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Autore: Elenka Brenna

Elenka Brenna è laureata in Economia presso l’Università Cattolica del S. Cuore, ha conseguito un M.Sc in Health Economics presso l’Università di York (UK), un Dottorato in Economia presso l’Università di Trento e l’abilitazione a Professore Associato in Scienza delle Finanze. Attualmente è ricercatrice tenure-track in Economia presso il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università del Piemonte Orientale. È autrice di numerose pubblicazioni scientifiche su tematiche riguardanti l’economia della salute, i modelli di welfare, l’accesso ai servizi sanitari e il finanziamento della spesa per la salute. Ha partecipato a diversi progetti internazionali per l’Unione Europea ed è stata membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana di Economia Sanitaria (AIES) dal 2015 al 2020.

Assicurazioni sanitarie private: è arrivato il momento di discuterne

Poco meno di un terzo degli italiani ha sottoscritto una assicurazione sanitaria privata. Sono i più ricchi, i più istruiti, in genere vivono al Nord e hanno meno di 70 anni. È un segnale preoccupante per il futuro del sistema sanitario universalistico.

Ma l’Onu non parla di pianificazione familiare

Tra i temi in discussione all’Earth Summit Rio +20, promosso dall’Onu, figurava anche la salute riproduttiva e la pianificazione familiare, ma nel documento finale non compare alcun riferimento esplicito alla contraccezione come strumento per tutelare la salute riproduttiva. Vaticano e paesi islamici sembrano concordare su questo punto. Tuttavia, pianificazione familiare e infezioni sessualmente trasmissibili restano problemi aperti, sia a livello globale che nazionale.

TASSARE IL CIBO SPAZZATURA?

Il ministro della Salute ha allo studio una tassa sul cibo spazzatura. Misure di questo tipo riducono il consumo di bibite zuccherate, anche se gli effetti sui rischi di sovrappeso e obesità sono difficili da quantificare. Funzionano meglio se accompagnate da una pluralità di interventi da realizzare in primo luogo nelle scuole e con il coinvolgimento dei genitori. Il rischio è che la eventuale tassa sia utilizzata più per fare cassa che per promuovere comportamenti alimentari sani. E le strutture sanitarie dovrebbero dare il buon esempio.

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