LUNEDì 13 APRILE 2026

Lavoce.info

IL FORUM MONDIALE DELLA COMPETITIVITA’

Ogn’anno si classifican nel mondo,
in un forum che spazia a tutto tondo,
con giudizi rigorosi, fuor dai denti,
i paesi tra di loro concorrenti.

Pel verdetto ci son dodici criteri,
obiettivi, impietosi e molto seri,
con i quali si procede a ceckuppare
se tra i meglio è possibile di stare.

C’è l’Elvezia collocata al primo posto,
cui gli UeSse a seguire vanno tosto,
gli Europei che primeggian son diciotto,
e l’Italia è finita ben disotto.

All’incirca in classifica è al cinquanta,
da Germania e dagli altri ben distanta,
ci precede addirittura anche l’Oman,
però avanti ci poniam del Kazakhstan.

Tra le peggio son le nostre istituzioni,
le più alte abbiam noi di tassazioni,
le strutture han ben scarsa qualità,
fiacca, lenta va la produttività.

Pesan debito e spesa dello Stato,
il mercato del lavoro sta ingessato,
mentre poi la banca e la finanza,
d’efficienza mostrano mancanza.

Ricerca: non si sta con gli eccellenti,
tardano in scienze l’Italici studenti!
Innovazione: non molto noi si vale!
Ma siam tra i primi in scala criminale.

Ci piacerebbe star con Singapore
e come tal riuscir competitore,
ma di ventura il capitale manca,
e in basso c’è l’ateneo che arranca.

Cari signori, tutti, del nostro parlamento,
siamo perdenti nel mondial cimento,
siam fuori dal dei più bravi coro,
…ci consoliamo: stasera c’è Santoro!

ECOPASS NELL’INGORGO DEL SONDAGGIO

Referendum sull’ecopass, introdotto dal comune di Milano nel gennaio 2008. Anzi no, sondaggio tra i cittadini. Neppure, sondaggio a campione sul traffico, ma senza domande sul pedaggio per l’ingresso nella zona centrale della città. Così la faccenda della verifica sul gradimento dell’ecopass milanese sta diventando una burla. Eppure, il provvedimento non è andato così male: sindaco e giunta avrebbero potuto rivendicare qualche effetto positivo e proporre allÂ’attenzione popolare le misure necessarie a migliorare i risultati raggiunti

LE MONTAGNE RUSSE DEI DATI CONGIUNTURALI

Non è facile raccapezzarsi nell’altalena delle buone e cattive notizie sull’economia italiana riversate quasi quotidianamente sui cittadini frastornati. Ma l’analisi degli ultimi dati suggerisce che l’uscita dalla recessione sarà probabilmente lenta. Verosimilmente più lenta che nella maggior parte degli altri paesi industriali. Perché i consumi, le esportazioni nette e gli investimenti ristagnano, mentre perdura l’assenza di qualsivoglia stimolo proveniente dalla politica di bilancio.

LE RAGIONI DELL’IRAP

L’Irap è stata introdotta come strumento di razionalizzazione e semplificazione di un sistema tributario deformato e distorto. Non è un’imposta sul reddito delle imprese, ma un’imposta su tutti i redditi riscossa dalle imprese per conto dello Stato. E’ anche a prova di elusione. La riduzione delle imposte è un obiettivo condivisibile, bisogna però chiedersi se esistono altre forme di prelievo più efficienti e meno distorsive. Cercando di ragionare con serietà, senza fare danni e soprattutto senza dimenticare gli insegnamenti della teoria economica.

COME ELIMINARE QUELLA TASSA ANTIPATICA

L’Irap non è un’imposta assurda, ma non ha una buona reputazione. Genera tuttavia un gettito rilevante e quindi non può essere semplicemente abolita. Occorre un progetto per ricondurla nell’ambito del sistema impositivo più tradizionale. Poiché finanzia essenzialmente un servizio universale, la sanità, deve essere percepita su tutti i redditi. Per esempio, attraverso una sovraimposta a favore delle Regioni sull’Irpef e sull’Ires. Oltretutto, il sistema fiscale italiano tornerebbe così a essere comprensibile e comparabile con quello degli altri paesi.

LA STRANA CLASS ACTION DI BRUNETTA

Si parla da anni dell’introduzione dell’azione collettiva anche in Italia, rinviandola sempre. L’ultima volta a luglio 2009. Ora però il governo, nell’ambito della riforma Brunetta ha decretato la nascita della class action verso la pubblica amministrazione. Il progetto è stato subito criticato aspramente. In realtà potrebbe rivelarsi utile per affermare il principio secondo cui esistono economie processuali nell’aggregazione delle cause comuni che potrebbero rendere meno costosa e più efficace la macchina della giustizia.

RITORNO ALLA FLESSIBILITÀ

Il governatore della Banca d’Italia esorta ad aumentare l’età effettiva di pensionamento. E il governo risponde che la riforma del sistema previdenziale è già stata fatta. E’ vero però che sulla legge Dini del 1995 sono intervenute modifiche che ne hanno modificato l’impianto. Una nostra proposta di gennaio 2009 prevede il ritorno alla flessibilità di uscita dal mondo del lavoro, spostando in avanti le finestre di età. Dunque, rispecchia in pieno gli auspici del governatore. Oltre a essere equa sotto il profilo intergenerazionale e a comportare notevoli risparmi.

NON TUTTI I QUANT VENGONO PER NUOCERE

Considerare i quant come principale colpevole della crisi non rende giustizia alla realtà dei fatti perché la categoria ha fatto parte di una complessa macchina da soldi per pochi e da rischi per tutti. Ma non c’è bisogno di una matematica nuova per la finanza, basta un uso intelligente degli strumenti quantitativi, anche sofisticati, che la finanza matematica acquisisce e sviluppa. Per esempio, il Regolamento emittenti della Consob fa esplicitamente il ricorso alle metodologie dei quant per la quantificazione del grado di rischio degli strumenti offerti ai risparmiatori.

MA IL CAPITALISMO È ANCORA VIVO

La lezione che si può trarre da questa crisi è che le banche hanno costretto i governi a correre in loro soccorso. Non c’è dunque nessuna ragione perché non ricomincino a fare i loro giochetti. Per impedirlo si possono ipotizzare tre soluzioni: ridurre la grandezza dei guppi bancari, esigere l’aumento della loro capitalizzazione, pretendere un loro “testamento da vivo”, ovvero l’indicazione di come frazionarli in tanti piccoli istituti in caso di fallimento. Saranno comunque le scelte di Regno Unito e Stati Uniti a delineare il capitalismo finanziario del futuro.

PERCHÉ ABOLIRE L’IRAP?

Se la Francia abolisce la sua Irap, perché non farlo anche noi? Per la verità, Oltralpe non stanno pensando di eliminarla, bensì di introdurla per sostituire la taxe professionelle. Comunque, prima di intervenire sull’imposta regionale sulle attività produttive bisognerebbe chiarire con quali obiettivi. Perché in molti casi potrebbero rivelarsi più utili interventi diversi. Resta il fatto che l’abolizione dell’Irap non porrebbe solo un problema di copertura, ma anche quello di garantire alle Regioni un prelievo che le doti di un adeguato margine di autonomia.

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