Netflix dopo Netflix: la battaglia per l’attenzione

Vinta la battaglia dello streaming, la piattaforma si trova ad affrontare quella per l’attenzione. E qui l’antagonista principale è YouTube. Intanto l’ingresso nello sport è un segnale che Netflix assomiglia sempre più alla televisione che voleva sostituire.

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Una nuova fase nella storia di Netflix

Nel 2019, quando l’ascesa di Netflix sembrava inarrestabile, sostenevamo su queste pagine che il “dopo Netflix” fosse già iniziato. Non perché la piattaforma fosse destinata a scomparire, ma perché la vera trasformazione riguardava l’intero ecosistema audiovisivo e non il semplice passaggio dalla televisione tradizionale allo streaming.

A distanza di sette anni, quella previsione appare oggi più attuale che mai. Netflix continua a crescere, genera ricavi e utili rilevanti e mantiene una posizione dominante in gran parte del mondo. Eppure, il mercato guarda con crescente cautela al suo futuro: negli ultimi mesi il titolo ha perso oltre il 25 per cento del proprio valore, segnale che gli investitori non dubitano tanto della solidità attuale dell’azienda, quanto della sua capacità di mantenere nel tempo gli straordinari tassi di crescita del passato.

Il punto è che Netflix sta entrando in una nuova fase della propria storia. E questa fase coincide con la trasformazione della competizione audiovisiva in una più ampia competizione per il tempo e l’attenzione degli utenti.

Dalla guerra dello streaming alla guerra dell’attenzione

Per anni il dibattito ha contrapposto piattaforme streaming e televisioni tradizionali. Prima Netflix contro la pay-tv e la televisione lineare, poi Netflix contro Disney+, Prime Video, Hbo Max e gli altri servizi on demand. Oggi questa distinzione è sempre meno utile.

Di recente è stato evidenziato come categorie quali streaming, televisione lineare, Connected tv, Bvod (Broadcaster Video on Demand) e Fast (Free Ad-Supported Streaming Television) channels non rappresentino più mercati separati, ma componenti di un unico ecosistema audiovisivo digitale. L’utente si muove tra piattaforme, schermi e modalità di fruizione diverse senza percepire cesure significative. Ciò che conta non è più il canale distributivo, ma la capacità di conquistare quote di attenzione.

È proprio qui che emerge il principale cambiamento strategico. Il vero concorrente di Netflix non è più Disney+, né Amazon Prime Video. È YouTube.

Negli Stati Uniti, YouTube è diventato il primo soggetto per tempo di visione televisiva, raggiungendo quote superiori al 13 per cento già nel 2025 e sfiorando il 16 per cento nel 2026, mentre Netflix si colloca attorno all’8 per cento.

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Per comprendere la portata del fenomeno occorre superare una visione tradizionale del mercato: YouTube non è più semplicemente una piattaforma di video generati dagli utenti. È diventato un immenso aggregatore globale di contenuti, capace di occupare ogni segmento del tempo disponibile, dai podcast all’informazione, dall’intrattenimento allo sport. La sfida centrale non è quindi tra diversi modelli di distribuzione, ma tra diversi modelli di cattura dell’attenzione.

Perché Netflix assomiglia sempre più a una televisione

Paradossalmente, proprio nel momento in cui ha vinto la battaglia dello streaming, Netflix ha iniziato a somigliare sempre più alla televisione che aveva contribuito a mettere in crisi.

L’introduzione della pubblicità, il contrasto alla condivisione degli account, la crescente enfasi sugli eventi live, le trasmissioni sportive e una programmazione più generalista testimoniano una trasformazione profonda del modello originario. Non si tratta di un arretramento strategico. Al contrario, è la conseguenza naturale della maturità raggiunta dal mercato.

Una volta conquistata una quota significativa delle famiglie connesse, la crescita non può più dipendere esclusivamente dall’acquisizione di nuovi abbonati. Diventa necessario aumentare il tempo trascorso sulla piattaforma, ampliare le occasioni di consumo e migliorare la monetizzazione di ciascun utente. In altri termini, Netflix non compete più solo per gli abbonamenti. Compete per il tempo. Ed è qui che il confronto con YouTube diventa inevitabile.

Due modelli a confronto

Le due piattaforme incarnano infatti logiche profondamente diverse. YouTube dispone di un vantaggio quasi impossibile da replicare: milioni di creatori producono contenuti a costi che ricadono in larga misura al di fuori della piattaforma stessa. Il catalogo si rinnova continuamente e l’offerta è virtualmente infinita. Netflix, al contrario, deve sostenere costi elevati per finanziare contenuti professionali e produzioni originali.

Tuttavia, i punti di forza delle due piattaforme non coincidono. YouTube domina il tempo di visione. Netflix continua a eccellere nella monetizzazione. Il modello basato su abbonamenti e pubblicità consente infatti di generare ricavi per utente significativamente superiori, mantenendo una forte capacità di pricing e una base di clienti globalmente fidelizzata. Si potrebbe dire che YouTube stia vincendo la guerra dell’attenzione mentre Netflix continua a vincere una parte importante della guerra dei ricavi. La questione è se questo equilibrio sia destinato a durare.

L’Europa non è l’America

Molte delle analisi più pessimistiche su Netflix derivano dall’osservazione del mercato statunitense. Ma l’Europa ha caratteristiche differenti. La televisione mantiene ancora una rilevanza significativa, i broadcaster storici continuano a svolgere un ruolo centrale, il servizio pubblico conserva una funzione economica e democratica essenziale e la regolamentazione europea attribuisce valore alla produzione locale e alla diversità culturale.

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In questo contesto Netflix continua a occupare una posizione assai più forte di quanto suggeriscano alcune letture elaborate oltreoceano. Il modello YouTube rappresenta certamente la tendenza più dinamica dell’attuale economia dell’attenzione. Non è però ancora riuscito a sostituire del tutto il ruolo degli operatori professionali nella produzione, nell’organizzazione e nel finanziamento dei contenuti audiovisivi.

La scommessa dello sport e il “dopo Netflix”

L’ultimo capitolo della trasformazione riguarda lo sport. L’acquisizione da parte di Netflix dei diritti esclusivi dei Mondiali di calcio del 2030 per Spagna e Andorra rappresenta un passaggio di grande rilevanza strategica. La piattaforma trasmetterà tutti i 104 incontri della competizione, accompagnandoli con una copertura editoriale dedicata. La mossa conferma la volontà di presidiare uno degli ultimi territori rimasti saldamente nelle mani della televisione tradizionale. Ma apre anche un interrogativo.

Lo sport è da sempre un contenuto capace di generare attenzione simultanea e di contrastare la frammentazione delle audience. È però anche un settore caratterizzato da costi crescenti, elevata competizione e forte inflazione dei diritti. La domanda, dunque, non è se Netflix possa entrare nello sport. La vera domanda è se l’ingresso nello sport rappresenti una nuova opportunità di crescita oppure il segnale che il modello originario dello streaming on demand abbia ormai raggiunto un limite fisiologico.

In definitiva, Netflix ha vinto la battaglia che aveva iniziato. Ma proprio per questo diventa sempre meno diversa dalla televisione che voleva sostituire. Nel frattempo, il nuovo protagonista della competizione globale non è un altro streamer, bensì YouTube. Netflix non sostituisce la televisione. Diventa una delle nuove forme della televisione. E YouTube, paradossalmente, sta facendo lo stesso. La partita decisiva non riguarda più la sopravvivenza della tv, ma la ridefinizione dei confini dell’ecosistema audiovisivo nell’economia dell’attenzione.

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  1. PiegoAngela

    Beh, YT ha dalla sua un potenziale produttore di video per ogni utente registrato, ha democraticizzato l’intrattenimento audiovisivo, mentre NetFlix è piramidale e risponde agli azionisti per i contenuti prodotti con i soldi degli investitori.
    A gennaio 2025 erano stimati 2,58 miliardi di account ai quali effettivamente Google invia pubblicità.
    Nessuno batterà mai YT, ora come ora.

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