Scomparso da poco tempo, Riccardo De Bonis ha ricoperto ruoli dirigenziali in Banca d’Italia e svolto un’intensa attività di ricerca. Ci lascia in eredità tanti studi su temi diversi, segno di una cultura vastissima e di una curiosità inesauribile.

La carriera in Banca d’Italia

Chiunque lo sentiva parlare coglieva l’essenziale dell’economia, e con un sorriso. Riccardo De Bonis, scomparso a fine 2025, è stato un economista di rilievo, un intellettuale di curiosità inesauribile, un comunicatore straordinario, capace di trasformare concetti ardui in narrazioni chiare, persino piacevoli, grazie a uno stile semplice, spesso arricchito da metafore vivaci tratte da una cultura vastissima e da un’energia coinvolgente.

Per quasi tutta la sua vita Riccardo ha lavorato in Banca d’Italia, dove ha ricoperto ruoli dirigenziali e svolto un’intensa attività di ricerca. Si è occupato di moneta, sistemi finanziari, banche, ricchezza e debiti finanziari delle famiglie, statistica economica ed educazione finanziaria.

Era animato da profonda passione (persino) quando si occupava di banche e sistemi bancari, che ha studiato con approcci sia micro sia macroeconomici. Ha indagato la struttura dell’industria bancaria, le dinamiche cicliche degli sportelli, gli assetti proprietari, i processi produttivi, la redditività. Ne ha esplorato i processi di internazionalizzazione, di integrazione europea, e gli effetti sull’internazionalizzazione delle imprese. Da esperto di economia bancaria, era un fine conoscitore delle questioni regolamentari. Amava la prospettiva storica, che sapeva coniugare con un uso rigoroso degli strumenti statistici per la paziente ricostruzione delle basi dati. Era affascinato dal ruolo delle banche nella trasmissione della politica monetaria ed è stato spesso precursore nello studio dei temi della stabilità finanziaria.

Riccardo aveva compreso che l’analisi economica aveva a lungo sottovalutato il peso delle variabili finanziarie. Osservava che manuali e corsi di macroeconomia spesso relegano i flussi finanziari a mera controparte meccanica dei processi economici. Per studiare davvero i nessi tra intermediazione finanziaria ed economia reale, promosse con convinzione l’uso delle statistiche dei conti finanziari. Nel 2005 organizzò in Banca d’Italia un convegno dedicato alla storia di queste statistiche, ai metodi e ai confronti internazionali. Quando sopraggiunse la crisi finanziaria, la sua intuizione si rivelò preziosa. Contribuì a chiarire i canali attraverso cui gli shock finanziari si trasmettono all’economia reale e il ruolo della finanza nell’amplificare quelli di natura reale. Uno dei suoi libri mostra che l’analisi dei flussi finanziari può aiutare a individuare vulnerabilità e squilibri nelle fasi che precedono le crisi, evidenziando che, nei periodi di forte crescita, le interconnessioni tra intermediari si intensificano accrescendo i rischi di contagio in presenza di shock.

Gli studi sulla ricchezza delle famiglie

La sua attitudine a collegare livelli e ambiti diversi di analisi hanno guidato anche i suoi studi sulla ricchezza delle famiglie. I suoi lavori hanno valorizzato come sia la distribuzione della ricchezza sia le variazioni delle sue componenti finanziarie e reali contribuiscano a spiegare i consumi delle famiglie. Tali effetti si amplificano quando la ricchezza è più liquida, e si traduce in propensioni al consumo più elevate, evidenziando il ruolo della composizione degli attivi anche nel modulare la risposta dei consumi agli shock. Ne emerge un risultato di più ampia portata: la composizione della ricchezza è cruciale anche per la stabilità; una maggiore incidenza delle attività reali contribuisce infatti a contenere gli effetti destabilizzanti degli shock, attenuando la volatilità che caratterizza le componenti finanziarie del patrimonio.

L’importanza dell’educazione finanziaria

Negli ultimi anni, in veste di capo del neonato Servizio educazione finanziaria della Banca d’Italia, Riccardo si è dedicato con generosità al rafforzamento della cultura finanziaria del paese, considerandola condizione essenziale per il benessere collettivo. Ha messo le sue doti comunicative al servizio di un pubblico ampio, spiegando con chiarezza la moneta, le banche, i sistemi di pagamento, le regole che li governano, e raccontando con linguaggio accessibile le novità digitali, incluse le cripto-attività e la moneta digitale. Al tempo stesso, come membro del consiglio di presidenza della Società Italiana di Economia, ha contribuito a diffondere l’educazione finanziaria come tema di ricerca economica, analizzando le principali teorie sulle difficoltà nella comprensione dei meccanismi economici, documentando il ritardo dell’Italia nel confronto internazionale, facendo emergere il ruolo dell’educazione finanziaria nell’attenuare per le persone gli effetti delle crisi e sottolineando come l’educazione finanziaria sia insieme strumento di protezione individuale e potente leva di policy.

L’interesse e la predisposizione naturale per la comunicazione lo hanno portato, con spirito innovativo ed eclettico, ad analizzare anche l’evoluzione del linguaggio e degli stili di comunicazione nelle Considerazioni finali dei governatori della Banca d’Italia.

Riccardo si appassionava e sapeva appassionare. Aveva lo sguardo ampio di chi sa guardare i dettagli e l’insieme, il dato e la storia, il rigore e l’umanità. Aveva la capacità di capire e di far capire, di lavorare con dedizione e di coinvolgere con entusiasmo. La sua eredità è viva nella ricerca, nella stima e nell’affetto delle persone che lo hanno conosciuto e nei colleghi della Banca d’Italia che, come noi, hanno avuto l’onore di collaborare con lui.

* Le posizioni espresse in questo articolo riflettono le opinioni degli autori e non necessariamente quelle della Banca d’Italia.

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