La bassa crescita dell’Italia dipende da molteplici fattori. Tuttavia spesso si trascura il peso del deficit di innovazioni nell’organizzazione del lavoro e dello scarso coinvolgimento di dipendenti e rappresentanze sindacali. Il nostro paese è in questo campo uno dei fanalini di coda in Europa.Â
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Una tecnica avanzata della Geographic Information Systems permette di realizzare modelli spaziali che consentono di conoscere con estrema precisione dove si concentri un determinato fenomeno socio-economico. Per esempio, è possibile indicare in maniera dettagliata dove si trova lavoro. E dunque utilizzando le mappe di densità si possono elaborare politiche per il lavoro più efficaci. In particolare, si può migliorare la fase di orientamento al lavoro dei giovani. E anche aiutare chi, a qualunque età , è alla ricerca di un impiego. A un costo praticamente nullo.
Gli impieghi atipici non hanno ridotto la disoccupazione, hanno solo aumentato la flessibilità e la precarietà . La crisi poi ha rallentato i processi fisiologici di trasformazione dei contratti atipici in tipici, mentre sono significativi gli incrementi dei flussi dall’atipicità verso la disoccupazione. La riforma Fornero vuole contrastare il lavoro autonomo falso e aumentare il costo della flessibilità in entrata. Ma in ogni caso i prossimi governi dovranno fare precise scelte a favore dei giovani e dei più marginali perché il lavoro “cattivo” non aiuta la crescita.
La mobilità sociale in Italia è tra le più basse in Europa. I risultati dei figli per reddito, livello di istruzione o tipo di lavoro riflettono spesso quelli ottenuti dai padri. Certo, le scelte individuali dipendono delle risorse economiche della famiglia o dal tipo di sistema sociale. Ma influiscono in maniera cruciale anche le preferenze. Per esempio, avere genitori occupati nel settore pubblico o genitori imprenditori ha effetti diversi sull’avversione al rischio. Il ruolo delle preferenze nelle politiche per favorire l’integrazione fra gruppi sociali.
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