Sono buoni i dati sul turismo in Italia, soprattutto per quanto riguarda immagine e arrivi dall’estero. Il settore è anche competitivo rispetto ad altri paesi europei. Con il fondato sospetto che la competitività si basi su lavoratori sottopagati.
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L’Unione europea ha fornito ingenti risorse all’Ucraina nella guerra con la Russia. Ma quel sostegno non si è tradotto in una politica e in un bilancio comune della difesa. Una speranza arriva dal gruppo dei “volenterosi”. L’Italia però non ne fa parte.
L’estensione del sistema Ets ai termovalorizzatori nasce dalla corretta considerazione che anche lo smaltimento dei rifiuti urbani produce emissioni. Ma il prezzo del carbonio dovrebbe essere pagato da chi mette sul mercato i prodotti da smaltire.
Il Pnrr ha dimezzato i tempi di affidamento delle opere pubbliche al Sud, oggi più veloci rispetto al Centro-Nord. Ma le condizioni che hanno portato a questo risultato scadono il 31 agosto, mentre il Fondo sviluppo e coesione non è pronto a raccoglierle.
Mentre si discute di patrimoniale, i dati rivelano un paradosso sull’Imu. La casa è il bene immobile per eccellenza, ma l’imposta non sempre viene riscossa. Anzi, è più evasa dell’Iva. Un semplice cambiamento potrebbe spingere i contribuenti a pagarla.
Le reti che trasportano l’elettricità si trovano oggi a gestire picchi di produzione e di consumo. La Commissione europea ha proposto tariffe più sensibili alle condizioni di utilizzo delle infrastrutture. Ma non sarà facile applicare la riforma.
Introdurre una patrimoniale non è semplice. Più facile invece rivedere l’imposta di successione, dalla quale oggi, in Italia, si ricava troppo poco. Con pochi aggiustamenti potrebbe dare buoni risultati di gettito e sotto il profilo dell’equità.
Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito economico e sociale. In questa puntata abbiamo invitato Nerina Dirindin, professoressa ed economista esperta di welfare e politiche sanitarie.
Da anni la sanità italiana occupa stabilmente il dibattito pubblico. Le cronache raccontano con continuità di liste d’attesa sempre più lunghe, pronto soccorso sovraffollati, carenza di medici e infermieri, difficoltà nel garantire servizi territoriali adeguati e forti differenze tra regioni. Problemi che non riguardano soltanto l’organizzazione del sistema sanitario, ma che incidono direttamente sulla qualità della vita e sull’accesso effettivo alle cure.
Accanto alle criticità, non mancano esempi di eccellenza ospedaliera e professionale che continuano a rendere il Servizio sanitario nazionale un punto di riferimento importante. Tuttavia, nella percezione quotidiana di molti cittadini, sono soprattutto le difficoltà ad emergere con forza, perché tangibili nell’esperienza concreta di chi cerca una visita specialistica, un posto letto o un’assistenza tempestiva.
Dietro questa emergenza permanente si nasconde però una questione più profonda e strutturale: la sostenibilità del modello universalistico su cui si fonda la sanità pubblica italiana. Comprendere se l’attuale crisi sia il risultato di un inevitabile cambiamento oppure l’effetto di precise scelte politiche e di finanziamento è fondamentale per capire quale direzione stia prendendo il nostro welfare.
Nel corso della puntata discutiamo del ruolo della spesa sanitaria pubblica, delle difficoltà legate al personale sanitario, delle disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure e del crescente ricorso alla sanità privata. Analizziamo anche quali possibili riforme potrebbero rafforzare il sistema pubblico e quali rischi comporterebbe un progressivo indebolimento del diritto universale alla salute.
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Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito economico e politico. In questa puntata abbiamo invitato Giovanni Bonfanti, economista che studia l’integrazione europea dal punto di vista fiscale e finanziario.
Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, l’Unione europea ha iniziato a emettere debito comune su una scala senza precedenti. Questo ha riacceso il dibattito su strumenti come gli eurobond e, più in generale, sul ruolo dei cosiddetti “safe assets” nel funzionamento dei mercati finanziari.
La presenza di un titolo sicuro comune è un elemento cruciale per la stabilità finanziaria dell’area euro: facilita la trasmissione della politica monetaria, rafforza la capacità dell’Unione di reagire agli shock economici e può influire direttamente sul costo del debito pubblico e sulle condizioni di finanziamento dei paesi membri. Tuttavia, nonostante i progressi recenti, gli attuali EU bonds non sono ancora considerati un vero safe asset di riferimento.
Capire quali caratteristiche dovrebbe avere un titolo sicuro europeo e quali passi istituzionali sarebbero necessari per crearlo è quindi fondamentale per comprendere le prospettive future dell’integrazione finanziaria europea.
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Uno dei temi centrali dell’economia politica è la trasmissione intergenerazionale di valori, norme e comportamenti. La famiglia rappresenta il primo luogo in cui questo processo prende forma, ma non è l’unico: l’ambiente sociale, le istituzioni e le élite economiche e politiche possono rafforzare o ostacolare percorsi di sviluppo. Attraverso questi meccanismi le disuguaglianze non solo emergono, ma possono diventare persistenti nel tempo, influenzando mobilità sociale, crescita economica e distribuzione della ricchezza.
Capire come funziona la trasmissione culturale e quale ruolo giocano le élite è quindi fondamentale per interpretare fenomeni come la persistenza delle disuguaglianze e le differenze di sviluppo tra paesi e territori.
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