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Chi vivrà in Italia nel 2080?

A fine agosto l’Istat ha pubblicato le previsioni della popolazione italiana residente fino al 2080. Sono dati che vengono adottati per stimare i fabbisogni per pensioni o spesa sanitaria. Comprendono anche il ruolo dei flussi migratori. Con qualche sorpresa.

Cancellare i titoli di stato detenuti dalla banca centrale?

In Francia si torna a parlare di cancellazione del debito pubblico detenuto dalla banca centrale. Se è una tantum, è teoricamente possibile e può anche non avere conseguenze immediate. A lungo temine, però, può comprometterne la capacità operativa.

Urge un piano di ricollocazione per i lavoratori ex Ilva

I giudici hanno confermato la sospensione dell’attività dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. Per i lavoratori la situazione si fa critica. Però l’Istat registra la crescita degli occupati e della domanda di manodopera anche nel Mezzogiorno.

Il bonus asilo nido aiuta le madri a lavorare, ma da solo non basta *

Il bonus asilo nido funziona: riduce i costi dei servizi per la prima infanzia e aiuta le madri a rimanere occupate dopo la nascita di un figlio. Ma proprio le famiglie che ne avrebbero più bisogno lo utilizzano di meno. Il Piano per i nidi del Pnrr.

Non si diventa anziani a 65 anni *

Quando inizia l’età anziana? Una soglia anagrafica rigida non descrive bene la realtà. Meglio adottarne una prospettica, legata alla speranza di vita residua. Permette una migliore pianificazione dei sistemi pensionistici, sanitari e del mercato del lavoro.

Troppo caldo, non ci torno più

Estati sempre più torride rendono meno piacevoli le vacanze. E se il turista non ha un buon ricordo dell’esperienza, difficilmente tornerà nella stessa località. Vale anche per chi va al mare e si aspetta il caldo. Un problema per i paesi del Mediterraneo.

Con standard europei l’imposta di successione diventa più equa

Introdurre una patrimoniale non è semplice. Più facile invece rivedere l’imposta di successione, dalla quale oggi, in Italia, si ricava troppo poco. Con pochi aggiustamenti potrebbe dare buoni risultati di gettito e sotto il profilo dell’equità.

Lo stato di salute della sanità italiana

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito economico e sociale. In questa puntata abbiamo invitato Nerina Dirindin, professoressa ed economista esperta di welfare e politiche sanitarie.

Da anni la sanità italiana occupa stabilmente il dibattito pubblico. Le cronache raccontano con continuità di liste d’attesa sempre più lunghe, pronto soccorso sovraffollati, carenza di medici e infermieri, difficoltà nel garantire servizi territoriali adeguati e forti differenze tra regioni. Problemi che non riguardano soltanto l’organizzazione del sistema sanitario, ma che incidono direttamente sulla qualità della vita e sull’accesso effettivo alle cure.

Accanto alle criticità, non mancano esempi di eccellenza ospedaliera e professionale che continuano a rendere il Servizio sanitario nazionale un punto di riferimento importante. Tuttavia, nella percezione quotidiana di molti cittadini, sono soprattutto le difficoltà ad emergere con forza, perché tangibili nell’esperienza concreta di chi cerca una visita specialistica, un posto letto o un’assistenza tempestiva.

Dietro questa emergenza permanente si nasconde però una questione più profonda e strutturale: la sostenibilità del modello universalistico su cui si fonda la sanità pubblica italiana. Comprendere se l’attuale crisi sia il risultato di un inevitabile cambiamento oppure l’effetto di precise scelte politiche e di finanziamento è fondamentale per capire quale direzione stia prendendo il nostro welfare.

Nel corso della puntata discutiamo del ruolo della spesa sanitaria pubblica, delle difficoltà legate al personale sanitario, delle disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure e del crescente ricorso alla sanità privata. Analizziamo anche quali possibili riforme potrebbero rafforzare il sistema pubblico e quali rischi comporterebbe un progressivo indebolimento del diritto universale alla salute.

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Slides che contengono i numeri citati possono essere scaricate qua.



Perché all’Europa manca ancora un vero titolo sicuro?

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito economico e politico. In questa puntata abbiamo invitato Giovanni Bonfanti, economista che studia l’integrazione europea dal punto di vista fiscale e finanziario.

Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, l’Unione europea ha iniziato a emettere debito comune su una scala senza precedenti. Questo ha riacceso il dibattito su strumenti come gli eurobond e, più in generale, sul ruolo dei cosiddetti “safe assets” nel funzionamento dei mercati finanziari.

La presenza di un titolo sicuro comune è un elemento cruciale per la stabilità finanziaria dell’area euro: facilita la trasmissione della politica monetaria, rafforza la capacità dell’Unione di reagire agli shock economici e può influire direttamente sul costo del debito pubblico e sulle condizioni di finanziamento dei paesi membri. Tuttavia, nonostante i progressi recenti, gli attuali EU bonds non sono ancora considerati un vero safe asset di riferimento.

Capire quali caratteristiche dovrebbe avere un titolo sicuro europeo e quali passi istituzionali sarebbero necessari per crearlo è quindi fondamentale per comprendere le prospettive future dell’integrazione finanziaria europea.

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Perché le differenze socioeconomiche persistono?

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito pubblico. In questa puntata abbiamo invitato Alberto Bisin, professore di economia alla New York University.

Uno dei temi centrali dell’economia politica è la trasmissione intergenerazionale di valori, norme e comportamenti. La famiglia rappresenta il primo luogo in cui questo processo prende forma, ma non è l’unico: l’ambiente sociale, le istituzioni e le élite economiche e politiche possono rafforzare o ostacolare percorsi di sviluppo. Attraverso questi meccanismi le disuguaglianze non solo emergono, ma possono diventare persistenti nel tempo, influenzando mobilità sociale, crescita economica e distribuzione della ricchezza.

Capire come funziona la trasmissione culturale e quale ruolo giocano le élite è quindi fondamentale per interpretare fenomeni come la persistenza delle disuguaglianze e le differenze di sviluppo tra paesi e territori.

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