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Paradossi peruviani: politica in crisi, ma economia stabile

Il Perù è alle prese da tempo con una grave crisi politica, tanto che dal 2016 si sono succeduti sei presidenti. Il paese è però riuscito a mantenere la stabilità macroeconomica, grazie soprattutto alla solidità delle istituzioni economiche e finanziarie.

L’instabilità politica

Il Perù vive da tempo una crisi politica che ha alimentato una sfiducia verso le istituzioni democratiche. Le proteste iniziate a dicembre, dopo la destituzione del presidente Castillo, ne sono solo l’ultimo episodio. Sorprende però la stabilità macroeconomica del paese, merito soprattutto della solidità delle istituzioni economiche e finanziarie.

L’instabilità politica del Perù iniziò negli anni Novanta sotto il governo di Alberto Fujimori. Eletto democraticamente, sciolse il parlamento nel 1992 e cambiò il sistema giudiziario. Governò fino al 2000 e fu poi condannato per corruzione, appropriazione indebita e crimini contro l’umanità. I tre presidenti che hanno governato dal 2001 al 2016 sono stati tutti indagati per corruzione. Il primo, Alejandro Toledo, è stato arrestato due anni fa negli Stati Uniti ed è in attesa di essere estradato in Perù. Il secondo, Alan García, è stato coinvolto nel mega-scandalo sudamericano di corruzione Lava Jato e si è ucciso nel 2019 pochi istanti prima che la polizia lo arrestasse. Il terzo, Ollanta Humala, è attualmente detenuto in seguito al suo coinvolgimento sempre nello scandalo Lava Jato.

Dal 2016 a oggi, si sono susseguiti sei presidenti. Un segnale d’allarme per una repubblica presidenziale com’è il Perù. Durante il mandato del penultimo presidente, Pedro Castillo, la gestione del governo è stata disastrosa. In sedici mesi, Castillo ha nominato 78 ministri e, a inizio dicembre, ha provato a sospendere il parlamento, guidare un auto-colpo di stato e formare un governo d’emergenza. Il goffo tentativo è stato respinto dal parlamento e Castillo è stato arrestato e condannato a un anno e mezzo di carcere. Dina Boluarte, fino ad allora vicepresidente, è stata nominata presidente.

La stabilità economica

Nonostante la cronica instabilità politica, negli ultimi due decenni il Perù è riuscito a mantenere una certa stabilità macroeconomica. Buona parte del successo economico si deve alla stabilità delle istituzioni finanziarie e all’indipendenza della banca centrale. Il suo governatore, Julio Velarde, è in carica dal 2006, confermato nel ruolo da otto diversi presidenti. Durante il suo mandato il sol peruviano è stato tra le monete più stabili del Sudamerica e si è deprezzato solamente del 5 per cento rispetto all’euro. Nello stesso periodo il peso cileno, il peso messicano e quello colombiano hanno perso più di un quarto del loro valore, il real brasiliano la metà.

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L’indipendenza della banca centrale peruviana è garantita dall’articolo 84 della Costituzione e nessun presidente l’ha mai messa in discussione. Il divorzio tra finanze e banca centrale garantisce che le finanze del Perù siano tra le più solide del Sudamerica e i tassi di interesse tra i più bassi. Il rapporto debito/Pil (32 per cento) è il più basso tra tutti i paesi del continente. Nonostante le recenti turbolenze politiche, lo spread con i titoli del tesoro americano si è mantenuto stabilmente intorno ai 200 punti, un dato straordinariamente basso se comparato con altri paesi sudamericani: Brasile 250 punti base, Colombia e Messico 360, Argentina 1.800. Il Banco Central de Reservas de Perù è poi riuscito ad accumulare riserve in dollari per quasi 75 miliardi di dollari, quasi un terzo del Pil.

Negli ultimi vent’anni il Pil pro capite misurato a prezzi costanti è raddoppiato da 3.200 a 6.400 dollari. La crescita economica è stata inclusiva e ha favorito le classi meno abbienti. La percentuale di popolazione in povertà assoluta che vive con meno di 2,15 dollari al giorno è passata dal 20 per cento nel 2001 al 3 per cento nel 2019 (6 per cento nel 2020 per effetto della pandemia). Il reddito totale percepito dal 20 per cento più povero della popolazione è passato dal 3,4 al 4,8 per cento del totale. Secondo l’istituto nazionale di statistica, la popolazione in povertà monetaria è scesa dal 55 al 25 per cento.

Eppure, nonostante le favorevoli condizioni macroeconomiche e i progressi degli ultimi anni, la politica non è riuscita a rilanciare il paese. Il Perù rimane ancora un paese iniquo e povero, soprattutto nelle regioni rurali. Il reddito pro capite è meno della metà rispetto al Cile. Il 20 per cento più ricco della popolazione percepisce un reddito 10 volte maggiore del 20 per cento più povero. Quasi tre lavoratori su quattro lavorano informalmente.

La sorprendente solidità del sistema economico e finanziario del Perù ha evitato finora che la crisi politica peruviana si ripercuotesse sull’economia. Resta però difficile prevedere le conseguenze del lento sfaldamento della democrazia. La fiducia nelle istituzioni politiche è ai minimi livelli: l’operato della presidente Boluarte è approvato solo dal 20 per cento dei peruviani, quello del parlamento dal 14 per cento. Le elezioni presidenziali previste per il 2026 sono già state anticipate al 2024. I manifestanti chiedono invece elezioni immediate e il rinnovo di una classe politica rivelatasi finora inadeguata e, in larga parte, corrotta. La sfida per il Perù sarà ricostruire la politica, senza alterare la stabilità macroeconomica.

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Figura 1 – L’andamento delle valute latinoamericane rispetto all’euro

Figura 2 – Il rapporto debito/PIL (dati 2021)

Figura 3 – Il Rischio Paese per economie emergenti – dati J.P. Morgan Chase IN %

Nota: rischio paese Argentina > 1900 punti

Figura 4 – PIL per capita a prezzi costanti – USD

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  1. Paolo

    Il Perù in cui dal 2016 si sono succeduti 6 presidenti è cronicamente instabile e la sua politica è in grave crisi?
    In Italia nello stesso periodo (contando conte I e II separatamente, visto che i due governi erano diametralmente opposti) ne abbiamo avuti esattamente altrettanti.
    Facendo trova e sostituisci si può scrivere un articolo molto simile su casa nostra; l’unica differenza è che il PIL pro-capite del perù è raddoppiato…

    • Paolo Rizzo

      Difficile paragonare il sistema politico peruviano con quello italiano. Il Perù è una repubblica presidenziale, l’Italia una repubblica parlamentare. Inoltre, come spiega l’articolo, la crisi politica non è dovuta al solo alternarsi dei presidenti, fatto già di per sè alquanto insolito in una repubblica presidenziale, ma anche alle accuse di corruzione e agli arresti che hanno coinvolto gran parte degli ex presidenti.
      Difficile anche paragonare l’economia di un paese industrializzato con un paese emergente. Aver raddoppiato il PIL è solo una delle tante differenze tra Perù e Italia.

  2. Franca Taddei

    il suo periodo di governo del Presidente Alberto Fujimori è stato caratterizzato dalla modernizzazione economica del Perù, dalla lotta al terrorismo, e alla pacificazione con i paesi limitrofi di Ecuador e Chile, che ha portato alla sua crescita e stabilizzazione economica.[

    21/02/2023

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