MARTEDì 28 APRILE 2026

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BREVETTI SOTTO TIRO

I brevetti si trovano sotto un fuoco incrociato di critiche, in larga misura fondate su preconcetti ideologici: a destra disturba l’idea di un monopolio creato dallo Stato, a sinistra il concetto stesso di proprietà intellettuale. La teoria economica e l’evidenza empirica disponibile suggeriscono che, allo stato attuale, la protezione garantita non remunera gli innovatori eccessivamente, ma che semmai li remunera troppo poco. Il legislatore dovrebbe però cercare di limitare l’eccessiva facilità con cui gli uffici preposti li concedono.

PER LE BANCHE POPOLARI UNA RIFORMA COMPLESSA

La riforma della disciplina delle banche popolari è complicata perché investe problemi di governance e di performance. Si tratta infatti di trovare un equilibrio tra l’irrobustimento dei meccanismi di controllo sull’operato del management, aumentando anche le capacità di ampliamento patrimoniale, e la salvaguardia della forma cooperativa. Se la correzione della clausola di gradimento non sembra sollevare grandi perplessità, nella scelta di innalzare il limite alla partecipazione azionaria diviene dirimente la questione della misura.

DOVE FINISCE L’INDIPENDENZA DELLA BCE*

L’indipendenza della Banca centrale europea è senzÂ’altro un bene. A patto che siano rispettate quattro condizioni: la Bce deve rispondere delle sue azioni; i suoi obiettivi devono essere accettati a larga maggioranza; deve illustrare chiaramente le decisioni adottate e le loro motivazioni. E tra Bce e governi deve sussistere un dialogo continuo, per garantire il necessario coordinamento nella gestione della politica macroeconomica. Per questo servono alcuni cambiamenti. Per esempio, a definire l’obiettivo di inflazione dovrebbe essere l’Eurogruppo.

LEZIONE DI TAX PUSH

L’extragettito 2007 è stato di oltre 16 miliardi e largamente associato a entrate tributarie, superiori per più di 13 miliardi a quelle preventivate. Quasi 11 miliardi sono serviti per spese aggiuntive, decise prima ancora di capire quanto l’incremento fosse estemporaneo o strutturale. La parte del leone l’hanno fatta le spese correnti, mentre quelle in conto capitale sono diminuite. Solo 5 miliardi sono andati a ridurre lÂ’indebitamento. Il risanamento non può fondarsi solo sull’aumento delle entrate, ma passa per la riduzione della spesa pubblica.

CONFINDUSTRIA NON PUÃ’ GUARDARE DA UN’ALTRA PARTE

Da dieci anni il nostro paese aspetta una revisione degli assetti contrattuali. Per spostare il baricentro della contrattazione a livello di azienda, dove si può meglio incentivare la produttività, cercare un’organizzazione del lavoro più efficiente, premiare il merito collettivo e individuale e migliorare le condizioni del mercato del lavoro nel Mezzogiorno. Ma tutto tace mentre quasi il 70 per cento dei lavoratori dipendenti è oggi in regime di vacatio contrattuale. Le aziende private, ristrutturate ed efficienti, che hanno unilateralmente deciso di rimpinguare le buste paga dei loro dipendenti, dovrebbero ora guidare una vera riforma della contrattazione.

SE SUL CLIMA SI DANNO I NUMERI

Il Dpef stima i costi per l’Italia della mancata applicazione del Protocollo di Kyoto fino a 2,56 miliardi di euro all’anno nel periodo 2008-2012. E’ un calcolo che presuppone la sostanziale immobilità del governo. Invece è molto probabile, e auspicabile, che le misure predisposte permettano di ridurre le emissioni di gas-serra e di rispettare gli impegni senza incorrere nelle penalità. Anche il ministro dell’Ambiente propone dati poco convincenti. Meglio applicare sempre il principio di precauzione, sia nel ridurre le emissioni, sia nel produrre numeri.

GLI STRANI DATI DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE

CARLO SCARPA RISPONDE AI LETTORI SUL PONTE DI MESSINA

Cari lettori,

vedo che la mia descrizione della Stretto di Messina SpA ha suscitato reazioni, e non mi sorprende. Chiudevo il mio pezzo con un appello (per favore fate sparire questi costi, in un modo o nell’altro), appello che spero sia ascoltato da qualcuno, e chiarisco (quello che si può chiarire) sulla questione principale che non ho toccato e che però nel dibattito emerge, ovvero quella delle penali.

Alcuni in Parlamento hanno votato a favore del mantenimento della SpA al fine di mantenere a galla il progetto del Ponte, altri – almeno dicono, e credo sia vero fino a prova contraria – per ragioni "tecniche". Quali?
A suo tempo si diceva che, se il Ponte non fosse poi stato costruito, si sarebbe dovuta pagare a Impregilo (impresa che ha vinto la gara per effettuare l’opera) una penale colossale, sulla quale per altro nessuno a suo tempo fu più preciso (il contratto, pur essendo un contratto pubblico, non mi risulta sia mai stato reso noto, alla faccia della trasparenza).
Oggi il Ministro di Pietro quantifica in circa 270 milioni questa penale che però secondo lui – e qui forse il Ministro avrà anche ragione, ma
non è purtroppo molto chiaro – pare dovrebbe pagarsi solo in alcuni casi; per i dettagli, purtroppo non sempre chiarissimi, rinvio al sito
del Ministro (http://www.antoniodipietro.it/)
Ad esempio, a suo tempo si diceva che la penale sarebbe stata legata alla non effettuazione del progetto, e non è chiaro perchè la soluzione "tecnica" da lui proposta risolva il problema; forse si pensa che il rinvio sine die del progetto non sia impugnabile da parte dell’impresa?
Purtroppo, non avendo i documenti in mano, non so valutare tale proposta.
In ogni caso, se – come propone Di Pietro – la Stretto di Messina SpA fosse ridotta da subito a 5 dipendenti con un amministratore unico a stipendio zero, e se fosse alla fine assorbita da Anas, almeno la follia di questa società fantasma sarebbe eliminata. Già scrivevo nel mio pezzo che tale soluzione "ci può stare".
Se, poi, questo basti a non fare il Ponte evitando di pagare le penali all’impresa che ha vinto la gara… mi pare strano, ma come dicevo solo chi ha tutte le carte in mano lo può dire.
Cordiali saluti

Carlo Scarpa

QUALI REGOLE PER LE SCATOLE CINESI

Le ipotesi proposte per regolare le cosiddette scatole cinesi darebbero vita a normative speciali e di settore che consentirebbero arbitraggi regolamentari e legislativi a danno del mercato unico europeo dei capitali. Bene sarebbe approfittare dell’integrazione tra borsa di Milano e London Stock Exchange e dell’avvio della direttiva Mifid. Per separare anche in Italia la funzione pubblica del listing da quella del trading. Verrebbero così eliminate alla radice le occasioni di conflitto di interesse. E si potrebbero adottare regole più severe per l’ammissione.

L’EUROPA ALLA GUERRA DEL RENMINBI*

La Cina avrebbe molto da guadagnare da una rivalutazione della sua moneta perché finirebbe per favorire una crescita più equilibrata. Ma una terapia d’urto non rientra nella strategia del paese e d’altra parte la lobby degli esportatori è molto influente. Dagli Stati Uniti arriva uno scenario ad alto rischio, soprattutto perché punta al coinvolgimento nella disputa delle organizzazioni internazionali. E per permettere a queste di svolgere il loro ruolo di arbitri legittimi, gli europei dovrebbero cedere seggi e voti a beneficio delle nuove potenze.

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