VENERDì 24 APRILE 2026

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A 65 ANNI IN PENSIONE, SE BEN CHE SONO DONNE

La Corte di Giustizia Europea ha stabilito l’equiparazione dell’età di pensionamento tra uomini e donne. E in Italia nasce un vivace dibattito. Ma che cosa dice esattamente la sentenza? Ecco chi sono le lavoratrici coinvolte, come si applica la disposizione, e qual è il senso. Ma è davvero un provvedimento contro le donne o un altro passo verso la parità?

UN UOMO SOLO CONTRO LA DEFLAZIONE

La discesa dei prezzi di oggi potrebbe trasformarsi in deflazione e aggravare così la crisi. E’ il timore di Ben Bernanke, che per questo ha portato il Fed Funds Rate quasi a zero, per dare fiato ai consumatori e agli investimenti. Ma il presidente della Fed è anche l’unico a combattere questa battaglia. Perché gli Stati Uniti sono nel periodo di transizione fra due presidenti e l’Europa si muove con una lentezza da pachiderma. Soprattutto per la posizione della Germania.

SE LA FED PUNTA AL TASSO ZERO: TRE DOMANDE A TOMMASO MONACELLI

Cosa significa azzeramento (o quasi) del tasso di interesse?

“La decisione di cui parliamo è una decisione di portare a zero – o meglio a un intervallo compreso tra 0 e 0,25 – il costo a cui le banche ufficialmente possono scambiare fondi tra di loro o attingere fondi direttamente dalla Banca centrale americana. EÂ’ un modo per riconoscere il fatto che le condizioni nel mercato del credito negli Stati uniti vanno sempre più peggiorando e che c’è necessità di incentivare le banche a scambiarsi fondi tra di loro. EÂ’ una decisione abbastanza irrilevante perché il mercato e quindi gli scambi fra le banche erano già arrivati a tassi vicini allo zero e quindi la Fed non sta facendo altro che seguire quello che il mercato ha di fatto ratificato da diversi mesi.”

Lei quindi non giudica positivamente questa operazione senza precedenti della Federal Reserve?

No, la giudico come qualcosa di assolutamente inevitabile e prevedibile, la cosa interessante sarà vedere da qui in poi come la Fed condurrà la politica monetaria perché è chiaro che i tassi di interesse – che significa quanto costa dare e prendere a prestito denaro – non possono andare sotto lo zero. Quindi, quanto i tassi raggiungono un livello prossimo allo zero, la banca centrale non ha più modo di stimolare lÂ’economia e di rendere il denaro più a buon mercato. Da qui in poi sarà interessante vedere quali strumenti verranno utilizzati e su questo aspetto ci sono moltissime ipotesi che vengono fatte.”

Secondo lei come si regolerà di conseguenza la Banca Centrale Europea?

 “La Bce ha un poÂ’ più di margine perché sta partendo da tassi di interesse più alti; è stata più graduale nel ridurre i tassi perché lÂ’acuirsi della crisi è stato meno violento però la sensazione è che la crisi si stia deteriorando anche in Europa. Credo dunque che arriveremo a decisioni di ulteriore ribasso dei tassi anche da parte della Bce e a livello di tassi che in Europa non si vedevano da decenni.”

RISPARMI CHE MIGLIORANO LA GIUSTIZIA

La spesa per giustizia ha un’incidenza relativamente modesta sul bilancio dello Stato, ma un rilevante impatto sul sistema economico. In questo comparto, una corretta azione di spesa pubblica deve perseguire contemporaneamente obiettivi di risparmio e di miglioramento dei risultati. E l’elenco degli interventi possibili comprende razionalizzazione organizzativa del settore, revisione della geografia giudiziaria, riduzione degli oneri sulle intercettazioni, processo telematico, sistema a forfait per l’onorario degli avvocati.

RICERCA PER INDICE H

La valutazione della ricerca avrà sempre più risvolti concreti, perché una parte delle risorse pubbliche sarà attribuita sulla base dei risultati conseguiti da ciascun ateneo. Tutti gli indici bibliometrici hanno ovviamente il limite di esprimere in modo estremamente sintetico l’attività di un ricercatore. Tuttavia, si può provare a utilizzare l’indice h fondato sull’impatto dei risultati conseguiti dai docenti di una università o facoltà. Ecco la classifica per atenei e settori disciplinari, se si considerano le pubblicazioni dei professori ordinari di Economia.

PATTI CHIARI. MA NON TANTO

Alcuni bond Lehman Brothers sono rimasti nell’elenco di quelli definiti a basso rischio da Patti Chiari anche quando la società era già fallita. Come è potuto accadere? E, soprattutto, come evitare che si ripeta in futuro? Finora, i tittoli sono stati inseriti nell’elenco dei sicuri sulla base di indicatori del rischio di mancato rimborso e di perdita di valore del titolo. Un sistema inadeguato per vari motivi. In particolare perché fondato su serie storiche e soggetto a conflitti di interesse. Meglio sarebbe ricorrere agli spread dei credit default swaps.

ALL’IMPRESA NON BASTA PIU’ LA FAMIGLIA

Per la Fiat la necessità di trovare un partner industriale deriva dal crescente ruolo che i costi fissi giocano nella produzione di automobili. Ma il ragionamento si applica a tutto il sistema produttivo italiano. La manifattura italiana si deve “terziarizzare”, focalizzandosi sulle attività a monte e a valle della produzione – innovazione, marketing, distribuzione-, caratterizzate da alti costi fissi. Ostacoli principali la piccola dimensione e il controllo familiare.  

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Sono molto grato ai lettori che hanno avuto la bontà di inviare commenti al mio articolo. Condivido il bisogno per l’Italia di razionalizzare e ristrutturare la spesa pubblica rendendola più efficiente e più equa. Condivido anche la necessità di ridurre l’evasione fiscale ed anche il peso delle imposte, ancora troppo alte per coloro che le pagano onestamente. Durante molti hanni ho scritto vari articoli sulla necessità di fare queste riforme. Condivido anche il bisogno di introdurre ammortizzatori sociali efficienti e capaci di proteggere gli sfortunati e specialmente i più colpiti da crisi economiche.
Ma queste sono riforme che si discutono da sempre. E’ improbabile che saranno fatte proprio ora, nel mezzo della bufera economica e finanziaria che si è abbattuta sul mondo.

Il mio articolo si riferiva esclusivamente alla crisi economica ed a pericoli più immediati. Il dilemma per il governo italiano in questo momento è come affrontare la crisi. Molti vorrebbero spengerlo verso un forte aumento di spesa pubblica ed altri verso una riduzione di imposte senza darsi conto delle possibili conseguenze macroeconomiche. Il mio articolo aveva il modesto obbiettivo di avvertire che politiche keynesiane possono avere conseguenze non desiderabili, o persino pericolose, almeno per l’Italia. Il problema è che il governo italiano ha ereditato un debito pubblico molto alto e relativamente più costoso di altri paesi. Il debito ha anche una maturità non molto lunga, un aspetto che condivide con altri paesi. Le politiche del passato hanno ridotto il margine di manovra macroeconomico che ha il governo in questo momento. Il “rischio paese” è aumentato parecchio nell’ultimo anno. Tale rischio è come un termometro che indica quanta febbre ha un malato. Una febbre alta ed in aumento è dannosa per un malato. Un rischio paese alto ed in aumento è dannoso per l’economia di un paese. Un rischio paese in aumento è un avvertimento da non ignorare. Per me non c’è dubbio che una manovra di stampo keynesiano potrebbe spingere l’Italia su un cammino molto pericoloso. Naturalmente il mio commento non impedirebbe al governo di ridurre spese non necessarie, o l’evasione fiscale, per aiutare i più colpiti dalla crisi. Ma queste riforme dovrebbero rispettare i parametri macroeconomici. La pressione sul governo di fare qualcosa dovrebbe tener conto del famoso giuramento Hippocratico: la prima regola per un medico prima di agire è di essere sicuro di non causare danno.
La stessa regola vale per i ministri.

MAESTRO UNICO: UN PASSO AVANTI E UNO INDIETRO

Il maestro unico sarà facoltativo. Questa è la decisione che è stata annunciate nei giorni scorsi dal ministro Gelmini. Le famiglie potranno scegliere tra un impegno scolastico di 24 ore (il maestro unico), 27 ore oppure 40 ore (il tempo pieno con due maestri). Il ministro Gelmini, con questa decisione, ha fatto un passo indietro ed un passo avanti. Ha fatto un passo indietro rispetto alle dichiarazioni dell’autunno in cui si faceva passare il maestro unico come una riforma fondamentale per la scuola primaria italiana. In realtà si trattava solo di tagliare sul numero di maestri. Grembiule, maestro unico e "libro unico" erano solo un tentativo di camuffare come progetto educativo quella che era solo un’esigenza di bilancio.
Bene ha fatto il ministro a recedere da un provvedimento puramente ideologico, ma non era in linea con le esigenze di gran parte delle famiglie italiane. Ma sarebbe sbagliato parlare solo di un passo indietro. Garantendo la possibilità di scegliere tra 24, 27 e 40 settimanali, il Ministro ha garantito alle famiglie l’opportunità di adattare l’impegno scolastico dei figli con le proprie esigenze. E’ molto probabile che nelle città la richiesta del tempo pieno sia massiccia, mentre nei centri più piccoli le 24 ore potrebbero avere una maggiore domanda. Tutto bene, dunque? In realtà ci resta una perplessità. La flessibilità, se sarà veramente garantita a tutte le famiglie, rischia di entrare in conflitto con l’obiettivo, ribadito da Ministro, di attuare il piano di tagli all’organico degli insegnanti della scuola primaria, a meno di non procedere ad una forte riduzione dei plessi scolastici e all’aumento del numero medio di studenti per classe. Aspettiamo di conoscere meglio i piani del Ministro Gelmini per capire come concilierà maggiore possibilità di scelta e riduzione dei costi. Come dicono gli inglesi, il diavolo è nei dettagli.

SE I TRE GRANDI RISPARMIATORI DELL’ASIA SI PARLANO

Con molta discrezione, i primi ministri della Cina, del Giappone e della Corea del Sud si sono riuniti a Fukuoka a parlare della crisi.
E’ una notizia passata un po’ inosservata sui media europei. Ma è una notizia, dato che, fino a ieri, i tre paesi erano come il cane e il gatto, veri e propri nemici storici.
Oggi invece cinesi, giapponesi e coreani hanno scoperto di avere almeno una cosa in comune: un’alta propensione al risparmio. Qualcosa che li ha indotti a mettere da parte i loro litigi passati. Risparmiare una frazione elevata del proprio reddito è oggi una virtù rara, in un mondo in cui tutto il risparmio è stato bruciato dalla crisi dei mutui.
Cosa si saranno detti cinesi, coreani e giapponesi nel meeting?
Poche cose semplici, probabilmente.

  • Prima di tutto, che gli americani hanno bisogno di soldi per salvare il loro capitalismo
  • Secondo, che gli europei litigano e fanno pace ma alla fine non possono garantire un loro contributo alla stabilità economica mondiale
  • Terzo, che – messi insieme – i tre paesi asiatici producono il 22% del Pil mondiale, più degli Usa e più dellÂ’Europa. E che quindi stavolta, saranno loro, gli asiatici risparmiatori, a salvare il mondo dalla crisi

Se sarà così, prepariamoci: non lo faranno certo gratuitamente.

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