Aumenta la percentuale di over65 coinvolti in incidenti stradali. Il fenomeno richiede una spiegazione a livello demografico, culturale e comportamentale. Ma in definitiva non sembrano salire il numero di quelli in cui sono responsabili solo gli anziani.

Gli incidenti e gli anziani

Il 2025 è stato segnato da un certo numero di incidenti stradali, riportati dalle cronache, in cui a essere coinvolta, e solitamente con una responsabilità presunta, è stata una persona anziana.

Al di là dell’allarme sociale generato sui media da ciascuno di questi episodi, è davvero in atto una piccola “transizione demografica degli incidenti stradali”? Per provare a rispondere abbiamo analizzato i microdati forniti dall’Istat sugli incidenti stradali, per i dieci anni che vanno dal 2014 al 2023 (ultimo anno per cui sono disponibili). Come mostra la figura 1a, gli incidenti stradali registrati sono in calo costante (se si esclude il rimbalzo successivo al Covid). Lo sono anche quelli con morti o feriti. Se ci concentriamo però sugli incidenti che vedono coinvolta una persona over65 (purtroppo i dati Istat non consentono di concentrarsi su categorie anagrafiche più granulari), vediamo nella figura 1b che in numero assoluto sono grossomodo stabili e soprattutto sono in aumento costante in termini relativi (eccezion fatta per la parentesi degli anni Covid): dal 25 al 27 per cento. 

Figura 1

Le tre cause possibili

Si possono distinguere almeno tre spiegazioni di questi dati: 1) quella demografica, ovvero l’aumento della popolazione anziana in generale in Italia, 2) quella culturale, ovvero l’aumento della diffusione del possesso di una patente di guida nelle “nuove generazioni di anziani” e quella comportamentale, cioè l’aumento della frequenza di guida da parte degli anziani.

Proviamo quindi a presentare numeri che evidenzino i differenti canali. La figura 2a mostra, in primo luogo, la percentuale di over65 sul totale della popolazione, in aumento dal 21,5 per cento nel 2014 al 24 per cento nel 2023. Nella figura 2b vediamo poi, per ogni anno, la percentuale di individui in possesso di una patente di guida che hanno compiuto 65 anni in quell’anno: la serie temporale mostra un aumento, che indica che i “nuovi 65enni” sono più spesso in possesso di una patente rispetto alle generazioni precedenti: il 73 per cento tra i nati nel 1949, il 77 per cento tra i nati nel 1958, segno di un cambiamento culturale. L’ultima, la figura 2c, mostra la percentuale di over65 che dichiarano di usare spesso l’automobile (più volte a settimana o tutti giorni): anche qui si nota un aumento, frutto di una mutazione dei comportamenti: dal 42 per cento nel 2014 al 52 per cento nel 2023. Nell’arco di soli dieci anni sono tutti cambiamenti molto significativi.

Figura 2

La responsabilità degli incidenti

L’allarme lanciato dai media in corrispondenza degli episodi di cronaca ha però più a che fare con la presunta responsabilità degli incidenti. I dati, da questo punto di vista, sono più difficili da analizzare: in quelli forniti dall’Istat non vi è una univoca attribuzione di responsabilità. Classifichiamo come causati da un anziano quegli incidenti in cui uno dei guidatori coinvolti è un over65 che abbia attuato un comportamento non conforme (così come dichiarato nei dati) e che sia l’unico ad averlo fatto tra i diversi guidatori eventualmente coinvolti nell’incidente. Come si vede nella figura 3, la percentuale di incidenti causati da un anziano, secondo questa definizione, è sostanzialmente stabile nel tempo. Se il numero assoluto di tali incidenti è in calo, mentre la popolazione over65 è in aumento, significa che la probabilità che un over65 estratto a caso sia responsabile di un incidente è scesa. Ciò non sorprende: il miglioramento delle condizioni di salute della popolazione e il progresso tecnologico nella costruzione dei veicoli spingono in questa direzione.

Figura 3

Gestire la transizione

I numeri che abbiamo presentato qui sono utili a frenare gli allarmismi che si generano con le notizie di cronaca sugli incidenti che coinvolgono persone anziane. Non solo nel complesso sono stabili (se non in diminuzione), ma non c’è particolare evidenza di una crescita di quelli attribuibili ad anziani. Inoltre, se da un lato i fattori demografici e culturali spingono verso un maggiore coinvolgimento della popolazione anziana in incidenti stradali, dall’altro progresso medico e tecnologico aiutano a bilanciare questo trend. Coerentemente con questa lettura, come segnala l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, i premi RC auto sono in calo nell’ultimo decennio, con un rimbalzo nel periodo post-pandemico che però non ha toccato quasi per nulla le fasce sopra i 60 anni.

Tuttavia, la transizione demografica verso una società di anziani che l’Italia sta affrontando richiede di essere governata, in ogni suo aspetto, anche quello del traffico stradale. In primo luogo, sarebbe utile che l’Istat diffondesse microdati con una maggiore granularità dal punto di vista anagrafico. Poi è importante cominciare ad aprire una discussione sulle politiche di rinnovo della patente per gli anziani e per i grandi anziani, che riconoscano l’importanza dell’automobile come elemento di autonomia, ma che prevedano visite mediche più rigorose e forme leggere di limitazione alla guida, per esempio, il divieto di circolazione in autostrada o nelle ore notturne.

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