organi al 100 per cento statali quali Anas o FS. La parte pubblica ammonta ad almeno 2,5 miliardi (anche se alcune delle cifre sono ancora riservate) ma se avesse ragione la Corte dei Conti a dubitare che il traffico privato sarà sufficiente a coprire il resto dei costi, è facile prevedere oneri ulteriori a carico dello stato. La seconda è la tratta ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, il cui  costo a carico dello Stato (al netto quindi dei contributi europei) dovrebbe superare i 15 miliardi di Euro (e siamo solo ai preventivi). Si ricordi che l’intera manovra è volta a recuperare 24 miliardi di  euro. Cancellare l’impegno della “Torino-Lione” e del ponte di Messina sarebbe equivalente a circa tre quarti dell’intera operazione.

Pedaggi autostradali

AllÂ’’art. 15 (commi 1 – 3) del decreto si prevede l’Â’istituzione di pedaggi sui raccordi autostradali e sulle autostrade gestite direttamente dallÂ’’Anas. E così, anche chi percorrerà lÂ’’autostrada Salerno – Reggio Calabria (in ristrutturazione da oltre ventÂ’’anni) o il grande raccordo anulare di Roma (sul quale i lavori durano da che ho memoria) dovrà pagare un pedaggio.

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