Quando in Italia non si sa dove prendere i soldi, si guarda o alle banche o al settore energetico. Dato il momento finanziario, le banche hanno già i loro problemi, e così Tremonti punta all’energia. Nel 2008 la cosiddetta Robin tax era stata applicata ai petrolieri, e fin qui ci poteva anche stare; un settore non regolato, con un oligopolio molto forte, con prezzi chiaramente non in linea con i costi o con i parametri europei. Ora la tassa è stata estesa a tutte le imprese del comparto energetico. Tutto normale? Non proprio.
In questi mercati ci sono – semplificando – tre tipi di imprese: quelle che operano liberamente in mercati concentrati quanto quello petrolifero, altre che hanno investito nelle rinnovabili e campano di sussidi pubblici, e infine altre che invece operano con prezzi determinati dalle autorità pubbliche.
Sulle prime, poco da dire: ci può stare. Sulle seconde la situazione è tragicomica. Chi investe nelle rinnovabili lo fa rispondendo a generosi contributi pubblici, che però cambiano a ogni piè sospinto. Giusto per dare un’idea, solo negli ultimi mesi quelli del fotovoltaico sono stati tagliati prima nell’agosto del 2010, poi nel maggio 2011; solo un mesetto dopo si cercò di tagliarli un’altra volta, ma si disse che forse era troppo. E tre mesi dopo infatti non si tagliano i sussidi – si aumentano le imposte. Non capisco: questi investimenti li vogliamo incentivare, o proprio vogliamo far scappare gli unici che sono disposti a investire in questo paese?
Anche per le ultime, le imprese regolate, la situazione è ben curiosa. Hanno prezzi fissati dall’Autorità per l’energia (quella, tra le autorità , che funziona meglio), che è molto attenta a che i prezzi siano ragionevolmente in linea con i costi. La logica del meccanismo regolatorio è che i profitti di queste imprese dovrebbero esistere solo se le imprese superano le aspettative dell’Autorità , e sono quindi il premio per investimenti ed efficienza. Attaccare ora questi profitti come se fossero derivati da chissà quale distorsione vuol dire non capire come funzione un pezzo importante del sistema amministrativo del nostro stato.
Dare con una mano, togliere con l’altra. È questa la politica fiscale? In un paese che ha disperato bisogno di certezze e di coerenza anche qui non ci si capacita. Peccato.
Prima del voto in aula, alla manovra sono stati aggiunti lÂ’inasprimento dell’Iva e il contributo di solidarietà per i redditi superiori a 300 mila euro. Questo fa gravare ancora di più sul lato delle entrate lÂ’aggiustamento: la pressione fiscale è destinata a salire di due punti di Pil, al 44,5 per cento; il peso delle entrate sul Prodotto interno lordo si avvicina pericolosamente al 50 per cento (48,7). Quasi metà della manovra rimane indeterminata dato che resta la clausola di salvaguardia sulla delega fiscale e assistenziale.
Il dibattito sui trasporti si fonda su un numero ridotto di concetti, molto semplificati e superficiali. E incentrati a favorire un aumento della dotazione di infrastrutture. Per rispondere a precisi interessi di lobby che si sono formati in tutta Europa fin dagli anni Ottanta. Per questo oggi la costruzione di una strada o di una ferrovia comporta in genere una sottostima dei costi e una sovrastima della domanda. Basterebbe una corretta informazione per smontare i luoghi comuni. Ma non è semplice perché si toccano corde irrazionali nella popolazione e interessi costituiti.
Dopo qualche anno di blocco, torna la norma che permette alle aziende di ottenere risorse a fondo perduto per attuare sperimentazioni che favoriscano la conciliazione famiglia-lavoro: per il 2011 sono 15 milioni di euro. Il nuovo bando cerca di risolvere alcuni problemi emersi con la vecchia normativa. Ora è più semplice proporre il progetto, così come sarà più veloce la risposta e migliori le modalità di erogazione del contributo. E possono partecipare anche gruppi o reti di imprese.
La lotta all’evasione fiscale è tornata di attualità . Ma il modo migliore per incentivare il buon comportamento fiscale non è tanto il controllo e la punizione quanto la compartecipazione ai profitti. Anche per la tassa più evasa, l’Iva. Come dimostra il programma Nota Fiscal adottato a San Paolo del Brasile: un sistema semplice, automatico e che fa leva sulla tecnologia. Mentre in Italia l’impianto delle detrazioni dall’imponibile Irpef è complesso e oneroso per il contribuente.
Mentre dai  mercati finanziari arriva un bollettino di guerra in pieno stile Caporetto, queste sono le notizie che provengono dalla commissione bilancio del Senato che sta lavorando alla manovra:
Manovra, salta soppressione enti sotto 70 dipendenti (ore 17:03)
Manovra, stop liberalizzazione taxi e noleggio con conducente (ore 17:09)
Manovra, salta liberalizzazione apertura negozi (ore 17:39)
Manovra, slitta di sei mesi aumento sigarette (ore 18)
Nel frattempo, i magistrati si esprimono contro l’accorpamento delle procure (ore 17:28), provvedimento ritenuto fondamentale da tutte le persone di buon senso per aumentare l’efficienza dei nostri tribunali. Neppure San Gennaro, secondo Luigi Cesaro, il presidente della provincia di Napoli, sarebbe disposto a spostare il suo miracolo al fine settimana (ore 17:43). Questa manovra, nelle sue infinite versioni, ha avuto un solo punto fisso: la quasi totale assenza di provvedimenti per la crescita. Incredibilmente, il Parlamento riesce a stupirci e a fare di peggio: gli emendamenti eliminano anche le poche norme liberalizzatrici inserite nella bozza del Governo. Leggere le queste notizie di agenzie inframmezzate a quelle provenienti dai mercati finanziari dà il senso dell’inadeguatezza della maggioranza (e, a giudicare dagli emendamenti bipartisan, anche dell’opposizione) a gestire questa crisi più di qualunque analisi. A questo punto, mi sento di condividere una delle notizie riportate: evitiamo lo spostamento della festa di San Gennaro. Con questo andazzo, il sostegno della Bce ai nostri titoli non può durare a lungo. E quando verrà meno, ci rimarrà solo San Gennaro a cui rivolgerci. Teniamocelo buono.
Due senatori della Lega propongono un’imposta di bollo sui trasferimenti di denaro allÂ’estero da parte di stranieri irregolari. A conti fatti si tratterebbe di un gettito annuo di 7 milioni. Ma il vero scopo è chiaro: colpire chi non ha voce, voto, tutela sindacale. Un modo per mettere le mani nelle tasche di chi – non certo per propria scelta – ha una vita già molto difficile. E, tra lÂ’altro, la proposta fa a pugni con una norma in materia che esiste dal 2009.
Ecco alfin c’è la stangata,
lÂ’abbiam proprio meritata!
Meglio se giungeva prima,
poiché chiara era la china
 che il paese avea intrapreso
e al ristagno s‘era arreso!
Si è vissuto sopra a quello
chÂ’era il giusto di livello
 e lo Stato perciò spese
quel che in prestito si prese,
mentre il Pil dello stivale
di dormir dava il segnale.
 Il gran debito pregresso
siamo noi che lì s’è messo
e al ritardo in meridione,
mai s’è dato uno scossone!
 Alle spese della casta,
forse noi dicemmo basta!?
Costa, intralcia, sta seduto,
lÂ’ente pubblico accresciuto.
 Molti i baby pensionati,
troppi i falsi invalidati,
l’ateneo sbagliò binario,
la giustizia è fuori orario.
 Or si chiede gran rigore,
ma pur crescita maggiore,
il che pare sia in contrasto,
col buon senso, se rimasto.
 Riformare è cosa tosta,
tutti hanno una proposta:
io non sono da tagliare
tocca ad altri di pagare!
 La ricetta inver sicura
è sol voglia duratura
dÂ’impegnarsi a lavorare,
non di prendere, ma dare.
 Silvio e Bossi partiranno
i problemi resteranno:
speriam che dallo sbando
ci protegga Pier Fernando.