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Tag: legge elettorale

Non è tempo di Grosse Koalition

La progressiva polarizzazione dei partiti porta all’immobilismo. Non succede solo in Italia, ma per noi la paralisi delle decisioni è pericolosa quasi quanto la crisi politica. Ecco perché è urgente la riforma della legge elettorale. I rischi del proporzionale e i vantaggi del maggioritario.

La prima riforma è superare il bicameralismo

Prima di pensare a una riforma della legge elettorale, è necessario differenziare i compiti di Camera e Senato. Dai confronti internazionali, si vede infatti che l’Italia è uno dei pochissimi paesi che mantiene un bicameralismo perfetto. Da abbandonare anche l’idea di un Senato delle Regioni.

Preferenza di genere o voto di mafia?

Il sistema della doppia preferenza di genere, previsto dalla legge elettorale siciliana, faciliterà il controllo del voto esercitato da Cosa Nostra? Il modello di voto di scambio è ormai consolidato e non subirà sostanziali modificazioni. La creazione di aspettative di vantaggio negli elettori.

Un’assemblea civica per la riforma elettorale

La revisione della legge elettorale è forse la più urgente delle riforme istituzionali. Ma anche la più difficile perché i partiti conoscono le conseguenze politiche che comporta scegliere un modello oppure un altro. Si può adattare all’Italia l’esperienza canadese della Civic Assembly?

Il momento giusto per le riforme

Sulle riforme istituzionali, i saggi propongono ricette di buon senso, orientate al superamento del bicameralismo perfetto. Saranno approvate? Forse è più semplice riformare le istituzioni in tempi di crisi economica e politica. Il maggior potere contrattuale di Napolitano dopo la riconferma.

Legge elettorale: la prossima prima riforma

Si torna al voto con il Porcellum. La selezione dei candidati resta così saldamente nelle mani delle segreterie di partito. E mancano gli incentivi elettorali alla ricerca di politici di qualità. Ma ai futuri senatori e deputati possiamo già chiedere un impegno preciso per la prossima legislatura.

Peggio del porcellum

Sembra raggiunto l’accordo di massima per la nuova legge elettorale. La proposta mira a un ritorno al proporzionale, alzando però la soglia di sbarramento, reintroduce le preferenze e prevede il rispetto di quote di rappresentanza di genere. L’impressione è che sia stata congegnata per impedire che dalle urne esca una chiara maggioranza e per giustificare la successiva formazione di un Governo di larghe intese. Eppure sarebbero bastati piccoli correttivi alla legge attuale per migliorare la qualità del personale politico. Garantendo però al paese la governabilità.

Un ballottaggio istantaneo per uscire dallo stagno

La nuova legge elettorale dovrebbe eliminare le liste bloccate e favorire un riavvicinamento tra eletti ed elettori; semplificare il quadro politico senza comprimere la rappresentanza ma consentendo processi riaggregativi di sensibilità politiche tra loro compatibili; mantenere una competizione di tipo bipolare. Tutto ciò si può ottenere adattando al nostro paese il sistema del voto alternativo. Garantirebbe maggiore qualità nel processo di selezione delle candidature. E porterebbe all’abbandono del premio di maggioranza, sconosciuto in tutte le grandi democrazie. 

Riforma elettorale: il giusto premio

Contro il premio di maggioranza si invocano spesso i sistemi di voto stranieri. Ma, a ben vedere, anche in questi è previsto un premio, sia pure con efficacia incerta e con il pericolo di concedere troppo. Meglio allora prendere ad esempio la legge elettorale della Regione Veneto, che ha un premio di maggioranza variabile, calcolato in modo da salvaguardare la governabilità senza mettere in pericolo le garanzie per le minoranze. Risultati che non sono affatto assicurati dal premio di maggioranza fisso in discussione al Senato.

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