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C’è qualcosa da salvare nel Superbonus*

Il Superbonus aveva un carattere meno regressivo di precedenti incentivi per interventi edilizi. Dopo le modifiche alla contabilizzazione, resta uno spazio finanziario per ripristinare sconto in fattura e credito d’imposta per alcune categorie e aree.

I pregi della misura

Dopo essere stato accolto all’inizio con (quasi) unanime consenso, del Superbonus 110 per cento è stato detto tutto il male possibile, con motivazioni largamente condivisibili, come l’insostenibilità per i conti pubblici e i vari effetti distorsivi che genera (spiazzamento di altri investimenti, pressioni inflazionistiche settoriali, operazioni fraudolente, saturazione della capacità di assorbimento dei crediti da parte del sistema bancario).

Ma era tutto da buttare? Forse no.

Oltre allo stimolo alla riqualificazione energetica degli edifici, necessario per il raggiungimento degli obiettivi europei in procinto di divenire vincolanti, il principale pregio della misura era il suo carattere meno regressivo rispetto ai precedenti incentivi per interventi edilizi.

In passato gli incentivi – tutti regressivi per natura, in quanto destinati unicamente a proprietari di immobili – erano utilizzabili solo dai contribuenti dotati sia di redditi elevati, tali da garantire capienza alla detrazione fiscale, che di liquidità. Di fatto, la loro finalità principale era quella di sostenere l’economia, per cui la loro destinazione prevalente ai contribuenti dotati di risorse liquide, prontamente mobilizzabili per investimenti significativi, era funzionale allo scopo.

Lo sconto in fattura e la cessione del credito hanno ampliato la platea dei beneficiari ai proprietari illiquidi o incapienti, consentendo un più largo accesso al beneficio da parte dei territori meno ricchi, come il Mezzogiorno e i comuni con basso reddito medio (vedi le audizioni dell’Ufficio parlamenta di bilancio presso le Commissioni Bilancio della Camera e Finanze del Senato).

Per quanto riguarda gli effetti di stimolo sull’economia, mentre per i tradizionali beneficiari l’aumento degli investimenti prodotto rappresenta spesso un mero anticipo di investimenti futuri, per i nuovi beneficiari si tratta di investimenti inattuabili senza l’incentivo, che cesseranno una volta ripristinata, con il decreto legge 11/2023, la detrazione come unica modalità di fruizione.

Il Dl 11/2023

Il decreto è stato approvato dopo che Eurostat ha chiarito che la cedibilità dei crediti costituisce presupposto per la loro classificazione come “pagabili”, da cui consegue la loro integrale contabilizzazione, ai fini del deficit, nell’anno di concessione, in luogo della contabilizzazione rateale negli anni di fruizione.

Appare discutibile che un cambiamento radicale di policy, da cui discende una limitazione della platea di beneficiari ai soli soggetti abbienti, discenda da un aggiornamento dei criteri di registrazione contabile (aggiornamento peraltro già previsto nel 2020 da diversi analisti, tra cui l’Upb). Come da molti sottolineato (ad esempio da Leonzio Rizzo), il costo complessivo degli incentivi non è mutato, per cui non appaiono giustificate diverse valutazioni sulla loro sostenibilità per la finanza pubblica.

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Il Superbonus non era sostenibile già prima del chiarimento contabile di Eurostat, al pari della gran parte degli altri incentivi vigenti, che assorbono un ammontare eccessivo di risorse pubbliche, indipendentemente dai relativi criteri di registrazione contabile.

Si rendevano pertanto necessari alcuni correttivi al fine di limitare le agevolazioni ai soli interventi che presentino un interesse pubblico tale da giustificare la spesa, assicurandone altresì la compatibilità con gli obiettivi di finanza pubblica e la coerenza con la scala di priorità dell’intervento pubblico.

L’obiettivo prioritario degli incentivi non dovrebbe essere, infatti, quello di sostenere il Pil, effetto correlato a qualsiasi aumento della spesa pubblica, quanto quello di sostenere i privati cittadini, in misura inversamente proporzionale rispetto alle loro capacità di spesa, nella realizzazione di interventi straordinari, volti ad assicurare la stabilità strutturale, l’efficienza energetica e ambientale e il decoro urbano degli edifici.

Invece di incidere sulla rimodulazione degli incentivi, con il Dl 11/2023 si è deciso di eliminare la possibilità di fruirne mediante sconto in fattura o cessione del credito.

Spazi finanziari possibili

Ma c’erano gli spazi finanziari per agire diversamente? Forse sì.

La riclassificazione contabile operata dall’Istat – che ha qualificato come “pagabili” i crediti d’imposta per il Superbonus 110 per cento e il “bonus facciate” concessi nel triennio 2020-2022, retrodatandone l’imputazione contabile – rappresenta un regalo insperato per i conti pubblici dei prossimi anni, che vale la pena di quantificare in via orientativa, in attesa del Documento di economia e finanza 2023.

La figura 1 mostra le detrazioni per il Superbonus 110 per cento, relative ai lavori autorizzati nel 2020-2022, che non produrranno più alcun effetto ai fini del deficit, restando invece invariato quello ai fini del fabbisogno e del debito.

Figura 1 – Detrazioni Superbonus 110 per cento per lavori autorizzati nel 2020-2022 (milioni di euro)

Fonte: elaborazioni su dati Enea

Complessivamente, ricordando che nei tendenziali della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef) sono iscritti importi pari a 19 miliardi per il bonus facciate (fruibili in 10 anni) e a 61 miliardi per Superbonus (fruibili in 5 anni), è possibile stimare in circa 14 miliardi annui la prevedibile revisione al rialzo delle entrate per competenza economica dei prossimi anni (in particolare nel periodo 2024-2026, con graduale riduzione negli anni successivi).

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Per il 2023 la revisione al rialzo delle entrate, stimabile in circa 9 miliardi, sarà in parte compensata dalla maggiore spesa dovuta all’imputazione in un’unica annualità dei crediti concessi nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 16 febbraio 2023.

Oltre agli effetti della riclassificazione Istat, vanno considerati gli ulteriori risparmi, ai fini di tutti i saldi di finanza pubblica, conseguenti alla restrizione della platea dei beneficiari prodotta dal Dl 11/2023, che verranno presumibilmente evidenziati nel Def 2023.

Ai fini del deficit, non mancherebbero pertanto gli spazi finanziari per accomodare la contabilizzazione anticipata dei crediti fiscali, ove si decidesse di prorogarne in parte la fruizione mediante sconto in fattura o cessione del credito. Per farlo, si potrebbero individuare diversi criteri di selettività, sia individuali che basati su delimitazioni territoriali, in modo da favorire principalmente le aree a più basso reddito.

Per quanto riguarda il debito, benché sia ininfluente per i profili di cassa, la classificazione come “pagabili” di una parte dei crediti d’imposta potrebbe comunque agevolare il rispetto delle nuove regole di governance in corso di definizione in sede europea. Gli orientamenti della Commissione europea prevedono infatti che il controllo del debito si basi sull’evoluzione di un aggregato di spesa definito in termini di competenza economica, e non di cassa. L’evoluzione dell’aggregato di spesa, che risente anche dell’andamento delle misure discrezionali sulle entrate (Drm), potrà presumibilmente beneficiare dell’imputazione retrodatata dei crediti “pagabili”, che determina un miglioramento delle entrate per gli anni a seguire.

*Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell’autrice, senza nessun coinvolgimento dell’amministrazione di appartenenza.

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  1. Paolo

    Penso che soltanto in un paese di evasori totali come l’italia si possano considerare “elevati” redditi tali da doverci pagare sopra almeno un po’ di tasse.
    Se si perde di vista che la sostenibilità dell’incentivo era data non solo dall’impedire di eseguire i lavori in nero, ma soprattutto dal permettere di eseguirli soltanto a chi aveva pagato le proprie tasse, ovviamente è impossiible qualsiasi discorso serio in tema di detrazioni.
    Peraltro la dirompenza del 110% non è stata certo la sua presunta accessibilità alle classi sociali inferiori (comunque largamente minoritarie), quanto piuttosto la vastità senza precedenti del suo impiego nelle regioni meridionali, ove il 65% non ha mai attecchito per il semplice motivo che d’inverno il riscaldamento è spento, salvo casi eccezionali (e infatti l’unica detrazione che veniva usata estensivamente al meridione era quella sugli infissi, con costi specifici al m2 doppi rispetto al resto d’italia: chi ha orecchi da intendere intenda).
    Il riscontro elettorale del partito che l’ha introdotto certifica la riuscita dell’operazione.
    La fine dello sconto in fattura ha già tagliato del 30% i costi degli impianti FV residenziali, il che dimostra che nel meccanismo non vi era alcun vantaggio per il cittadino onesto.
    ma quel serbatoio di voti che ha vissuto un’irripetibile stagione di “faccio il prezzo che mi pare” a spese di tutti gli altri fa ancora molta gola.

    • Emilia Marchionni

      Grazie del commento. Concordo sull’eccessiva generosità del superbonus e sui conseguenti effetti distorsivi, largamente prevedibili fin dall’introduzione della misura. Tra le audizioni parlamentari dell’UPB citate nell’articolo, ce n’è una, risalente al mese di maggio 2020, che contribuii a scrivere, di cui riporto un passaggio: “L’entità della detrazione, che pone a carico dello Stato un onere persino superiore al costo degli interventi, riduce sensibilmente il conflitto di interessi tra fornitori e acquirenti sul costo degli interventi agevolati. Entrambe le parti avranno infatti convenienza a massimizzare la spesa fino a raggiungere l’importo massimo agevolabile. Nel caso, ad esempio, di imprese che forniscano sia lavori di riqualificazione energetica che di ristrutturazione al medesimo cliente, potrebbe convenire alle parti sovrastimare il costo dei primi, al fine di finanziare con l’agevolazione anche i secondi.” Non si può dire quindi che il legislatore non fosse stato avvisato degli effetti distorsivi che si sarebbero verificati, sia sui prezzi che sull’effettiva destinazione delle risorse.
      L’articolo però riguarda un altro aspetto, ovvero l’opportunità di attenuare il carattere regressivo degli incentivi, rendendoli inversamente proporzionali rispetto alla capacità di spesa dei contribuenti e mantenendone l’accessibilità ai soggetti incapienti o illiquidi.

  2. Enrico Villa

    “Lo sconto in fattura e la cessione del credito hanno ampliato la platea dei beneficiari ai proprietari illiquidi o incapienti…” E’ vero. Mancano tuttavia statistiche riguardanti beneficiari del superbonus 110 che hanno sostenuto il costo della ristrutturazione, optando per la detrazione in 4 o 5 anni. Quanti sono stati questi beneficiari che definiremmo liquidi e fiscalmente capienti? Io credo zero o quasi zero. Anche i c.d. ‘ricchi’ se ne sono ben guardati dall’ anticipare i costi, avendo la possibilità di ristrutturare ‘a gratis’. Non dimentichiamo che, catalogati in ricchi o meno ricchi, stiamo parlando di proprietari di casa, beneficiari di un intervento pesantissimo per le finanze pubbliche. Niente, invece, per i non proprietari.
    Inutile ribadire ancora che il concetto della gratuità implicita (e sbandierata nei comizi elettorali) nel superbonus 110 ha creato enormi distorsioni sul mercato edilizio. Un più ragionato bonus al 65% (come per l’efficientamento energetico da sostituzione caldaie) avrebbe calmierato appetiti, pretese, speculazioni e truffe.
    Bene lo sconto in fattura e la cessione del credito, ma un 35% si sarebbe dovuto anticipare. Se un proprietario di casa intende ristrutturare la propria abitazione (legittimo desiderio ed esigenza, stante il normale invecchiamento del cespite) l’anticipo si sarebbe potuto finanziare con un prestito o mutuo bancario. Mi risulta difficile credere alla favola del povero e incapiente, ma proprietario di casa! Infatti così molti hanno finanziato il 50% della spesa per il rinnovo degli infissi, anche su proposta del fornitore.
    Per mia esperienza ho visto assemblee di esagitati pretendenti al superbonus (che hanno fatto la felicità delle imprese edili assegnatarie dei lavori) poco interessate al cappotto termico e al miglioramento della classe energetica dell’edifico. Sono cose poco tangibili! Erano interessati solo a cambiare i vecchi serramemti e le caldaie, perchè tanto si sarebbe fatto a costo zero.
    “Ma era tutto da buttare? Forse no.” Ma bisogna pensarci bene, come non è stato fatto in quel terribile momento (primavera/estate 2020, ricordiamolo) in cui il futuro sembava veramente incerto. Senza dimenticare che pandemia da Covid o terremoti o altri disastri non hanno mai fermato speculatori, truffatori ed opportunisti vari.

    • Emilia Marchionni

      Grazie del commento. Come illustrato nella risposta al commento precedente, concordo sulla necessità di limitare l’entità degli incentivi e rimodularne la platea dei beneficiari.

  3. Enrico Villa

    “…del Superbonus 110 per cento è stato detto tutto il male possibile”. D’accordo: l’allarme è iniziato all’inizio del 2022, quando erano già ben evidenti i danni, le truffe, i prezzi fuori controllo, gli sprechi, le speculazioni e quant’altro. Ma – pur tenendo conto del momento in cui nacque la legge – è mai possibile che i nostri legislatori si muovano con senzo pratico uguale a zero?
    Se viene offerto un prodotto o un servizio gratis, perchè preoccuparsi del prezzo se lo paga qualcun altro? A conti fatti, già il tiepido provvedimento del novembre 2022 avrebbe dovuto essere più pesante, come nel febbraio scorso.
    Nel frattempo imprese edili e associazioni di categorie varie erano in fila davanti alle tv, piangendo, protestando, e minacciando pure. Ora il Dl 11/2023 è diventata legge, ma sembra di capire che non regali niente a nessuno. Giustamente.
    Ora si vadano a vedere e controllare i c.d. “esodati del superbonus” (sic!): perchè i cantieri sono fermi? come sono stati originati i c.d. crediti incagliati? sono tutte legittime le pretese dei proprietari che non vogliono pagare di tasca propria e chiedono aiuto allo Stato? quale è stato l’iter decisionale che ha provocato i blocchi? come si sono svolte le assemblee condominiali e cosa è stato verbalizzato sui tempi e costi?
    Vediamo come risponderà il Governo, ma – spero – con fermezza senza deroghe e pietismi.

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