Banche, fondi o intermediari europei che detengono o trattano stablecoin emesse fuori dall’Ue ma ancorate al dollaro sono di fatto sottoposte a regole stabilite negli Stati Uniti. Rischiano quindi il congelamento unilaterale e immediato.
Il congelamento unilaterale per le criptovalute
Il 29 maggio 2026 il Tesoro americano ha confermato il sequestro di un miliardo di dollari in criptovalute nell’ambito dell’operazione “Economic Fury”. Non è stato un episodio isolato: è la prima dimostrazione operativa di un meccanismo già codificato per legge. L’Europa non ha strumenti per opporsi a queste regole.
L’operazione è stata presentata come azione contro reti finanziarie legate all’Iran. Tether – la società che emette la criptovaluta ancorata al dollaro più diffusa al mondo – aveva già bloccato 344 milioni di dollari in propri token il 24 aprile 2026 su segnalazione dell’ufficio americano per il controllo dei beni stranieri (Ofac, Office of Foreign Assets Control). “Bloccare” o “congelare” significa in questo contesto una cosa precisa: i fondi digitali vengono resi inutilizzabili in modo istantaneo e unilaterale, senza preavviso e senza che il titolare possa opporsi in anticipo. Il ricorso è possibile solo dopo l’esecuzione.
L’architettura Usa è in due atti
Il Genius Act – la legge americana sulle stablecoin, firmata il 18 luglio 2025 con un’ampia maggioranza bipartisan – disciplina le criptovalute ancorate al valore del dollaro come Usdt e Usdc. La legge impone a tutti gli emittenti, anche quelli con sede fuori dagli Stati Uniti, di bloccare i token su ordine di un tribunale federale o di un’agenzia governativa. Chi non si adegua viene escluso dal mercato americano, che è quello principale per chi opera in dollari digitali.
Il Clarity Act – la legge americana sui mercati di asset digitali – ha superato il vaglio della Commissione bancaria del Senato il 14 maggio 2026 con 15 voti favorevoli e 9 contrari. Assegna all’autorità americana sui mercati finanziari (Sec, Securities and Exchange Commission) il controllo sulle nuove emissioni di token digitali e all’autorità sui derivati (Cftc, Commodity Futures Trading Commission) il controllo degli scambi. Non è ancora legge: il voto del Senato è atteso tra giugno e agosto 2026.
I due provvedimenti sono complementari. Il Genius Act controlla l’emissione e il congelamento. Il Clarity Act controlla il mercato e gli scambi. Un emittente fuori da entrambi i perimetri rischia l’esclusione dal mercato principale in dollari al mondo.
Quello che la normativa europea non copre
L’Unione europea ha il proprio quadro regolamentare: il regolamento sulle cripto-attività (Mica, Markets in Crypto-Assets), le cui disposizioni sulle stablecoin sono in vigore dal 30 giugno 2024. È uno strumento sofisticato, ma si applica solo agli emittenti con sede nell’Unione europea.
Tether ha circa 187 miliardi di dollari in circolazione e una quota del 59 per cento del mercato globale delle stablecoin. Ha sede a El Salvador, fuori dall’Ue, ed è quindi fuori dal perimetro di Mica – ma dentro quello del Genius Act, perché serve utenti americani.
Il problema non è Mica. Non esiste alcun meccanismo, né in Mica né in un trattato bilaterale né nelle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, per contestare un ordine americano di congelamento prima che venga eseguito. Si può ricorrere solo dopo il blocco.
Un esempio concreto: se l’ufficio americano per il controllo dei beni stranieri inserisce in lista nera fondi Usdt riconducibili a una banca italiana, Tether è tenuta tecnicamente a congelarli per restare conforme al Genius Act. La banca perde immediatamente la disponibilità dei fondi e può contestare solo in seguito.
L’8 maggio 2026, al Banco de España LatAm Economic Forum di Roda de Barà in Spagna, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha dichiarato che le grandi stablecoin, incluse Tether e Usdc, rappresentano un rischio per la stabilità finanziaria. Quella dichiarazione non è accompagnata da alcun strumento giuridico di risposta.
Cosa significa per le istituzioni europee
Qualsiasi banca, fondo o intermediario europeo che detiene o intermedia stablecoin emesse fuori dall’Ue opera sotto una giurisdizione che ha già dimostrato di poter esercitare il congelamento in modo unilaterale e immediato. L’esposizione non è teorica: è misurabile in termini di masse gestite e di liquidità operativa a rischio di blocco senza preavviso.
La questione è aggravata da una lacuna di supervisione che la stessa Lagarde ha segnalato. La Banca centrale europea e l’Autorità bancaria europea (Eba, European Banking Authority) non pubblicano dati su quanto le banche europee da loro sorvegliate detengano complessivamente in stablecoin emesse fuori dall’Ue. Non è noto quante banche italiane o europee detengano Usdt o Usdc, né con quale concentrazione per singolo emittente. È un’esposizione non quantificata che rende impossibile una risposta proporzionata.
La finestra si sta chiudendo
Le norme finali dell’autorità americana di vigilanza bancaria (Occ, Office of the Comptroller of the Currency) potrebbero arrivare nel terzo trimestre 2026. Il Genius Act sarà pienamente operativo entro il 18 gennaio 2027. Il Clarity Act potrebbe essere firmato tra giugno e agosto 2026. La finestra per negoziare si misura in settimane.
Tre azioni sarebbero necessarie ora. La Banca centrale europea e l’Autorità bancaria europea dovrebbero quantificare formalmente quanto le banche sotto la loro vigilanza detengono in stablecoin non-Ue. La Commissione europea dovrebbe avviare consultazioni con Washington prima che le norme americane entrino in vigore. Il quadro Mica andrebbe integrato con una guida che colmi l’assenza di strumenti per opporsi preventivamente a ordini americani che colpiscano detentori europei.
Senza queste tre mosse, il prossimo congelamento colpirà detentori europei senza possibilità di replica preventiva.
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