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Economia aziendale, una disciplina in evoluzione

Aumentano le pubblicazioni e i ricercatori di Economia aziendale. In questo articolo facciamo il punto della situazione di questa area di ricerca nell’università italiana.

Lo stato dell’arte in Economia aziendale

Le valutazioni Anvur e l’impiego diretto di database bibliografici, come Scopus, ci forniscono informazioni sulla produttività e il posizionamento internazionale della ricerca nelle Aree Cun e nei settori scientifico disciplinari (Ssd). Ci occupiamo qui dell’evoluzione e dei progressi del settore disciplinare “Economia aziendale” (codice SECS-P/07), con oltre 800 ricercatori, dell’Area 13 delle “Scienze economiche e statistiche”.

L’Economia aziendale (Ea) è un settore non bibliometrico, caratterizzato da monografie e saggi, oltre che da articoli su riviste. Su Scopus mostra una tendenza all’ internazionalizzazione e a maggiore produttività scientifica.

La tabella 1 riporta per ciascun anno annualmente il numero di ricercatori strutturati e le pubblicazioni su Scopus, mettendo in luce anche quelle in riviste Q1 e la loro percentuale sul totale. Nel corso del periodo 2011-2021, i ricercatori sono aumentati del 9,6 per cento e le pubblicazioni triplicate (+316 per cento), spinte dalle campagne di Anvur-Vqr con un’accelerazione significativa nel 2020-2021 (figura 1). L’aumento non deriva solo dalla crescita del numero dei ricercatori strutturati, ma anche dalla loro maggiore produttività: i lavori su Scopus per ricercatore strutturato sono passati da circa un terzo di articolo all’anno (0,391) nel 2011 a quasi 1,5 articoli all’anno (1,485) nel 2021. Nella tabella 1 è inserita anche una colonna in cui calcoliamo il numero medio di co-autori per pubblicazione. Dal 2011, il dato sembra rimanere costante, in media intorno a 3,5. Solo nell’ultimo anno (2021), il suo valore cresce fino a 4,44. Dalla colonna si evince perciò che l’aumento osservato nel trend di crescita non può essere attribuito esclusivamente a un incremento nel numero di autori coinvolti nei lavori, ma è frutto, innanzitutto e prevalentemente, della crescente propensione a pubblicare un volume maggiore di lavori per anno.

La tabella 1 mostra anche una tendenza a pubblicare su riviste di maggiore impatto secondo i ranking Scopus: fino al 2017, le pubblicazioni in riviste Q1 rappresentavano meno del 20 per cento del totale, ma dal 2018 il numero è salito, stabilizzandosi al 36 per cento negli ultimi tre anni.

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Tabella 1 – Produzione scientifica degli strutturati Ssd SECS P07 (2011-2021)

Figura 1 – Serie storica delle pubblicazioni ricercatori strutturati del Ssd SECS P07 indicizzate su Scopus (2011-2021)

La figura 2, confrontando le percentuali delle pubblicazioni in Q1 su Scopus con i periodi Vqr, suggerisce che le valutazioni stimolano anche un miglior posizionamento dei lavori di ricerca.

Figura 2 – Percentuale degli articoli pubblicati su riviste indicizzate Q1 (Scopus) dei ricercatori strutturati del sSd SECS P07 (2011-2021)

Pubblicazioni e coerenza con gli interessi di ricerca

Nonostante l’economia aziendale non sia un settore bibliometrico, nel sistema universitario si utilizzano spesso indicatori bibliometrici anche in altre occasioni, come nella selezione di dipartimenti di eccellenza o nell’accreditamento di dottorati. È ragionevole ipotizzare che gli economisti aziendali, oltre a perseguire obiettivi di prestigio e riconoscibilità scientifica, siano influenzati dalla pressione a pubblicare un maggiore numero di articoli all’anno e su riviste di maggiore impatto, talvolta anche non perfettamente coerenti con gli interessi di ricerca specifici del settore disciplinare. Le riviste posizionate in Q1 hanno maggiori probabilità di essere inserite nella Lista Anvur di quelle di fascia A dell’Area 13, riferimento fondamentale nelle procedure di abilitazione scientifica nazionale.

Tabella 2

La tabella 2 riporta il numero annuale di pubblicazioni su riviste rilevanti per l’Ea, suddivise in Q1, con i loro valori percentuali. Gli economisti aziendali mantengono una percentuale stabile di lavori nelle riviste pertinenti, nonostante l’aumento generale di pubblicazioni e produttività. Le pubblicazioni Q1 nelle aree di interesse mostrano, invece, un incremento: dal 9,3 per cento nella finestra temporale Vqr 2011-2014, al 13,5 per cento (2015-2019), al 15 per cento nel 2020-2021, ovvero un aumento del 50 per cento in dieci anni.

La tendenza verso l’interdisciplinarietà spiega perché alcuni lavori dei ricercatori strutturati di Economia aziendale appaiano su riviste di aree affini. Le aree di Scopus non sempre corrispondono esattamente agli argomenti specifici dell’Ea, ma includono temi trasversali a più settori disciplinari. Per esempio, “Accounting” è centrale per l’economia aziendale, ma ha poche riviste, limitando così le opzioni di pubblicazione per i ricercatori in SECS-P/07. Al contrario, aree come “General and Environmental Science”, trasversali a molti settori disciplinari, coinvolgono autori di aree diverse e offrono riviste comunque pertinenti agli economisti aziendali.

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Le osservazioni svolte indicano che i ricercatori, specialmente quelli in carriera, subiscono una pressione per migliorare le loro performance in relazione alla Vqr e per rafforzare il curriculum in vista delle abilitazioni scientifiche nazionali. Ciò si traduce in un incentivo a pubblicare su riviste indicizzate, preferibilmente in quelle del primo quartile (Q1) e spesso anche in riviste di subject-area interdisciplinari ritenute rilevanti nel settore dell’Ea.

Il documento dell’Aidea

In questo contesto, è essenziale una riflessione critica da parte delle società scientifiche, delle commissioni dell’abilitazione scientifica nazionale e dei Gruppi di esperti della valutazione (Gev) dell’Area 13B. Bisogna valutare come queste dinamiche influenzino la qualità e l’orientamento della ricerca in EA e come le valutazioni possano promuovere ricerca di qualità senza compromettere l’autenticità e gli interessi specifici dei ricercatori.

L’Accademia italiana di economia aziendale (Aidea) ha recentemente pubblicato (ottobre 2023) un documento che offre vari spunti di riflessione e proposte, tra i quali:

a) l’importanza di attribuire un peso determinante alla valutazione della qualità dei contributi scientifici. La sola collocazione editoriale, secondo Aidea, non è una misura sufficientemente esaustiva del valore effettivo di una pubblicazione scientifica;

b) l’introduzione di un limite massimo al numero di prodotti di ricerca che un ricercatore può presentare per la valutazione annuale, per disincentivare comporti opportunistici;

c) la costituzione di un nuovo gruppo di classificazione delle riviste di Area 13b, coerentemente con quanto già accaduto per la creazione del Gev Anvur 13b.

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  1. Savino

    Adoro vecchie terminologie: ragioneria+tecnica bancaria+scienze delle finanze+matematica finanzaria (calcolo), con nozioni di economia politica, statistica diritto commerciale e tributario. Ciò, mi pare fosse Economia Aziendale.

  2. Luciano Maria Giuseppe Munari

    Da aziendalista ed ex vicepresidente di AIDEA condivido gli obiettivi dell’Accademia e degli autori dell’articolo, ma sono molto preoccupato che, per seguire gli orientamenti della valutazione di altre discipline, si perda il grande contributo che gli aziendalisti hanno saputo dare alla soluzione dei problemi concreti delle aziende. Nella valutazione della ricerca, a criteri bibliometrici, di carattere decisamente autoreferenziale, occorrerebbe inserire il coinvolgimento del mondo operativo. L’economia aziendale è una scienza applicata e deve essere tenuta in considerazione questa caratteristica.

  3. Max

    Per analizzare potenziali effetti della VQR o di altri interventi, gli andamenti andrebbero confrontati con un benchmark. Nel 2020 c’è stato un boom di produzione scientifica nell’anno del Covid-19 in numerose discipline e il 2021 potrebbe ancora sentire di questa “onda lunga”. Si vedano per dei tentativi di valutazione controfattuale: Bratti, M., Tindaro, C., Lippo, E., Nappi, C. A., & Turri, M. (2021). The effect of research evaluation exercises on research output: fifteen years of evidence from Italy. Politica economica, 37(1), 13-42; Checchi, D., Mazzotta, I., Momigliano, S., & Olivanti, F. (2020). Convergence or polarisation? The impact of research assessment exercises in the Italian case. Scientometrics, 124, 1439-1455.

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