La borsa festeggia, ma l’economia reale rischia di rimanere bloccata dopo la sentenza della Corte Suprema Usa sui dazi. Si è infatti creato un vuoto normativo che può produrre ancora più danni all’attività delle imprese. La difficile posizione dell’Ue.
La sentenza della Corte Suprema
Con un voto di 6 a 3, venerdì 20 febbraio la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato inammissibili i dazi doganali imposti dal presidente Trump e introdotti in base a una legge del 1977 che gli conferisce l’autorità di regolamentare il commercio durante le emergenze nazionali causate da minacce straniere.
Dunque, non tutti i dazi spariscono: la sentenza abroga solo quelli sull’import negli Stati Uniti basati sull’uso improprio dell’Ieepa. Si tratta dell’International Emergency Economic Powers Act, che autorizza il presidente a ricorrere alla legge “per affrontare qualsiasi minaccia insolita e straordinaria, che abbia la sua origine in tutto o in parte al di fuori degli Stati Uniti, alla sicurezza nazionale, alla politica estera o all’economia degli Stati Uniti, se il presidente dichiara un’emergenza nazionale in relazione a tale minaccia”. Una disposizione separata della legge prevede che, in caso di emergenza nazionale, il presidente possa “regolamentare (…) l’importazione o l’esportazione di beni nei quali qualsiasi paese straniero o cittadino dello stesso abbia un interesse”.
Quanto la Corte Suprema ha riscontrato è l’impossibilità di imporre dazi invocando l’Ieepa, dal momento che essa non contiene alcun riferimento a dazi o imposte.
La controversia al centro del parere espresso dalla Corte Suprema è iniziata lo scorso anno, quando Trump ha emanato una serie di ordini esecutivi che imponevano i dazi. Molte sono state le cause intentate dalle piccole imprese statunitensi e da un gruppo di stati americani: sostengono tutti di essere stati colpiti dall’introduzione dei dazi, che sono appunto tasse imposte sugli importatori. Le cause sono state presentate ai tribunali di primo grado, i quali hanno concordato con i ricorrenti sul fatto che l’Ieepa non autorizzava i dazi di Trump. Tuttavia, le sentenze dei tribunali sono state sospese, consentendo al governo di continuare a riscuotere i dazi mentre il procedimento dinanzi alla Corte Suprema andava avanti.
Le leggi su cui si basa la strategia commerciale dell’amministrazione
L’amministrazione Trump – che ha già definito la sentenza “una vergogna” e ha annunciato l’esistenza di un piano di riserva – ha costruito la sua strategia commerciale intrecciando diverse leggi federali, alcune molto datate, per aggirare il controllo diretto del Congresso. La sentenza della Corte Suprema ha colpito il “pilastro” più flessibile – l’Ieepa – ma ha lasciato intatti altri strumenti che il presidente ha utilizzato massicciamente nel 2025. Si tratta della Sezione 232 (Trade Expansion Act del 1962) che permette al presidente di limitare le importazioni che minacciano la sicurezza nazionale – invocata per introdurre dazi su acciaio (50 per cento), alluminio (50 per cento), rame e, in alcuni casi, componenti automotive; la Sezione 301 (Trade Act del 1974) che consente ritorsioni contro paesi che adottano pratiche commerciali “ingiustificate o discriminatorie” che danneggiano il commercio Usa, applicata principalmente contro la Cina e che copre migliaia di prodotti tecnologici, batterie e veicoli elettrici; la Sezione 122 (Trade Act del 1974), norma meno citata ma “scoperta” dall’amministrazione nel 2025 per gestire gravi squilibri della bilancia dei pagamenti; la norma, che permette dazi fino al 15 per cento per un massimo di 150 giorni in caso di deficit commerciale eccessivo, potrebbe essere il piano di riserva di Trump per mantenere parte dei dazi reciproci appena bocciati, pur con limiti di tempo e ammontare.
La questione rimborsi
La sentenza apre la porta alla richiesta di rimborso da parte delle imprese importatrici negli Stati Uniti che abbiano versato dazi giudicati oggi illegittimi sotto Ieepa. Tuttavia, è difficile il recupero di costi per aziende importatrici che hanno pagato quei dazi, attraverso richieste di rimborso presso l’Us Customs, dal momento che la procedura e i tempi per ottenere i rimborsi sono tuttora incerti e potrebbero richiedere iniziative giudiziarie o un intervento del Congresso degli Stati Uniti. In ogni caso, poiché i dazi sono stati pagati dagli importatori, non è chiaro quale sia il beneficio per gli esportatori, che non hanno pagato direttamente i dazi, ma che hanno subito un impatto negativo dall’aumento del prezzo al dettaglio dei loro prodotti sul mercato statunitense.
Il paradosso della sentenza: mercati euforici, imprese nel limbo
La Corte Suprema ha formalmente rimosso un ostacolo, ma ha aperto un vuoto normativo che rischia di essere più dannoso dei dazi stessi. Il paradosso è chiaro: la borsa ha subito reagito positivamente alla “vittoria” legale, ma l’economia reale si blocca in attesa di capire quali saranno le nuove regole del gioco. Infatti, le aziende non si fidano. Finché non ci sarà una nota congiunta chiara tra Washington e Bruxelles, molti carichi resteranno fermi o viaggeranno con costi assicurativi maggiorati per coprire il rischio di dazi imprevisti. Quasi immediatamente dopo la sentenza, il presidente Trump ha firmato nuovi ordini esecutivi (basati sulla Section 122 del Trade Act of 1974) per imporre un dazio globale temporaneo del 15 per cento (inizialmente annunciato al 10 per cento) su quasi tutte le importazioni, con l’obiettivo di aggirare i limiti legali posti dalla Corte. La Commissione Ue ora si trova in una posizione negoziale difficilissima. Se l’intesa raggiunta nel 2025 non viene onorata o deve essere rinegoziata a causa della sentenza, la ratifica potrebbe saltare, riportando le relazioni transatlantiche ai minimi storici.
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Professore associato di Politica economica presso l’Università del Piemonte Orientale e Associate Senior Research Fellow nel programma Asia dell'ISPI. E' stata visiting scholar presso il Department of International Business and Economics dell'Universita' di Greenwich ed economista presso la United Nations Conference on Trade and Development. Ha pubblicato numerosi articoli sull’economia cinese e sull'espansione delle imprese cinesi all'estero su riviste accademiche internazionali quali China Economic Review, China and the World Economy, International Economics, World Development, World Economy. Tra i libri: L'economia della Cina nel XXI secolo (con F. Lemoine), Il Mulino, 2021; L'économie de la Chine au XXIè siècle (con F. Lemoine), La Découverte (in corso di pubblicazione); China Dream: Still coming True?, ISPI, 2016; Xi Jinping's policy gambles: The bumpy road ahead (con A. Berkofski), ISPI, 2015 e L'economia della Cina (con S. Chiarlone), Il Mulino, 2006.
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