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Non sarà il turismo a salvare l’Italia

Ogni estate, ciclicamente, un dibattito si riaccende: il turismo è davvero il motore della nostra economia? Per capirci qualcosa di più, riproponiamo una puntata di Lavoce in mezz’ora – il nostro format di divulgazione in video con economisti ed esperti – ancora incredibilmente attuale.

I dati del ministero del Turismo parlano di un’estate da record, trainata soprattutto dai settori del lusso e dell’enogastronomia. Eppure, dietro i grandi numeri ci sono tensioni evidenti. Da una parte, i 120 milioni del Fondo Sviluppo e Coesione faticano a raggiungere le piccole e medie imprese, che ne avrebbero più bisogno. Dall’altra, l’overtourism e il boom degli affitti brevi stanno facendo alzare tantissimo i prezzi delle case, scatenando le proteste di residenti e lavoratori e spingendo molti sindaci a chiedere regole nazionali più severe.

Di questi nodi strutturali abbiamo parlato con Riccardo Trezzi, docente all’Università di Pavia e coautore di un recente libro sul declino italiano. 

Nel dibattito pubblico si tende spesso a esagerare l’impatto del turismo, indicandolo come il “petrolio d’Italia”. Dati alla mano, nell’intervista abbiamo smontato questo mito: abbiamo analizzato il valore aggiunto reale del settore e i suoi storici problemi di produttività, spiegando perché fare “più presenze” non significa per forza creare benessere per tutti. Infine, abbiamo affrontato il tema del lavoro: tra contratti collettivi poco efficaci e stipendi al palo, per chi lavora nel settore è sempre più difficile tenere il passo con il costo della vita.

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Lea: standard minimi garantiti, ma niente di più

Il monitoraggio sui Lea rimanda risultati rassicuranti: quasi tutte le regioni garantiscono i livelli minimi di assistenza ai cittadini. Ma il sistema non le incentiva a migliorare progressivamente i propri standard. E i divari territoriali restano intatti.

La via spagnola agli eurobond

Gli eurobond sarebbero un vantaggio sotto diversi punti di vista, ma l’opposizione degli stati frugali ne ha finora limitato l’adozione. Mentre qualcosa si muove su quel fronte, arriva l’idea spagnola di coinvolgere solo i “paesi volenterosi”.

Previdenza complementare: ci vuole di più dell’adesione automatica

L’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti è un passo avanti, ma non basta per rispondere alle sfide che il sistema pensionistico ha di fronte. La diffusione dei fondi pensione passa per un cambiamento anche culturale.

Abolire il prezzo unico dell’elettricità non riduce le bollette

Raccoglie molti consensi la richiesta di abolire il prezzo unico nazionale dell’elettricità. Ma le differenze tra le diverse zone non sono poi così significative. Se il sistema cambia, va rivisto anche il meccanismo di incentivo alle rinnovabili.

Anche nel lavoro di cura arrivano le piattaforme*

I dati ufficiali sul lavoro domestico in Italia suscitano più di una preoccupazione per il futuro. Diventa così interessante capire quali siano le esperienze di altri paesi europei che hanno aperto le porte alle piattaforme digitali in questo settore.

Con standard europei l’imposta di successione diventa più equa

Introdurre una patrimoniale non è semplice. Più facile invece rivedere l’imposta di successione, dalla quale oggi, in Italia, si ricava troppo poco. Con pochi aggiustamenti potrebbe dare buoni risultati di gettito e sotto il profilo dell’equità.

Lo stato di salute della sanità italiana

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito economico e sociale. In questa puntata abbiamo invitato Nerina Dirindin, professoressa ed economista esperta di welfare e politiche sanitarie.

Da anni la sanità italiana occupa stabilmente il dibattito pubblico. Le cronache raccontano con continuità di liste d’attesa sempre più lunghe, pronto soccorso sovraffollati, carenza di medici e infermieri, difficoltà nel garantire servizi territoriali adeguati e forti differenze tra regioni. Problemi che non riguardano soltanto l’organizzazione del sistema sanitario, ma che incidono direttamente sulla qualità della vita e sull’accesso effettivo alle cure.

Accanto alle criticità, non mancano esempi di eccellenza ospedaliera e professionale che continuano a rendere il Servizio sanitario nazionale un punto di riferimento importante. Tuttavia, nella percezione quotidiana di molti cittadini, sono soprattutto le difficoltà ad emergere con forza, perché tangibili nell’esperienza concreta di chi cerca una visita specialistica, un posto letto o un’assistenza tempestiva.

Dietro questa emergenza permanente si nasconde però una questione più profonda e strutturale: la sostenibilità del modello universalistico su cui si fonda la sanità pubblica italiana. Comprendere se l’attuale crisi sia il risultato di un inevitabile cambiamento oppure l’effetto di precise scelte politiche e di finanziamento è fondamentale per capire quale direzione stia prendendo il nostro welfare.

Nel corso della puntata discutiamo del ruolo della spesa sanitaria pubblica, delle difficoltà legate al personale sanitario, delle disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure e del crescente ricorso alla sanità privata. Analizziamo anche quali possibili riforme potrebbero rafforzare il sistema pubblico e quali rischi comporterebbe un progressivo indebolimento del diritto universale alla salute.

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Slides che contengono i numeri citati possono essere scaricate qua.



Perché all’Europa manca ancora un vero titolo sicuro?

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito economico e politico. In questa puntata abbiamo invitato Giovanni Bonfanti, economista che studia l’integrazione europea dal punto di vista fiscale e finanziario.

Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, l’Unione europea ha iniziato a emettere debito comune su una scala senza precedenti. Questo ha riacceso il dibattito su strumenti come gli eurobond e, più in generale, sul ruolo dei cosiddetti “safe assets” nel funzionamento dei mercati finanziari.

La presenza di un titolo sicuro comune è un elemento cruciale per la stabilità finanziaria dell’area euro: facilita la trasmissione della politica monetaria, rafforza la capacità dell’Unione di reagire agli shock economici e può influire direttamente sul costo del debito pubblico e sulle condizioni di finanziamento dei paesi membri. Tuttavia, nonostante i progressi recenti, gli attuali EU bonds non sono ancora considerati un vero safe asset di riferimento.

Capire quali caratteristiche dovrebbe avere un titolo sicuro europeo e quali passi istituzionali sarebbero necessari per crearlo è quindi fondamentale per comprendere le prospettive future dell’integrazione finanziaria europea.

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Perché le differenze socioeconomiche persistono?

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito pubblico. In questa puntata abbiamo invitato Alberto Bisin, professore di economia alla New York University.

Uno dei temi centrali dell’economia politica è la trasmissione intergenerazionale di valori, norme e comportamenti. La famiglia rappresenta il primo luogo in cui questo processo prende forma, ma non è l’unico: l’ambiente sociale, le istituzioni e le élite economiche e politiche possono rafforzare o ostacolare percorsi di sviluppo. Attraverso questi meccanismi le disuguaglianze non solo emergono, ma possono diventare persistenti nel tempo, influenzando mobilità sociale, crescita economica e distribuzione della ricchezza.

Capire come funziona la trasmissione culturale e quale ruolo giocano le élite è quindi fondamentale per interpretare fenomeni come la persistenza delle disuguaglianze e le differenze di sviluppo tra paesi e territori.

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