VENERDì 24 APRILE 2026

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ENEA, O IL RITORNO DELLA POLITICA

All’indomani del referendum che metteva al bando il nucleare, l’allora Ente nazionale per l’energia atomica si era trovato di colpo senza una mission. Carico di tecnici esperti della materia, l’organismo si era successivamente riconvertito al tema dell’energia e dell’ambiente sopravvivendo secondo modalità più vicine a quelle del carrozzone pubblico che non a quelle di un efficiente organismo tecnico-consultivo con finalità di analisi e supporto alle decisioni politiche. Era stato con l’allora commissario Luigi Paganetto, economista in prestito dall’università di Roma-Tor Vergata, che l’Enea aveva ritrovato agli inizi del 2000 una sua mission: sfruttando la crescente attenzione anzitutto scientifica e poi politico-economica per il tema dei cambiamenti climatici, il commissario poi divenuto presidente aveva restituito un ruolo importante all’Enea come punto di rifermento nazionale in ordine all’efficienza energetica e soprattutto alle nuove tecnologie energetico-ambientali, un aspetto assolutamente cruciale del problema. Il focus su questi temi ha valso all’Enea la nomina ad Agenzia nazionale per l’efficienza energetica, come previsto dalle direttive europee. E non più tardi dell’inizio della scorsa estate, in una lettera d’indirizzo il Ministro dello sviluppo economico Scajola aveva attribuito all’Enea un ruolo propulsivo sul fronte dell’efficienza energetica, delle fonti rinnovabili e addirittura del nucleare. Ma forse è stato troppo…Evidentemente chi tocca il nucleare di questi tempi rischia di rimanere scottato. Sta di fatto che la bozza del DDL "manovra 1441-ter" (il decreto "manovra" originario si era diviso in due, la prima parte diventata il famoso DL 112 poi convertito in legge, mentre la seconda parte è stata divisa in tre ed è attualmente al vaglio del parlamento: una di queste parti contiene tutte le disposizioni sul nucleare), licenziata dalla Camera ed approdata al Senato, prevede il commissariamento non solo della Sogin, ma anche dell’Enea. Volevano addirittura cambiargli nome – doveva essere Enes – così da rendere la discontinuità con il brand ancora più netta. E perché commissariare l’Enea? In vista di una non ben motivata né chiara riforma, che non si sa quando arriverà e che giunge proprio nel momento in cui, mentre si abbandona il tentativo di azzerare i vertici dell’Autorità per l’energia con la scusa anche qui di una riforma, l’Enea sembrava aver trovato stabilmente una sua ben definita vocazione. Quando si dice il potere costruttivo, ma anche distruttivo, della politica…

COMMISSARI PER CASO

Lo spirito meritocratico che ispira il decreto legge sull’università è nel complesso condivisibile, perché rompe il principio del trattamento uniforme degli atenei e va incontro alle recenti proteste degli studenti. Salvo però contraddire i suoi stessi intenti quando modifica le procedure per la costituzione delle commissioni dei concorsi universitari, introducendo un meccanismo assai complesso, probabilmente inapplicabile e che non dà comunque alcuna garanzia di riuscire a premiare i migliori.

I SOLDI NON BASTANO!

Dal piano alla collina,
dal monte alla marina,
di teste una foresta
da voce alla protesta.

Ovunque c’è un lamento
e chiedesi lÂ’ aumento
perché finì la grana,
pria dellÂ’ultima semana.

Ma il deficit è in affanno
e i soldi dove stanno?
Qualcuno mi risponda
che il Pil è qui ch’affonda.

Si pagan gli interessi
dei debiti pregressi,
c’è il costo della casta,
cui desinar non basta,

è poco  il che s’apprende,
ma molto più si  spende,
sui banchi della scuola,
mentre la sanità da sola

ha un buco così grande,
che sempre  più si espande
e tal che sballa i conti
che vuol quadrar Tremonti.

Si va presto in quiescenza,
per cui la previdenza
aumenta  il disavanzo:
ci pagherà la cena o pranzo?

Si spende in ospedale,
ben grande un capitale
e a Roma e alle regioni
che fanno i fannulloni?

Le casse sono vuote
il fisco in men riscuote;
sui sprechi giù l’accetta,
la cinghia va ristretta!

Non bastan più i milioni!
Ma lo saprà il Veltroni??

QUEL PREGIUDIZIO CHE BRUCIA L’INCENERITORE *

Non c’è dubbio che gli inceneritori inquinano. Come tante altre cose. Il punto è capire quanto, se più o meno delle altre alternative disponibili e con quali conseguenze. Inoltre, non è né solo una centrale elettrica né solo un impianto per smaltire i rifiuti, ma è le due cose insieme. E la valutazione va fatta tenendone conto. Tanto più che lo stesso riciclaggio spinto all’estremo comporta emissioni comparabili. In altri termini, sia il bilancio ambientale che quello energetico sono molto più equilibrati di quanto si pensi.

GOOGLE SENZA RIVALI

In dieci anni di vita Google ha conquistato la leadership nel mercato della pubblicità online tramite motori di ricerca e banner sui siti web. Il tentativo di alleanza con Yahoo!, distanziato inseguitore dell’impresa californiana, poteva ridurre il grado di concorrenza e innovazione nel settore. Ed è stato giustamente bloccato dal Department of Justice degli Stati Uniti per gli effetti negativi che avrebbe avuto su prezzi e incentivi all’innovazione. Ora, Google si trova in una posizione di sostanziale monopolio e con concorrenti sempre più deboli.

ALLA RICERCA DI NUOVE REGOLE. E DI NUOVE CLASSI DIRIGENTI

Il G20 dovrà indicare la nuova architettura delle regole di supervisione del mondo finanziario. Tra le proposte, collegi di supervisori per i grandi gruppi internazionali, codici di condotta per tutti gli investitori istituzionali, armonizzazione delle regole sul capitale delle banche. Ma non basta definire norme condivise, serve qualcuno in grado di applicarle. Un ruolo che potrebbe svolgere il Fondo monetario internazionale, se si procedesse a una revisione dei suoi meccanismi di governo. Necessario anche un profondo rinnovamento delle classi dirigenti.

ALITALIA: UNA LOTTA NELL’ABISSO

Il “Piano Fenice” non è la soluzione che si poteva sperare alla lunga crisi dellÂ’’Alitalia. Ma ormai è lÂ’’unica soluzione sul tappeto, a parte il fallimento. Certamente, se fosse stata accettata la proposta primaverile di Air France i costi per lo Stato e per i consumatori italiani sarebbero stati inferiori e il profilo strategico dellÂ’operazione sarebbe stato più chiaro: Alitalia sarebbe divenuta parte del più grande gruppo mondiale di vettori aerei tradizionali (full cost). Dal Piano Fenice sembra emergere per la nuova Alitalia un profilo vicino a quello di una low cost. (nessun hub, sei basi nazionali, disponibilità del personale a trasferirsi nella base cui sono assegnati, maggior peso alla parte variabile della retribuzione per i piloti, maggior flessibilità nellÂ’impiego per gli assistenti di volo). È probabile che la trattativa con il partner straniero si chiuda proprio nella prospettiva di offrire ad esso (chiunque sia) un vettore capace di coprire la fascia price sensitive del mercato, oltre che portare voli dallÂ’Italia agli hub stranieri di riferimento. Cosa questo abbia a che fare con la compagnia di bandiera (tanto fortemente voluta dal premier italiano) è poco chiaro.
Piloti e assistenti di volo hanno capito perfettamente che il profilo professionale del personale viaggiante è molto diverso tra compagnie low cost e compagnie full cost. E il nuovo profilo non è a loro per niente gradito. Il Ministro Matteoli ha reso noto che chi rifiutasse lÂ’’offerta di lavoro di Cai verrebbe escluso dai benefici degli ammortizzatori sociali. La minaccia si basa sullÂ’’art. 1-quinquies della legge 291/2004, dove si prevede lÂ’’esclusione dal trattamento di cassa integrazione di colui che “non accetti l’Â’offerta di un lavoro inquadrato in un livello retributivo non inferiore del 20% rispetto a quello delle mansioni di provenienza”. Secondo quanto riportato dai giornali a fine settembre, lo stipendio offerto da Cai a piloti e assistenti di volo sarebbe più basso di  quello percepito nella vecchia Alitalia, ma di meno del 20%. Ma produttività e flessibilità dovrebbero essere molto maggiori. Se così effettivamente stanno le cose, la minaccia del Ministro sembra credibile. Mentre sembra incredibile che alcuni piloti e assistenti di volo non abbiano capito che forme di lotta ai limiti della legalità e oltre, dopo aver contribuito al declino dellÂ’Alitalia, possono ora contribuire al “taglio” definitivo di chi vi ricorre.

UNA RETE PER TUTTI

La crisi dei mercati finanziari si trasferisce all’economia reale. Tra qualche mese inizieranno le vere e proprie riduzioni di personale e i primi a essere colpiti saranno i circa quattro milioni e mezzo di lavoratori precari. Per questo l’Italia ha urgente bisogno di introdurre un sussidio unico di disoccupazione, a cui si acceda indipendentemente dal tipo di contratto con cui si è stati assunti. Dove trovare le risorse? Sufficiente utilizzare i fondi destinati in via sperimentale alla detassazione degli straordinari, un provvedimento che diminuisce l’occupazione.

E’ TEMPO DI RIAVVIARE L’INTERBANCARIO

Le banche centrali nazionali dovrebbero modificare le regole concedendo garanzia diretta alla controparte che offre liquidità sull’interbancario. La strumentazione tecnica per farlo esiste e la proposta è coerente con le linee di intervento governative e dell’eurosistema. Due i vantaggi. La normalizzazione del mercato interbancario ridurrebbe la necessità di interventi statali. E diminuirebbe la riluttanza delle banche a ricorrere agli strumenti eccezionali di ricapitalizzazione perché si attenuerebbero i timori negativi sulla liquidità dell’annuncio di intervento.

GRAZIE CINA?

Mentre si discetta su come venire fuori dalla recessione incombente e si guarda al prossimo incontro di Washington del 15 novembre prossimo dove secondo Sarkozy dovranno essere prese decisioni forti, la China ha appena annunciato un piano di spesa pubblica per infrastrutture e spese sociali – nel solco della tradizione keynesiana delle politiche anticicliche – di 586 miliardi dollari (460 miliardi di euro), il 7% del PIL cinese, una cifra enorme. E’ la risposta cinese alla recessione che se minaccia le economie occidentali, colpisce irrimediabilmente quella cinese, causando una forte rallentamento. EÂ’ la conseguenza della globalizzazione: il rallentamento in occidente si riverbera in oriente. Ma qui possono, grazie a finanze pubbliche meno compromesse delle nostre, compensare il calo di domanda estera con una espansione di domanda interna. Questa a sua volta attiverà non solo la produzione domestica ma anche la domanda di importazioni in Cina dal resto del mondo, contribuendo a mitigare la crisi in occidente. Chi ancora ieri biasimava la Cina come causa dei nostri malanni dovrà forse ora ringraziarla.

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